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Posted 15 Febbraio 2011 by Graphe.it in Editoriale
 
 

Al lettore impenitente


La lettura di libri aumenta in modo aritmetico; la scrittura di libri aumenta in modo esponenziale. Se la nostra passione per la scrittura ci sfuggirà di controllo, in un prossimo futuro ci saranno più scrittori che lettori.

A metà del XV secolo, quando per la prima volta furono stampati dei libri, ogni anno veniva pubblicato qualche centinaio di titoli, in edizioni di centinaia di copie. Nella maggior parte dei casi si tratta di testi antichi (biblici, greci, latini, oppure opere dei Padri della Chiesa) o di spiegazioni e commenti di questi stessi libri, sebbene ai classici potesse mischiarsi qualche opera contemporanea. Forse questo spiega perché da allora abbiamo la sensazione che vedere le nostre parole sulla carta stampata equivalga a essere consacrati, resi immortali.

All’inizio del XXI secolo, la nostra universale grafomania produce un milione di titoli all’anno, con tirature di migliaia di copie. Sono pochissimi i libri ristampati; e ancor meno quelli tradotti. Molti autori non scrivono per i loro lettori, ma per gonfiare il proprio curriculum. All’estremo opposto, c’è chi scrive per il mercato e fa soldi istruendo, informando o intrattenendo. I libri che prediligiamo sono delle eccezioni: vecchi libri che vale la pena rileggere (i classici) e libri contemporanei scritti nella stessa tradizione.

Gabriel Zaid
I troppi libri. Leggere e pubblicare in un’epoca di abbondanza
Jaca Book, Milano 2005

Foto | The Bookworm, 1850 – Carl Spitzweg. Ph. John McNab




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)