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Posted mercoledì, 13 Aprile 2011 by Mirtilla in Recensioni
 
 

Il Principe Azzurro che fa tutto lui


Adesso siamo nelle vicinanze di Bologna. Il personaggio in questione, di origine ferrarese, è un piccolissimo imprenditore nel settore informatico. E qui casca l’asino.

A Ferrara si dice fag tot mì ovvero faccio tutto io, e con questo uomo – scoprirò presto – il detto è assorbito in ogni sua parte, forma o estensione.

Ma quando, dopo lunghe chiacchierate diluite nel tempo, lo invito a cena da me, ancora non lo so. Si presenta… come dire… lascio a voi: capello lungo con “mantovana” dietro, vestiti da piccolo borghese, vistoso anello d’oro, e bracciale, e catenina e forse altri ninnoli non evidenti. Un po’ rigido, ma cerca di mettersi a suo agio, e questi suoi tentativi un po’ goffi quasi quasi mi commuovono. O mi commuovo per me, che comincio a vedere la realtà senza fronzoli di questa deviante strada intrapresa. Ma non piango per non infastidire, sono educata io.

Mangia come un cassonetto dell’immondizia, non è un bel vedere e parla. Purtroppo parla. Lui non sa che la cena è riciclata, era stata preparata per il romano latitante e confuso che – nelle sue altalene – aveva deciso un secondo incontro. All’ultimo ha disertato per il timore che la psicologa lo sgamasse. Fondamentalmente non me n’è fregato niente, in cuor mio ci avevo già messo una pietra sopra, ma potevo forse buttare tutto ciò che di buono avevo preparato?

A essere onesta con me stessa, devo dire che già dalla voce del ferrarese e dall’effetto che questa mi fa, avevo intuito che sarebbe stata solo una cena e anche breve e formale. Con il tempo e la pratica, si intuisce in fretta ciò che sarà.

Per farla breve, costui si rivela – nel suo infinito monologo – un mammone senza nessuna speranza, maschilista con sfumature di predilezione per il nazismo, e alla ricerca di una donna che gli si sottometta così come ha fatto la mamma con il papà. E una, da donna, si chiede: se proprio decido di sottomettermi, in cambio cos’ho? Mi sottometto intellettualmente a te? Ma tu, hai delle idee, un intelletto? La risposta è No. Mi sottometto ai tuoi desideri? Ma tu, hai desideri? No, ancora No, lo riveli candidamente nei tuoi deliri. Allora forse intendi sottomissione sessuale. Vedendoti con tutto quell’oro addosso, reincarnazione del Re Sole, ho seri dubbi che possa venirne qualcosa di buono. Per far qualcosa con te, come minimo, mi toccano le danze dei sette veli, se non di peggio.

Riassunto breve della conclusione, dopo tante parole facilmente interpretabili: ho davanti un omosessuale che non vuole esserlo (incapace di vedere le sue inclinazioni come un fatto naturale), devastato da una famiglia che non gli ha dato neppure la possibilità di respirare, alla ricerca di una “normalità” rappresentata da una bambolina nel letto per sentirsi meglio con gli altri e sulla quale “rifarsi”, e che sia anche in grado di fare la domestica a basso costo, possibilmente dopo aver lavorato all’esterno per 8/10 ore.

Comincio a essere stanca… E non so più cosa cerco né cosa vorrei dare. In questo lungo lasso di tempo della mia vita ho patito così tanto la sete che, a caccia di miraggi, temo finirò per bere sabbia.

Foto | Athena’s Pix (Busy folks!)




Mirtilla