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Posted sabato, 24 Settembre 2011 by Luigi Milani in Mondolibri
 
 

La maschera, di Andrea Franco. Intervista all’autore


Andrea Franco, scrittore poliedrico e di grande inventiva, autore di numerosi racconti in diverse antologie – tra le uscite più recenti Delitto Capitale (Hobby & Work), 365 Racconti horror per un anno (Delos Books) e Il Magazzino dei Mondi (Delos Books) – ha pubblicato nel 2008 il romanzo Nella Bolla (Giraldi), seguito nel 2009 dal fantasy per ragazzi Il Signore del Canto (Delos Books). Suoi articoli sono apparsi inoltre sui Classici del Giallo Mondadori e sulla rivista Writers Magazine Italia. Per Graphe.it edizioni inaugura, assieme a Valerio Varesi, la collana eTales con il racconto La Maschera.

Come nasce La maschera?
L’idea di scrivere La maschera nasce dall’invito a partecipare a un’antologia. Qualche anno fa l’amico scrittore Giovanni Buzi (scomparso recentemente) mi ha contattato per partecipare, assieme a lui e ad altri scrittori, a un progetto per l’editore Pontegobbo. In sostanza si doveva scrivere un racconto che denunciasse le nuove ondate di neo fascismo, le violenze da strada (e non) in nome di vecchi ideali e così via. Ragionando sull’argomento “fascismo” la prima idea che ho avuto ha preso per l’appunto forma in questo racconto. Naturalmente mi sono reso conto che il genere non andava bene per l’antologia che avevano intenzione di “allestire”, così ho lavorato a un secondo racconto (La decisione) pubblicato nel volume La spranga (Pontegobbo). La maschera è rimasto lì per un po’ di tempo, quindi, in attesa di nuove vie da percorrere, poi un giorno…

In quale periodo del Ventennio è collocata idealmente la storia?
Be’, l’ho immaginato a guerra in corso, naturalmente. Un’Italia dove le tensioni sono già al massimo, dove l’antisemitismo ha preso il sopravvento sulla ragione. Non ho pensato a un momento preciso, perché il mio intento era solo quello di raccontare un “momento”, delle emozioni forti e contrastanti, la paura e la rabbia, la bestialità di certe persone e via dicendo. Alcune storie vivono bene anche al di fuori del tempo e dello spazio, a volte. Comunque, immaginate pure gli anni della Guerra, gli anni degli abusi e delle violenze. In ogni caso racconto un “tipo di rabbia” che è facilmente collocabile dopo le leggi razziali. Il momento preciso è poco importante.

Il tuo racconto ha più livelli di lettura, che vanno ben oltre la vicenda narrata: vorresti farvi brevemente cenno?
Non vorrei svelare troppo, visto che è un racconto che si legge brevemente e ogni buona analisi rischia di andare oltre il testo stesso. Diciamo che come mio solito mi sono soffermato a indagare i sentimenti dei personaggi, le contraddizioni, le paure e la determinazione. Quindi come ogni cosa che scrivo ci sono almeno due livelli, la vicenda narrata (qualora si riesca ad apprezzarla scevra di ogni altra sovrastruttura) e la vicenda delle emozioni legate ai personaggi, sia quelli che entrano in empatia col lettore che gli altri, quelli che in una storia fanno sempre la parte oscura. Mi piace raccontare momenti chiave che trovano la loro realizzazione nell’io dei protagonisti, soffermarmi su quello che non si vede e farlo arrivare al lettore. Credo che senza entrare un po’ nei personaggi non si possa arrivare a toccare il lettore, quindi i diversi livelli della lettura di questo racconto coincidono con i personaggi stessi. Da una parte c’è la vicenda vera e propria. Dall’altra le emozioni. Messi insieme, questi livelli, ci restituiscono un racconto completo. E spero anche interessante.

La tua produzione letteraria spazia tra i generi con invidiabile disinvoltura: si tratta di una scelta per così dire “tattica”, oppure è naturale conseguenza dei tuoi molteplici interessi?
No, nessuna scelta tattica, anzi. Scrivo spaziando tra diversi generi perché diversi generi mi hanno accompagnato nella mia formazione. Leggo fantasy, fantascienza, thriller, gialli, storici, avventure, mainstream, horror (poco) e altro ancora. In ogni genere ho trovato romanzi appassionanti e ho coltivato la voglia di cimentarmi in ognuno di questi. Negli ultimi anni, da quando la scrittura è diventata più importante e ha cominciato a darmi risultati apprezzabili, ho iniziato a fare delle scelte. Per diversi motivi. Primo, perché il tempo è poco e non ci si può dedicare a tutto. Secondo, perché voglio costruirmi un’identità precisa, come scrittore, cimentandomi in due/tre ambiti differenti, ma non in tutti. Voglio che chi pensa ad Andrea Franco, lo scrittore, possa farlo con chiarezza, sapendo che è colui che scrive questo e questo, non quest’altro. Quindi cercherò di dedicarmi al giallo (storico e non), al fantasy (ogni tanto, per puro piacere, visto che vende pochino), al thriller. E unire insieme alcuni di questi generi, magari specializzandomi in romanzi di ambientazione storica che possano unire insieme la passione per l’intrigo, come nel mio romanzo, attualmente inedito, 1849, ambientato durante l’assedio di Roma e con una trama gialla che accompagna il lettore fino alla fine.

Qual è il tuo metodo di scrittura?
Non è facile rispondere. L’unica cosa che non cambia mai nel mio metodo è che devo impostare la pagina in formato libro, sennò non mi concentro. I miei racconti e romanzi nascono già impaginati, insomma! Poi mi piace partire da idee forti, che mi emozionano. Idee, non necessariamente trame. Magari immagini, o stati emotivi. Attorno a queste poi costruisco l’impianto, che mi permetta di valorizzare l’idea di partenza. Naturalmente prima di iniziare a scrive penso e ripenso, prendo appunti, faccio ricerche, cerco stimoli, piano piano comincio a pensare a un inizio e una fine e solo con una certa fatica e dopo tanto pensare butto già la prima scaletta, sintetica, snella, ma che fissi bene i punti chiave della mia storia. Fatto questo aggiungo la polpa, quello spessore di eventi e situazioni che fanno sì che un’idea diventi un romanzo. Il tutto mentre penso allo stile che utilizzerò, al punto di vista, alla lunghezza del testo… insomma, se c’è un metodo è tutto nella mia testa ed emerge un poco alla volta. Quando inizio a scrivere poi vado veloce come un treno. Sono abituato a scrivere curando tutto fin dall’inizio e difficilmente ritorno a fare modifiche sostanziali a quanto scritto. Ma questo solo perché ci dedico molto tempo prima di iniziare. Poi, come sempre, lascio riposare un po’ e rileggo, correggo, sistemo qua e là…

A cosa stai lavorando in questo periodo?
Ho sempre molte idee che viaggiano nella mia testa, e sempre molte cose a cui lavoro. Sto completando la mia serie di articoli sulla scrittura fantasy per la rivista Writers Magazine Italia. Una volta terminata la serie si potrebbe unire il tutto in un progetto interessante, ma è presto per parlarne. Sto poi valutando la possibilità di realizzare un piccolo manuale sull’Opera Lirica, qualcosa del tipo Andiamo all’Opera, per avvicinare curiosi ancora non catturati appieno da questo mondo meraviglioso. Ma vorrei prima sapere se qualche editore è interessato, per non lavorare a vuoto. Infine, sto lavorando a un progetto seriale molto importante, ma non posso parlarne, purtroppo. I lavori sono però avviati e sono decisamente soddisfatto per l’occasione. Forse un giorno torneremo a parlarne, chissà!

Progetti futuri?
Sempre molto numerosi. Ho già detto del manuale sull’Opera Lirica. Prima o poi ci metterò mano. Vorrei poi riprendere un’idea di qualche anno fa e scrivere un romanzo fantascientifico di azione (i miei propositi di limitare i generi vanno a farsi benedire) per partecipare al premio Urania. Penso di aver elaborato qualcosa di interessante e vorrei provare a dargli forma. Da sempre ho poi la voglia di cimentarmi in un romanzo ambientato nella mia Ostia, quella di duemila anni fa, però. Ho iniziato a documentarmi, ho pensato a diverse trame, ma sono fermo. È un progetto complesso e lo riprenderò quando avrò la possibilità di dedicarmi a fondo a tutto, soprattutto alla documentazione, che sarà lunghissima. Infine, se mai troverò il tempo, vorrei scrivere un altro romanzo con ambientazione storica, ma non ho ancora deciso il periodo. Per fortuna per ora da scrivere non mi manca. E nemmeno le idee.




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.