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Posted martedì, 4 ottobre 2011 by Silvana Sonno in Punti di vista
 
 

Donne e Risorgimento: Amelia Sarteschi

Le Madri della PatriaLe donne sono oggi semplicemente degli animali di lusso, e neppure dei primi, tenute in non cale nella famiglia e nei rapporti sociali, e non considerate, se non a misura della loro bellezza e della loro improntitudine”.

Queste osservazioni – che se fossero espresse in una lingua più contemporanea potrebbero a buon diritto comparire tra i commenti di qualche notista attenta/o a quanto la società italiana sia ancora intrisa di una visione mercificata e stravolta della condizione femminile –, sono state scritte più di centocinquanta anni fa da una donna che dedicò la sua vita a costruire una civiltà migliore, dove anche – e soprattutto – le donne potessero avere una posizione ben diversa da quella consentita dalle leggi e dal costume dell’epoca. Questa donna è Amelia Sarteschi, conosciuta anche come Amelia Calani, dal cognome del primo marito, secondo la legge del patronimico che regola largamente ancora oggi la consuetudine.

Traggo dal Dizionario Rosi, dizionario del Risorgimento. Dalle origini a Roma capitale. Fatti e persone, che per l’appunto la presenta alla lettera C (vol. II/482), alcune sommarie note biografiche:

“Calani Carletti Sarteschi Amelia (n. nel 1801 in Lunigiana presso Fivizzano, m. nel 1856 a Firenze), ricevette la sua educazione in convento, e nella giovinezza, per le angustio domestiche, passò giorni pieni di affanno. Adorna di belle doti fisiche e morali, andò presto sposa a Francesco G. capitano delle guardie di confine, poi dei gendarmi granducali. Perduto nel 1844 il marito, che durante una piena dell’Arno era stato preso da un violento mal di petto, cercò conforto negli studi. Presto aprì le sue sale a quanti dotti e patriotti si trovavano allora o convenivano a Firenze: Filippo De Boni, Cesare Cantù, Guerrazzi, Francesco Dall’Ongaro, Giordani, Gian Battista Niccolini. Attese anche con grande fervore all’educazione della donna e cominciò quei suoi Saggi dell’educazione tanto lodati dal Guerrazzi, che rimasero incompiuti. Specie dopo la restaurazione, fu angustiata grandemente dai sospetti della polizia e dalle persecuzioni toccate a molti dei suoi amici. Passata a seconde nozze col conte Mario Carletti, non lasciò le sue abitudini letteràrie, e dettò, fra altri scritti, un elogio funebre di Andrea Cimaioli, un oscuro maestro elementare, magnanimo soldato di libertà, e i Racconti di un parroco di campagna, coi quali si propose di purgare lo menti villereccie di molti orrori e pregiudizi da cui erano ingombri.”

Una biografia sbrigativa per una donna che, nata tra i monti della Lunigiana, visitò le maggiori città d’Italia con lo scopo di conoscerne le condizioni sociali e politiche e di favorire uno stretto coordinamento tra gli esponenti dei vari movimenti insurrezionali, fino poi fermarsi a Firenze dove, come ricordato, il suo salotto divenne – scrive Guerrazzi – “ambitissimo” dai patrioti e dagli/lle intellettuali più in vista. Vigilata dalla polizia, minacciata di espulsione e carcere, Amelia non si tirò mai indietro anche quando le vicende politiche, dopo la grande esplosione del 1848, sembrarono richiudersi sulle speranze e le illusioni che aveva largamente profuso nei suoi scritti. Tra questi ricordo “Palmira” dove affrontò il tema della condizione delle donne “sotto il giogo matrimoniale”e soprattutto le Considerazioni sull’educazione delle donne italiane,che il Dizionario Rosi ricorda per essere state lodate da Guerrazzi, oggi consultabili proficuamente al sito Google Books.

Amelia Sarteschi fu anche stimata poeta e è interessante ricordare che fu l’unica donna a partecipare alla prestigiosa Accademia Filelfica, istituita a Tolentino nel 1825 con lo scopo di promuovere lo studio delle lettere delle arti e delle scienze, insieme a rappresentanti di altre Accademie di rinomanza nazionale. Inoltre sviluppò un’intensa attività giornalistica, comparendo tra le firme più assidue del giornale La donna italiana, insieme ad altre donne del valore di Francesca Cantalamessa, Elvira Giampieri Rossi, Carlotta Gommi,Elena Montecchi Torti, Luisa Amalia Paladini, Assunta Pieralli, Isabella Rossi Gabardi Brocchi*.

Amelia Sarteschi ha percorso la sua breve vita – stroncata prematuramente da una malattia lunga e penosa che le tolse alla fine anche la facoltà della parola su cui poggiava tanto del suo fascino –, lasciando una testimonianza preziosa di valore e impegno, che suona per noi donne d’oggi come l’esortazione che scrisse a un’amica durante il periodo buio della restaurazione in Toscana, verso il quale proclamò ad alta voce la sua indignazione:

“Tu devi conservare a te e agli altri, non un’esistenza materiale che è così poca cosa nell’economia dell’universo, ma il tesoro delle rare facoltà della tua mente e del tuo cuore, fenomeno inusitato che troppo poco si verifica nei singoli di questa immensa massa che si chiama l’umanità”

Nota

* Durante il Risorgimento l’attività giornalistica delle donne fu ampia e intensa. Mi piace qui ricordare Il Circolo delle donne italiane. Foglio della sera patriottico, politico, serio-faceto, che nasce ad opera di un gruppo di donne di Venezia e che si riunisce a turno nelle abitazioni delle socie. Trisettimanale, uscì solo per nove numeri dal 26 settembre al 15 ottobre 1848. È uno dei rari giornali femminili nel ‘48 italiano che si va ad affiancare al romano La Donna italiana e ai palermitani Tribuna delle donne e Legione delle Pie sorelle. Redattrice de Il Circolo delle donne italiane era Adele Cortesi, l’unica a firmare per esteso i suoi articoli mentre le altre firmavano con il solo nome di battesimo o con le iniziali. L’orientamento del giornale è repubblicano e antialbertista ma non risparmia critiche neanche a Gioberti che nel numero del 3 ottobre 1848 viene così descritto:quel prete vuol ficcare troppo il naso nella cucina piemontese […] prete,senatore, ministro, tribuno,apostolo,cuoco, vuol fare troppi mestieri! Il Circolo delle donne italiane non è meno duro con gli ambienti ecclesiastici e, sin dal primo numero, accenna ai preti e ai vescovi come spie al servizio dell’Austria. A causa di queste posizioni viene preso di mira dalla Curia e il Patriarca si rivolgerà alle autorità politiche per chiedere provvedimenti nei confronti del giornale che subirà un richiamo da parte della Prefettura centrale dell’Ordine pubblico. Pur essendo stato pubblicato per un periodo molto breve, Il Circolo delle donne italiane rappresenta una testimonianza importante del giornalismo femminile dell’epoca, in quanto non contiene nessuna rubrica destinata alla moda o ai consigli per la famiglia ma esclusivamente notizie di carattere politico e militare. Probabilmente anche questo contribuì alla rapida conclusione dell’iniziativa, in quanto la società italiana non era ancora pronta per accettare un’esperienza giornalistica femminile di questo tipo. (Fonte: Emeroteca della Biblioteca del Senato)

Negli anni tormentati del nostro Risorgimento molte sono le figure di donne che hanno lavorato al raggiungimento dell’indipendenza italiana, al fianco di ben più noti illustri personaggi della nostra storia. L’oscurità e il silenzio che sono calati su tante donne che hanno messo la propria vita a disposizione della lotta risorgimentale rappresentano uno di quei buchi neri che continuano a inghiottire le presenze femminili della nostra cultura, passata e contemporanea.
È giunto il momento di restituire visibilità almeno ad alcune di queste – necessariamente poche e scelte in modo del tutto arbitrario dentro il numero alto e significativo che le contiene – in vista delle celebrazioni dei 150 anni dalla proclamazione dell’Unità d’Italia.




Silvana Sonno