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Posted giovedì, 10 marzo 2011 by Mirtilla in Recensioni
 
 

Il Principe Azzurro è già felicemente sposato


Siamo di nuovo nella capitale, un romano doc.

Questa conoscenza può considerarsi datata, forse uno dei primi scambi di righe e uno dei primi contatti a cui ho dato il numero del telefono. Era cominciata con lunghe e piacevoli telefonate durante le quali si era instaurato un vero e proprio rapporto, lo ammetto. Una cosa mi perplimeva, anche questo ammetto: si dichiarava felicemente sposato. Ma… allora, le chat?

Tuttavia per un po’ non ci soffermiamo su questo e godiamo reciprocamente delle lunghe chiacchierate, con le cose che procedono, si sviluppano, vanno e vengono da sole fino ad arrivare alla logica conclusione: incontrarsi. Si rimanda di settimana in settimana, le sue sono scuse, sempre e solo un mare di scuse, ma è evidente che ciò che lo fa tergiversare è la paura. Paura di dare un volto alla sconosciuta, paura di provare qualcosa di troppo, paura di questo e di quello e paura che sua moglie lo scopra e magari lo scopra al rientro a casa! Ma di queste paure non si deve far parola, un vero Uomo non ha paura, un vero Uomo rimanda raccontandosi balle. E dopo giorni e giorni fa sì che sia io a stancarmi e, a dire il vero, interrompo la “cosa” (come altro chiamarla?) con sollievo, per evitare di farmi carico delle sue paure e insicurezze: le mie mi bastano. Ma poi il destino ci mette lo zampino e un bel giorno ci ritroviamo nella stessa chat e ricominciamo da capo, stavolta con una data nel cassetto, ci vedremo a Bologna il…

È fatta. Intanto ci si sente ma non più come prima, qualcosa si sta concretizzando e a questo punto la sua paura è legata ad un conto alla rovescia, ad una data imminente.

Arriva il giorno X, arrivo io e arriva lui: imbarazzo malcelato, movimenti bruschi, lunghi sguardi rivolti a terra, poche parole che paiono strisciare furtive vicino ai muri portanti e non. È davvero un bel ragazzone, mi piace e la cosa pare reciproca, l’attrazione istintiva è palese per entrambi; si continua a parlare cenando, tentando di alleggerire la situazione, di sentirsi a proprio agio, ma è difficile.

Poi iniziano i “balletti” con il telefono, con sua moglie, con me. La stanza si affolla, va in auto per chiamarla così lei sente il motore dell’auto di famiglia e non si insospettisce. Quando torna su da me, mi chiede di staccare telefono e campanello, così può richiamarla dalla “camera d’albergo”, con il sottofondo della tv accesa che impregna la sua serata di finta solitudine da compatire. Evidentemente la normalità dei suoi viaggi di lavoro prevede tutta questa scenografia.

Come sarà questa psicologa, mi domando dopo aver saputo che questo è il suo mestiere, non tanto perché io mi aspetti che una psicologa non possa essere presa in giro, no. È un essere umano. Ma una che dovrebbe analizzare il comportamento altrui e indirizzarlo verso il meglio, perché si è presa in casa un malato di mente? Sta ancora facendo pratica?

Poi mi dico che non è un problema mio, che io sto cercando emozioni, qualcosa di bello per me, e lui mi attrae. Tanto, non lo devo sposare. La nostra serata finisce in un letto e, finalmente, là tutto si rivela perfetto! Dopo tanta pazienza me lo merito, no? Ebbene sì, è stato un vero piacere, e di questi tempi trattasi per me di un evento da ricordare! Peccato il “dopo”, ovvero il tempo seguente a quella serata. Mi telefona, non mi telefona, ricomincia a telefonarmi, smette di nuovo. Dice, non dice, appare, scompare, fino al totale silenzio. Non lo cerco, lo assecondo, perché non dovrei? È stato bello ma non è certo l’uomo della mia vita, ha già una moglie che assorbe tutte le sue paure, i tempi supplementari non mi interessano; in fondo anche come amante sarebbe un uomo troppo complicato. Tanto vale lasciarlo andare.

Foto | lifelikeapps




Mirtilla