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Posted venerdì, 10 Giugno 2011 by Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Il tempo che passa. Tre poesie di José Saramago


Luogo comune del quarantenne

Quindicimila giorni secchi sono passati,
quindicimila occasioni già sfumate,
quindicimila soli invano nati,
ora ad ora contati
in questo austero, ma grottesco gesto
di dar la corda a orologi finti
per cercare, negli anni trascurati,
la pazienza di vivere anche il resto.

Un altro luogo comune

Perché non lancio un grido dalla gola,
una palla di suono che mi porti,
sulla punta rovente di una freccia,
dove il tempo non guasta, né la morte?
Composita materia fugge da se stessa,
personaggio dimentico del ruolo,
in pieno palcoscenico fischiato.


Passato, presente, futuro

Io fui. Ma quel che fui più non ricordo:
polvere a strati, veli, mi camuffano
questi quaranta volti disuguali,
logorati da tempo e mareggiare.

Io sono. E quel che sono è così poco:
rana fuor dello stagno che saltò,
e nel salto, alto quanto più si può,
l’aria di un altro mondo la schiattò.

C’è da vedere, se c’è, quel che sarò:
un viso ricomposto innanzi fine,
un canto di batraci, pure roco,
una vita che scorre bene o male.

Foto | Tambako the Jaguar




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)