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Posted lunedì, 4 Luglio 2011 by Silvana Sonno in Punti di vista
 
 

Donne e Risorgimento: Bianca Milesi

Le Madri della PatriaBianca Milesi, pittrice e patriota, nasce a Milano il 22 maggio 1790, un anno dopo la presa della Bastiglia, che aveva aperto in Francia e poi nel resto d’Europa la speranza di un mondo migliore e più giusto. Di questo mutato clima sociale e politico Bianca è una protagonista, insieme alle numerose donne lombarde che, a cominciare da Teresa Confalonieri, sarebbero state le animatrici delle cospirazioni carbonare e antiaustriache a Milano del 1821.

Per la sua educazione, nel 1796, all’arrivo dei Francesi, viene inviata in un convento di Firenze, dove, a causa della sua vivacità, è soprannominata, dalle suore, Malesi.

Ritornata a Milano, completa gli studi nei conventi di S. Sofia e di S. Spirito. Morto il padre, ricco proprietario terriero, nel 1804 Bianca viaggia a lungo con sua madre, Elena Marliani, di cui è figlia prediletta, e visita la Toscana e l’Umbria. Decisa a diventare buona pittrice, viaggia all’estero e per molto tempo è a Roma per frequentare celebri scuole della classicità, dove conosce Canova ed è allieva di Hayez, che più tardi ha modo di presentare alla società milanese, tramite il suo famoso salotto, dove confluiranno intellettuali e cospiratori da tutta Italia e dal nord Europa. Nello studio di Canova conosce lo scrittore e intellettuale romeno Gherghe Asachi, con cui ha modo di scambiare le reciproche istanze di libertà, in nome di un’ alta concezione della fratellanza e uguaglianza tra tutti i popoli.

Iniziata al “femminismo” dall’anglo-irlandese Mary Edgeworth – scrittrice di letteratura per l’infanzia, pioniera della pedagogia e discussa autrice delle fondamentali Letters for Literary Ladies (1795), che iniziano con le celebri e “trasgressive” congratulazioni a un gentiluomo suo amico per la nascita di una figlia femmina – e da Sofia Reinhardt – una pittrice tedesca colta, seguace di Saint Simon, di forte carattere, già decisamente femminista – Bianca decide di non essere solo pittrice ma di dedicarsi ad utili opere di rinnovamento sociale, educativo e politico. Scrive libri per l’infanzia, romanzi popolari e raccoglie brani per antologie didattiche; si avvicina così a Federico Confalonieri, che sta organizzando a Milano una scuola di mutuo insegnamento. Nel 1814, infatti, era apparsa in Piemonte la Società dei Federati, introdotta a Milano nel 1820, fra i cui scopi era anche quello di far scoppiare una rivolta nel capoluogo lombardo.

Bianca si affilia come Maestra giardiniera con Teresa Confalonieri, la cugina Matilde Dembowski, Giulia Caffarelli, Camilla Besana Fé, Cristina Belgiojoso e le sorelle Cobianchi. Hanno, per riconoscersi, una parola d’ordine: Onore, virtù e probità per le giardiniere di secondo grado, Costanza e perseveranza per quelle del primo grado; il segnale di riconoscimento era di passare la mano destra dalla spalla sinistra alla destra, poi di portarla al cuore, battendo tre volte. Si mormorava che le giardiniere (versione femminile dei carbonari) portassero per ogni evenienza il pugnale nelle giarrettiere!

Taglia le trecce e adotta abiti maschili e comodi; gira, infatti, per Milano con scarponi militari, un bastone e con il Saggio sulla Tolleranza di Locke sempre sotto il braccio. Questa “stravaganza”, insieme all’aver pubblicato una biografia della poeta greca Saffo, le valgono insinuazioni di omosessualità, mai confermate né smentite, se non dal matrimonio con il medico genovese Carlo Mojon, contratto nel 1825, e dalla nascita di due figli, alla cui educazione si dedica con grande impegno, tanto da essere riconosciuta da più voci come una madre di famiglia e una sposa esemplare, e non solo, come la chiamava scherzosamente Alessandro Manzoni, una “Madre di Patria”. (Di Garibaldi e Mazzini nessuno ha mai pensato né pensa che fossero o siano solo Padri della Patria).

Del suo impegno di donna a favore delle donne resta anche una biografia della matematica e benefattrice Gaetana Agnesi, dove scrive:

Soggetto di lunghe dispute fu spesso il valore femminile, ora demandato ingiustamente alle frivolezze ed al servaggio, ora con atto di soverchia cortesia, riserbato alle grazie e coronato d’idolie rose, quasi l’alloro immortale s’addicesse soltanto alle fronti virili.

La storia dimostra la vanità di queste contese e come possono le femmine acquistar gloria né più difficili studii, ogniqualvolta l’ingegno e la fortuna le abbiano favorite. Chiarissimo esempio, fra molti, ne porge l’insigne donzella Maria Gaetana Agnesi, di cui prendo a ragionare brevemente, accennando solo in compendio le virtù esimie ond’ella a sé stessa ed alla patria procacciò onore immortale

(Bianca Milesi Mojon da Vita di Maria Gaetana Agnesi in Vite e ritratti delle donne illustri d’ogni paese, Milano, 1836).

Ma grande fervore dedica anche all’insegnamento; insieme al conte Confalonieri e al conte Giuseppe Pecchio Bianca fonda le Scuole di Mutuo Insegnamento, uno degli aspetti più interessanti dell’azione dei Federati, con lo scopo di far prendere coscienza agli abitanti della penisola della lingua e della storia comune. L’Austria ordina la chiusura delle scuole all’inizio d’agosto 1820, anche dietro pressione della Chiesa che vedeva nelle scuole delle concorrenti temibili.

La politica interrompe nel 1820-’21 l’attività artistica e didattica di Bianca; implicata nei moti milanesi del 1821, subisce vari interrogatori perché denunciata di essere stata lei a dipingere con l’immagine del tricolore lo stendardo degli studenti di Pavia, arruolatisi per combattere gli Austriaci e ad inventare la “carta frastagliata” (detta anche cartolina à jour o crittografico della grata, una griglia che si sovrapponeva alle lettere dei cospiratori in modo da lasciar leggere soltanto il messaggio segreto), con cui segretamente comunicavano i congiurati. La polizia austriaca la scheda come “rivoluzionaria, caldeggiante in casa Confalonieri il pensiero di aiutare gli insorti e votata alla causa liberale” (ASM, Atti segreti, Cartella XXIII).

Per sottrarsi alla continua sorveglianza fugge prima a Ginevra, poi in Francia e in Inghilterra dove incontra Mazzini, e ancora in Olanda e Belgio, sempre tenendo contatti coi fuoriusciti italiani. Rientrata in Italia nel 1823, incontra Carlo Mojon che sposa due anni dopo, ma neanche la nascita dei figli ferma il suo lavoro politico e intellettuale. Amica di Cristina di Belgiojoso, Bianca diviene un elemento fondamentale della colonia milanese, per l’organizzazione dell’ospitalità ai liberali lombardi di passaggio Genova, dove si era trasferita con la famiglia e dove incontra anche Stendhal.

Nel 1833 i coniugi Mojon si trasferiscono a Parigi dove Bianca conosce Cavour e ne presagisce il valore, come dimostrano alcune sue lettere (l’epistolario di Bianca Milesi è molto ricco e significativo del panorama politico del primo Risorgimento).

A Parigi, nel 1849, muore di colera, a pochi giorni di distanza dal marito che si era valorosamente prodigato durante i due anni della pestilenza.

Negli anni tormentati del nostro Risorgimento molte sono le figure di donne che hanno lavorato al raggiungimento dell’indipendenza italiana, al fianco di ben più noti illustri personaggi della nostra storia. L’oscurità e il silenzio che sono calati su tante donne che hanno messo la propria vita a disposizione della lotta risorgimentale rappresentano uno di quei buchi neri che continuano a inghiottire le presenze femminili della nostra cultura, passata e contemporanea.
È giunto il momento di restituire visibilità almeno ad alcune di queste – necessariamente poche e scelte in modo del tutto arbitrario dentro il numero alto e significativo che le contiene – in vista delle celebrazioni dei 150 anni dalla proclamazione dell’Unità d’Italia.




Silvana Sonno