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Posted venerdì, 16 Luglio 2010 by Luigi Milani in Racconti e testi
 
 

L’alleanza


Madre e figlia.

La ragazza è sola, quando accade.

O forse no. Forse non è davvero sola. Fin da quando è bambina, i suoi sogni sono popolati da presenze, l’esistenza scandita da eventi che farebbero perdere la ragione a chiunque altro.

La prima volta è stata al Tempio, una manciata di anni prima. Abiathar, il Sommo Sacerdote, al termine della celebrazione, le si è fatto vicino. L’ha guardata con tenerezza, forse persino con ammirazione. Le ha sussurrato parole di incoraggiamento, per infonderle fiducia.

Lei, bambina costretta a vivere al tempio fin dall’età di tre anni, probabilmente ha gradito quelle parole. Ma subito dopo è stata assalita dallo sgomento, quando il vecchio ha aggiunto una frase dal significato oscuro:

«Mia diletta, ancora tre anni e ti invierò la mia parola. Diverrai il tramite per la salvezza dell’universo. Sarai il calice del mondo.»

In altri momenti invece succede a notte fonda, quando il silenzio notturno è rotto da oscuri accenni pronunciati con voce carezzevole.

È un giovane dai lineamenti delicati, di eterea bellezza, a condurla per mano, lungo i sentieri verdeggianti di una terra che assomiglia molto alla sua. Una regione oppressa dal giogo di un popolo guerriero che ha conquistato l’intero mondo conosciuto. Condottieri feroci e sprezzanti che pregano e onorano un intero Pantheon di divinità. Non come la gente che abita la terra  di Palestina.

Più volte, quasi volesse prepararla, il ragazzo dei sogni le ha fatto misteriosi accenni al ruolo decisivo che avrebbe rivestito.

Ora forse quel momento è giunto. Ancora una volta il sonno di questa giovane donna è stato il palcoscenico dell’esibizione del suo amico ultraterreno.

Sì, perché non può essere di questa terra, Gavriel. Appare e scompare a suo piacimento, e sembra conoscere tutte le risposte alle tante domande che l’assillano.

Stavolta il sogno però l’ha turbata, e molto. Il ragazzo le ha annunciato che sarà madre.

«Come è possibile? Non conosco uomo, io!»

«Lo so. Ma accadrà ugualmente. Sei stata prescelta.»

«… Prescelta? Io? Da chi? E perché proprio io, poi?»

«Non chiedere altro. Hai ricevuto un dono.»

«Ho paura, Gavriel.»

«Non devi. C’è chi veglierà su di te.»

«E Josef? Cosa dirà lui?»

«Capirà, vedrai.»

«Ma è anziano. Una persona semplice, come me.»

«Sarà orgoglioso di te, Maria.»

«Perché dici questo?»

«Perché è la verità. La storia dell’Uomo cambierà grazie a te.»

«Sarà un uomo importante, mio figlio?»

«Oh sì. Sarà… un re

«Un re? Ma non abbiamo bisogno di altri regni, noi!»

«… Del Regno di Dio sì.»

È stato allora che la sua mente ha vacillato, quando ha sentito pronunciare il nome di Dio.

«Vuoi forse dire che sarò la madre del…»

La voce le si è rotta in gola. Ha chiuso e riaperto gli occhi, nel tentativo di riscuotersi dal sogno. Ma Gavriel è rimasto con lei. Accovacciato accanto al suo letto, l’ha guardata con tenerezza e rispetto.

«Posso toccarti?» ha chiesto Maria, carponi sul letto.

«Certo» ha risposto il giovane, offrendole la mano.

Gavriel ha accolto le dita sottili sulle mani incrociate. Da una piccola finestra, aperta come una ferita sulla parete scabra, a malapena coperta da un lenzuolo, filtrava un leggero riverbero di luce. L’alba non doveva essere lontana.

«Allora stavolta non ti ho sognato, Gavriel.»

«Non mi hai mai sognato, Maria.»

La ragazza ha stretto forte la mano del giovane, il cuore in gola.

«Ma, in nome di Dio, perché proprio io?»

«Perché sei pura. E perché così è scritto.»

Maria ritrae la mano, deglutisce, rialza la testa.

«Va bene. Accetterò tutto questo, sarò la madre di…»

«… Del Figlio dell’Uomo.»

Josef

Josef vorrebbe non essere così povero. Desidererebbe potersi almeno permettere una cavalcatura. In fondo non chiede tanto. Anche un asino andrebbe bene. A lui non servono le bestie maestose che cavalcano gli Oppressori.

È andato in cerca di fortuna fuori dagli angusti confini della sua terra. Ma la fortuna raramente arride ai miserabili come lui. Fosse più giovane, potrebbe avere qualche chance in più. O forse no, chi può dirlo? Queste non sono terre generose. Solo sabbia e sete e sudore. La sua gente vive di stenti. Si nutre delle briciole di una disgraziata economia di guerra. Ecco perché Josef sta facendo ritorno a casa con l’animo strinato di rammarico e preoccupazione. Un pensiero l’assilla da tempo.

La bambina.

È così che chiama la giovane che il Sacerdote del Tempio le ha assegnato in sposa. Aveva dodici anni quando il sommo sacerdote gliel’ha affidata. Josef ricorda bene la cerimonia, così solenne che lo sgomento iniziale si tramutò quasi in panico.

Lui, vedovo, padre già di una turba di figli, si ritrovò a dover sfamare un’altra bocca, quella della sua sposa bambina. Forse è per questo che è partito. Per paura, o senso d’inadeguatezza, chissà.

Nel prendere congedo da Maria, le ha detto: «Sta’ tranquilla, Dio veglierà su di te.»

A volte vorrebbe poter spezzare le catene della tradizione, un retaggio di ataviche consuetudini che a volte opprimono il suo popolo. Eppure gli scappa un sorriso che è un accenno di risata, mentre lotta col vento della sera, che soffia sabbia sugli occhi e ruggisce negli orecchi.

Lui, ormai anziano, senza un soldo, dovrà adoperarsi per sfamare un’altra bocca. La bocca di una vergine. E Josef è solo un modesto artigiano, che, in ossequio alla Tradizione, non ha potuto fare altro che accettare l’ennesimo, pesante, fardello.

Ed è sempre in ossequio alla tradizione che non ha mai toccato questa ragazza. Accadrà, se Dio vorrà, solo dopo il loro matrimonio. Ma non è quello il problema, anche perché Maria è disarmante, nella sua bellezza e nella sua affascinante semplicità. Fin dal loro primo incontro, Josef ha sentito che c’era molto di più, oltre quel dolce sguardo remissivo.

Quella ragazza lo sorprenderà. Non sa come, ma sente che accadrà. Prega Dio di trovare la forza per fronteggiare gli eventi, quali che saranno. Perché ha il presentimento che durante la sua assenza sia accaduto qualcosa di grosso.

La legge degli uomini…

«Ti stai prendendo gioco di me, Maria?»

«No, Josef. Come potrei?»

Ha ragione. Maria non è mai stata capace di mentire.

«Ma ti rendi conto di ciò che stai dicendo?»

La ragazza abbassa gli occhi e annuisce. E Josef sente il risentimento mutare in stupore e sbigottimento. Come può essere accaduta una cosa del genere? Non bastava doversi far carico di una ragazzina, no! È accaduta un’altra tragedia, ora, perfino più grossa. Lo sovrasta, pronta a seppellirlo con tutto il suo peso.

«… Incinta! Aspetti un bambino di cui io non sono padre!»

«È così, Josef.»

La testa dell’uomo gira, la vista si annebbia. Ma non è per la stanchezza del lungo viaggio, che pure lo opprime. Maria raggiunge una scansia, ne trae un vecchio orcio, dal quale versa del vino all’uomo che dovrebbe sposare.

«Che farai?»

«Eh, che farò…» sospira Josef, che la notizia e i chilometri fanno apparire ancora più vecchio e provato.

«Conosci la legge, bambina mia.»

«La conosco.»

Josef rimane a fissare a lungo la parete di pietra davanti a lui. Poi, con movenze lente, pesanti, si alza da tavola e si avvicina alla giovane, che se ne sta seduta accovacciata su uno sgabellino accanto al camino. Dal focolare la brace riluce appena, nella semioscurità dell’ambiente.

Con un grugnito di fatica, l’uomo si piega sulle ginocchia, solleva delicatamente il mento della ragazza con la mano destra screpolata dal vento.

«Troveremo una soluzione, vedrai. Una cosa è certa: non morrai.»

… E della Divinità

Josef vorrebbe ubriacarsi, per trovare la forza necessaria per compiere ciò che è giusto.

Ma non può.

Raggiunge il suo giaciglio e si lascia cadere disteso. Gli occhi spalancati nel buio, quasi che, così facendo, possa trovare un po’ d’illuminazione. Si strugge nel dubbio.

Ho fama di essere uomo giusto, io. Forse è per questo che ho meritato questa disgrazia. Non sono stato capace di custodire questa ragazza. Ma la legge parla chiaro. Non importa che io possa mettere le mani sul fuoco sull’onestà di Maria.

La parola che ha paura anche solo a pronunciare è lì, a un passo dalle sue labbra. È breve e terribile.

Ripudio.

È questa la parola. Un sostantivo che, oltre a imprimere il marchio dell’infamia su chi ne è vittima, piaga anche l’onore e il buon nome di chi è costretto a praticarla.

Come sarà costretto a fare lui, Josef.

A meno che.

A meno che io non la scacci in segreto, per quanto mi addolori farlo. Perché questa donna non lo merita. Ma è pur sempre meglio della…

«… Della lapidazione, vero?»

Josef sobbalza nel letto. È caduto addormentato e sente delle voci? Ma certo, dev’essere così. Tira la coperta fin sulla fronte. Ha paura. Troppi eventi si sono susseguiti, in così poche ore. Per un uomo anziano come lui, poi.

«Non serve nascondere il viso, Josef.»

Non è un sogno, questo. È un incubo, e dei peggiori. La voce continua a parlare mentre Josef si morde il labbro inferiore, un po’ per paura, un po’ per provare a se stesso che è sveglio.

«Mostra il tuo volto, vecchio.»

Non sto sognando, maledizione! C’è qualcuno, qui con me! Ma chi diavolo è, e come ha fatto a entrare, se la porta era serrata?

Gavriel sorride, scuote la testa riccioluta. I lunghi capelli biondi intercettano un sottile raggio di luce dalla luna alta nel cielo.

«Di certo non sono un diavolo, Josef.»

Dio mio! Quest’uomo sa leggere nei miei pensieri!

«È vero, ma non devi temere. Ciò che leggo ti fa onore.»

«Chi sei?»

«Mi chiamo Gavriel. Sono… Il Messaggero

«Padre Santo! Dio Onnipotente! Hai mandato quest’essere per punire la mia colpa! È così, vero?» piagnucola Josef, prostrandosi ai piedi del giovane.

«Ti sbagli, Josef.» risponde Gavriel, toccandogli la spalla. «Non tremare. Non hai nulla da temere.»

«Davvero?» risponde il vecchio, tremante.

«Davvero. Né da me, né da Dio.»

«E allora perché sei venuto da me, che sono solo un povero vecchio ignorante?»

«Lo sai già, Josef.»

L’uomo si alza in piedi ansimando. Guarda fisso negli occhi Gabriele. E se questo ragazzo fosse un impostore, un pazzo millantatore? Ma ciò che scorge negli occhi di Gavriel lo convince, e anzi lo sconvolge ancora di più.

Immagini che non ha mai visto prima, e che stenta persino a identificare. Mondi lontanissimi, agglomerati di stelle, caos primordiale. Vastità insondabili di luce e oscurità. Vuoto assoluto e pienezza. Energia vitale, sapienza, suprema conoscenza.

«Prendi in sposa la tua donna, Josef. Accetta la nascita del Figlio dell’Uomo.»

«Davvero sarà figlio dell’uomo?»

«Sì. Ma sarà anche Figlio di Dio

La croce

Una collina a forma di teschio, sullo sfondo la città di Gerusalemme affogata nel baluginio del sole.

Un dio fatto uomo, una morte annunciata, nella quieta disperazione di un orto di ulivi.

Soldati che arrestano un giovane maestro ˗ un  profeta, secondo alcuni, un avido millantatore secondo altri ˗ e lo conducono al cospetto di una corte composta da un uomo solo.

Una processione di sangue e dolore. E scherno, derisione, violenza, il ruggito della folla senza volto e senza pietà.

Chiodi che penetrano nella carne. Sangue, dolore insopportabile. Il tetro profilo di una croce che proietta la sua ombra sui sassi e la terra riarsa.

Fiato che sfugge con un sibilo. L’azzurro del cielo che vira in oscurità bituminosa. Un grido che lacera il tempo e lo spazio, il velo del tempio che si squarcia.

Vita. Per sempre.

Un sepolcro scoperchiato, un dio che sconfigge la morte, e recupera il retaggio che gli compete. È l’alba di una nuova era, la certezza che nulla sarà più come prima.

Anche lei, Maria, si addormenterà un giorno, ma risorgerà, e non sarà più sola, sino alla fine del Tempo.

E questi non sono sogni.




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.