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Posted lunedì, 3 Ottobre 2011 by Luigi Milani in Mondolibri
 
 

Valerio Varesi. Intervista all’autore dell’eBook “Africa”


Valerio Varesi (Torino, 1959), vive a Parma e lavora nella redazione bolognese di la Repubblica. Il suo ultimo romanzo, È solo l’inizio, commissario Soneri, è uscito nell’autunno 2010 per Frassinelli. Per lo stesso editore ha pubblicato con successo il romanzo Le imperfezioni e sette titoli dedicati alle inchieste del commissario Soneri, diventato anche il protagonista di tre serie televisive su Rai Due: Il fiume delle nebbie, L’affittacamere, Le ombre di Montelupo, A mani vuote, Oro, incenso e polvere, La casa del comandante, Il commissario Soneri e la mano di Dio. Valerio Varesi è tradotto in Gran Bretagna, Germania, Spagna e Turchia.

Per Graphe.it Edizioni ha pubblicato il racconto Africa, nella collana e-book eTales.

La descrizione del lavoro e del mondo di Kenenisa, protagonista di Africa, rivela una conoscenza profonda di certe realtà: come ti sei documentato? Hai avuto contatti diretti con l’ambiente degli immigrati e dei camionisti?
Da giornalista m’è capitato di trattare questi temi. In particolare, tempo fa, scrissi alcuni articoli sulla condizione dei lavoratori della cosiddetta “logistica”, imprese che movimentano le merci. In quella occasione mi furono raccontate parecchie storie di camionisti costretti a ritmi di lavoro pazzeschi. Nel racconto sono condensate un po’ tutte le vite degli autisti che ho incontrato, buona parte dei quali stranieri.

I nostri emigranti in passato hanno vissuto spesso situazioni analoghe a quelle in cui oggi si dibattono i tanti Kenenisa: credi sia possibile una convivenza pacifica tra le varie comunità ed etnie?
Francamente non lo so. Ovviamente, la speranza è che ci sia una convivenza pacifica e che gli stranieri si integrino appieno, ma da molti segnali che percepisco comincio a dubitare. L’integrazione è più facile nei momenti di crescita economica quando c’è posto per tutti, ma l’effetto della crisi mondiale, potrebbe vanificare i buoni intenti di convivenza. Inoltre, sono convinto che alcune culture che contengono il germe dell’intolleranza, siano difficili da integrare. Senza dimenticare che mettono in dubbio basilari conquiste del nostro modo di pensare. E qui arriva il punto più dolente: qual è la nostra cultura? Esiste ancora qualcosa che si può chiamare con questo nome o il tutto si risolve nel dio Euro e nel dio mercato? Forse è questo il problema principale: se non c’è un modello culturale forte a cui tendere, quella che si realizzerà sarà una stratificazione di mentalità senza amalgama in cui il conflitto diventerà endemico.

Lampedusa: come uscire da quella che ormai si profila come una vera e propria emergenza umanitaria?
L’unica soluzione è un riequilibrio della ricchezza nel mondo. Finché ci saranno poveri e disperati, questi tenteranno sempre la strada della migrazione alla ricerca di condizioni di vita accettabili. Mi pare inevitabile. Così come in un paese, le sperequazioni provocano criminalità, conflitto e lotta.

Esiste un nesso reale tra la crisi economica del nostro paese e la situazione lavorativa degli immigrati, o si tratta piuttosto di un pretesto per giustificare lo sfruttamento di questi lavoratori?
In parte sì, in quanto gli immigrati sono l’anello debole della catena. Ma le condizioni sono pesanti anche per gli italiani, basti pensare ai giovani cui viene scippato il futuro. La verità è che il capitalismo selvaggio che ha preso piede negli anni ’80 col liberismo economico cialtrone e criminale euro-statunitense, tende comunque a sfruttare i lavoratori a prescindere dalle congiunture economiche. Quando non c’è la politica a temperarlo, vale a dire quando la comunità non si organizza secondo leggi e direttive capaci di imbrigliare la naturale tendenza disumanizzante del capitalismo e della finanza, si ha la barbarie e il susseguirsi di crisi devastanti.

A cosa stai lavorando in questo periodo?
Sto attendendo l’uscita del mio nuovo libro, prevista il 18 ottobre. Non sarà un giallo, ma un particolarissimo romanzo ambientato nel ’44, nel bel mezzo della lotta antifascista, che vede protagonisti due partigiani ‘atipici’, non ideologizzati ma pervasi da quello spirito di avventura tipo “elan vital” bergsoniano, che tanto ha connotato quella generazione.

Progetti futuri?
Ho in testa anche un seguito di questa storia che riguarda il dopoguerra, la sinistra, il movimento cooperativo e l’Italia un po’ bigotta divisa tra le due chiese: quella cattolica e quella comunista.




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.