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Posted domenica, 4 Settembre 2011 by Silvana Sonno in Punti di vista
 
 

Donne e Risorgimento: Luisa Amalia Paladini

Le Madri della PatriaNella battaglia per l’unificazione nazionale fu determinante anche un cospicuo numero di donne intellettuali: scrittrici, poete, educatrici, che contribuirono a costruire l’immaginario simbolico del nostro Risorgimento, con le loro parole, i loro scritti, il loro impegno civile – non di rado unito alle imprese patriottiche legate ai moti insurrezionali e alla propaganda politica – lavorando alla formazione delle coscienze, costruendo miti, alimentando emozioni e passioni.

Tra queste Luisa Amalia Paladini.

Luisa Amalia Paladini nacque a Milano, da Francesco, funzionario di un ministero del Regno napoleonico, e da Caterina Petrocchi, il 24 febbraio 1810. Nel 1815 Luisa ritornò con la sua famiglia nella città paterna: Lucca, dove cominciò a frequentare le scuole. Da autodidatta studiò con grande impegno l’italiano, il latino e il greco, mostrando una precoce passione per la letteratura e la poesia. Non ancora ventenne, iniziò a scrivere versi e brevi componimenti d’occasione, che le diedero larga fama, ma tra le sue prime opere emergono i Saggi poetici, di soggetto religioso, composti per la morte dell’amica Teresa Bandettini, letterata e poeta. Successivamente nelle sue poesie compaiono sempre più soggetti patriottici, dove inneggia ai valori risorgimentali. Tali sentimenti ispirano anche la canzone Alla bandiera italiana:

L’ho veduta, l’ho stretta nel pugno
Ho baciato quei sacri colori
Si festeggi s’applauda s’onori
La bandiera che l’Italia unirà.

mentre i Nuovi Canti offerti alla Guardia civica di Lucca sono ispirati agli episodi rivoluzionari del 1848, a cui prese parte attiva. Ma il suo impegno più profondo e interessante riguarda l’educazione femminile, a cui si rivolge con i suoi scritti e con l’insegnamento diretto, in diversi istituti pubblici. Nel 1844 pubblica sul Messaggero delle donne italiane alcuni scritti pedagogici, poi raccolti nel Manuale per le giovinette italiane dedicato alla scrittrice Massimina Fantastici Rosellini. Nel 1853 scrive alcuni articoli per il periodico educativo didattico La polimazia di famiglia, da lei diretto, confluiti poi nel racconto La famiglia del soldato, rivolto soprattutto alle giovani donne. Il racconto si intreccia intorno alla figura di un colonnello napoleonico, il piemontese Alberto Molandi, e a sua moglie Marianna, che vivendo in tempi burrascosi, trovano conforto nella “religione della patria”. Nel 1861 pubblica Lettere di ottimi autori sopra cose familiari, ad uso soprattutto delle giovinette italiane, volto a fornire un modello per la composizione delle lettere. Gli ottimi autori cui allude il titolo sono Machiavelli, Tasso, Ariosto, Galilei, Monti, Foscolo, Leopardi.

Pur tra i successi e i riconoscimenti da parte di personaggi illustri della sua cerchia di patrioti e studiosi, Luisa conosce momenti di scoraggiamento dovuti a dispiaceri personali (la morte prima dei genitori e poi del fidanzato con cui stava per celebrare le nozze), alle disillusioni politiche e agli ostacoli che il suo atteggiamento apertamente patriottico e rivoluzionario le frappone. Come quando a Firenze viene allontanata dall’insegnamento e le si proibisce in modo assoluto di aprire per proprio conto una scuola privata per ragazze, come aveva in animo di fare. Ciò nonostante il suo temperamento dinamico e volitivo ha sempre la meglio e Luisa riprende le sue attività, continuando a occuparsi di letteratura e di studi pedagogici, maturando sempre più l’idea che alle donne occorre certamente un’istruzione, sia pure elementare, ma soprattutto un’educazione moderna, ispirata alla conoscenza storica e ai problemi della “rinnovata” società italiana, perché possano far fronte ai nuovo compiti che le attendono. Luisa può applicare i suoi metodi prima come istruttrice e soprintendente degli Asili infantili di Lucca, poi come direttrice della neonata scuola normale a Firenze.

Nel 1866 la scuola da lei diretta partecipa in modo tutto femminile alla terza guerra d’indipendenza, incoraggiando le allieve a realizzare le camicie rosse e il materiale infermieristico per i soldati. Il suo impegno e i successi raggiunti non la mettono però al riparo dall’ostilità di chi non vede di buon occhio una donna impegnarsi così apertamente in politica e, soprattutto, occupare un posto direttivo ambito dagli uomini. Nel ’68 ben due lettere anonime l’accusano, tra l’altro, di non seguire una linea metodologica prestabilita, di essere anziana e un po’ sorda, di frequentare (?) un giovane cugino; il linciaggio morale consegue i suoi risultati e a sessantadue anni Luisa si trova senza lavoro e con una salute inferma. Fortunatamente può contare su una piccola pensione e l’aiuto da parte di chi la stima e ammira. Per l’evidenza del suo impegno e del suo valore, nel 1872 le viene affidata la direzione dell’educandato femminile “Vittorio Emanuele II” di Lecce. Purtroppo, nello stesso anno, il 14 luglio, ammalatasi gravemente alla gola, Luisa Amalia Paladini muore.

Il duca Sigismondo Castromediano, vecchio patriota, sindaco di Lecce e presidente del consiglio di amministrazione dell’Istituto, così ne annuncia la morte:

 “Cinque soli mesi l’avemmo con noi, dal 17 febbraio al 17 luglio, e men di questo tempo tenne affidata le nostre figliole, da lei reputate fra quante ne ebbe mai per le più intelligenti, le più docili e le più proclivi ad istruirsi. Quanta la pietà di questa donna, quanta l’abnegazione, quanta l’esperienza della sua missione! Le nostre figliole in pochissimo tempo progredirono con passi assai segnalati nel sapere, nella gentilezza, nelle virtù del cuore e in quelle cristiane. Più che alla coltura della mente la Paladini era intenta alla formazione del carattere, che purtroppo manca a noi italiani e senza il quale non c’è fondamento di dignità individuale, di morale umana, di gloria e prosperità nazionale”.

Sulla sua tomba nel cimitero di Lecce fu posta una lapide del Consiglio provinciale. A Lucca, nel 1892, si è dato il suo nome al Regio Istituto Magistrale – la stessa scuola da cui era stata cacciata. L’epigrafe dice: “Luisa Amalia Paladini culta scrittrice educatrice virtuosa 1810-1872”.

Negli anni tormentati del nostro Risorgimento molte sono le figure di donne che hanno lavorato al raggiungimento dell’indipendenza italiana, al fianco di ben più noti illustri personaggi della nostra storia. L’oscurità e il silenzio che sono calati su tante donne che hanno messo la propria vita a disposizione della lotta risorgimentale rappresentano uno di quei buchi neri che continuano a inghiottire le presenze femminili della nostra cultura, passata e contemporanea.
È giunto il momento di restituire visibilità almeno ad alcune di queste – necessariamente poche e scelte in modo del tutto arbitrario dentro il numero alto e significativo che le contiene – in vista delle celebrazioni dei 150 anni dalla proclamazione dell’Unità d’Italia.




Silvana Sonno