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Posted 26 Gennaio 2011 by Mirtilla in Recensioni
 
 

Il Principe Azzurro in chat: killer o gigiolone?


Arriva di tutto, e di tutto cestino. Un racconto porno (o almeno così vorrebbe essere) di dubbio gusto e totalmente fuori luogo, la lettera di un logorroico che si racconta partendo dal palato rovinato dal succhiotto (sono traumi…), qualche maleducato con la coda di paglia che mi insulta per la mia provocazione voluta, altri che si esaltano raccontandomi della loro intelligenza superiore, ma anche – per fortuna – persone apparentemente “normali” e desiderose di nuovo, di ricominciare o di cominciare finalmente. Ed ecco le chiacchierate notturne, i messaggi si susseguono, si arriva agli scambi dei numeri telefonici, alle confidenze, al cameratismo o alla malizia. Uscire dall’ufficio e varcare la soglia di casa non è più solitudine, né cena frugale. È come se a casa mia ci fossero ospiti tutti i giorni, ma senza invasioni di campo. Pare tutto perfetto, la mia tana non viene invasa. Ovviamente, a lungo andare, non mi basta, e si arriva agli incontri.

Primo appuntamento. Area geografica Veneto, provincia di Treviso. Le sue mail degne di un grande scrittore, fiumi di parole non tutte di senso compiuto, o meglio, di senso, con la sua voglia di distruggere l’umanità intera. A sentir lui, l’IRA è composta da seguaci di Madre Teresa di Calcutta, lui è il nuovo Hitler senza peraltro odi razziali, soltanto un banalissimo odio nei confronti del genere umano. Inni alla sua vita che vince sulla morte, lui, l’essere perfettissimo, il genio, lo scrittore incompreso. Ammalato di sesso senza aver mai fatto sesso, un po’ come la volpe e l’uva, assetato di conoscere ciò che non ha il coraggio di scoprire, complessato dal suo non conoscere. Un serial killer? Personaggio ambiguo che, con un po’ d’attenzione ai suoi scritti, risulta incoerente, contraddittorio, un po’ spaventato da se stesso. Come non incontrarlo? Che faccia ha un serial killer? Scelgo un luogo pubblico.

Mi si presenta davanti un “gigiolone” (vi prego di perdonare il termine dialettale intraducibile, ma che rende più o meno l’idea del soggetto). Alto, fisico atletico, vestito con ciò che si trova frugando alla rinfusa nell’armadio, capelli tagliati da babbo barbiere. Non un taglio alla moda, di tendenza o similare, solo un tosare in corrispondenza della crescita, senza neppure il tentativo di dare una parvenza di armonia al tutto. Gli occhi troppo piccoli e troppo vicini, il naso troppo sottile e troppo lungo, una bocca normale, come tutto il resto. E… mi racconta di mammà. Tanto buona e cara, mammà. Per tutto il tempo! E il serial killer? Dov’è?!?

Perché non acquista gli abiti che dovrà indossare e delega mamma per questo servizio? Perché non usa il deodorante (e si sente)? Forse perché mamma non ha avuto il tempo di sceglierlo e acquistarlo per lui?

Lo rimando da lei, da mamma; forse al sicuro tra le sue braccia riprenderà le sue innocenti e immaginarie stragi e, come Hitler, dormirà con la luce accesa e un rassicurante dolcetto sul comodino.

Alla prossima, amici miei, sono sopravvissuta.

Mirtilla

Foto | Serate Italiane




Mirtilla