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Posted giovedì, 17 Novembre 2011 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

La morte in diretta di Fernando Morales: un racconto sull’eterno


Il Signor Morales vive in un appartamento di quaranta metri quadri, ha ottant’anni, è vedovo, e ha deciso di morire. Ci sono tanti modi per morire, da quando l’umanità ha fatto progressi e lui non sa decidersi. Fino allo spot di una trasmissione, che recita La morte in diretta: non è mai troppo tardi per essere famosi.

Fernando Morales decide allora di non perdere più tempo e di contattare chi di dovere. Gli viene fornito un elenco di documenti da presentare agli intermediari della trasmissione, che gli faranno una breve intervista nel suo appartamento per verificare che abbia tutti i requisiti per morire in diretta. Così Fernando racconta, in pochi minuti, la sua vita a due perfetti sconosciuti. Ma cosa importa, visto che presto lo conosceranno milioni di persone nel mondo?

Francesco Verso, classe 1973, è un autore di SF (Science Fiction) che ci regala, con La morte in diretta di Fernando Morales, non un racconto sul futuro, ma sull’eterno. Più precisamente sulle questioni eterne, quelle legate al senso della vita e, naturalmente, della morte, che si rimandano l’un l’altro. In poche righe, Verso ci lascia intravedere e “sentire” una vita intera, una amore, la tristezza, la disperazione.

A dispetto, però, del tema, non è un racconto deprimente. Per me, almeno. Io lo vedo come l’opportunità di pensare e parlare di argomenti che non sono quelli che abitualmente affrontiamo nelle conversazioni quotidiane. Recentemente mi è capitato di leggere altri due libri in tema ovvero Cartoline dai morti e I funeracconti.

Se siete curiosi, se l’argomento vi affascina, l’eBook di Francesco Verso è un ottimo punto di partenza per costruirsi una bibliografia e, si spera, anche una serie di congrue e produttive riflessioni.

“Buon giorno, Signor Morales. Ha dormito bene? È pronto per il grande giorno?”
“Diciamo di sì… È pur sempre la prima volta”.
Fernando ebbe la sensazione di essere un corpo estraneo. Al sopraggiungere della morte, si sentiva più umile. Non prese nulla con sé ed uscì seguendo gli altri.
Durante il tragitto fino al Palace nessuno lo degnò di una parola, né di un briciolo di pietà; nessuno gli chiese perché volesse morire, nonostante fosse ancora in buona salute.
Quando arrivarono nella camera 1552, la troupe sistemò i cavi, collegò le telecamere e dispose le luci in modo che le ombre sparissero. Poi spostò alcuni mobili e diede all’ambiente una parvenza di normalità.

Barbara su Libri e bit




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