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Posted martedì, 19 aprile 2011 by Mirtilla in Recensioni
 
 

Un saluto al Principe Azzurro


Roma, 42 anni, separato, due figli.

Un romanticone quasi palloso, scrive delle poesie che al solo leggerle mi provocano un’orchite ma ha una bella voce, calda e suadente. Si ritiene un uomo di mondo perché sta sempre fuori “casa”, segue i suoi giocatori (tennis? Calcio? Pallavolo?) ovunque e organizza questo e quello. Scende nei dettagli soltanto per sviolinare frasi da fotoromanzo, per il resto sa solo lui che fa nella vita. Prima le telefonate, poi mi invita a cena. Arriva la sera della cena, avverte all’ultimo minuto che farà un po’ tardi, e questo si rivela essere un eufemismo. E il romanticone si trasforma in un gran maleducato.

Poi è la volta di Gabriele e di Alberto e di Akis e di Giampaolo. E di altri fantasmi che non lasciano singola traccia ma globale ricordo, così pieni di confusione nelle loro aspettative, pronti a riversare frustrazioni e repressioni, nostalgie di ciò che erano o che avrebbero potuto…

Ho avuto il piacere di conoscere persone veramente speciali nella loro normalità, ho potuto apprezzarle immergendomi nei loro umani difetti e alcuni di loro si sono mostrati consapevoli di ciò che erano. Ma si tratta di una minoranza al cospetto dei tanti Rambo, Zorro, Uomo Ragno presenti in rete.

La cosa sconcertante, per questi ultimi, è che il solo fatto di non aver avuto bisogno di una insegnante di sostegno a scuola li ha resi talmente sicuri del proprio nulla, da credersi dei veri e propri fenomeni. Improbabile incontrare un bidello in chat, un commesso dei grandi magazzini, un fattorino o uno spazzino (se vi capita, vi scongiuro, teneteveli stretti). Eppure anche queste categorie di persone si suppone abbiano un computer a casa; la tv, i giornali, i figli, tutto fa entrare questa straordinaria “macchinetta” in ogni dove.

Ma… accade purtroppo che il bidello si trasformi in preside, il commesso in gestore, il fattorino diviene agente di commercio e lo spazzino un funzionario di Legambiente. Perché? Tanto poi il dramma sfocia nell’incontro, dove magicamente allo scoccare della mezzanotte il cocchio diventa zucca e tornano i bidelli, gli spazzini, i fattorini, i commessi. Ogni cosa torna al suo posto e sarebbe stato così normale se lo fosse stata fin dall’inizio, così dignitoso. Non capisco, davvero. E quando ho provato a dirlo chiaramente, sono stata io a essere accusata di non aver compreso e di aver creduto di parlare col preside. Che sfigata eh? Neppure ascolto per benino. È così bello essere se stessi, così appagante essere accettati apprezzati e – addirittura – amati nella nostra semplicità e normalità. Ma se colui che ti si presenta la disprezza, la sua normalità…

È passato tanto tempo, ho le grate alle finestre e alla porta, per mettermi al riparo dai ladri. E non ho più il computer, per difendermi dalle aspettative deluse o da false speranze. Il mondo è fuori, per strada. E… sono single.

Vostra Mirtilla

Foto | Kodomut




Mirtilla