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Posted domenica, 4 Dicembre 2011 by Silvana Sonno in Punti di vista
 
 

Donne e Risorgimento: Cristina Trivulzio, principessa di Belgiojoso

Le Madri della PatriaL’anno commemorativo del 150° anniversario dell’Unità d’Italia va concludendosi. Sono rimaste fuori da questi profili tante, troppe donne coraggiose, ardenti, impegnate, che hanno messo la loro vita a disposizione della Storia e soprattutto delle “storie” di altre donne meno fortunate o più pavide o solo impreparate.

Fra le tante che avrei voluto raccontare degnamente in queste poche pagine ce n’è una il cui nome ricorre tra le biografie di altre personagge che l’hanno incontrata e con cui hanno lavorato gomito a gomito, specialmente sotto le mura vaticane, durante le lotte per la difesa della Repubblica Romana.

Si tratta di una donna bellissima, colta, intelligente, anticonvenzionale, ricca di ingegno e risorse che tutte ha messo al servizio dei suoi ideali, dentro un orizzonte che guardava lontano e intravvedeva un futuro, soprattutto per le donne, illuminato dalle sue speranze e dal suo concreto impegno personale: materiale e intellettuale. Attraversa l’Ottocento con la sua figura diafana e altera, facendosi detestare e ammirare, in egual misura, per la sua onestà intellettuale e la sua indefessa libertà di pensiero, lasciando un segno nella memoria dei contemporanei e non solo.

Tra i numerosissimi suoi scritti spicca il saggio, breve ma intensissimo, Della presente condizione delle donne e del loro avvenire del 1866, la cui attualità merita un’attenzione non superficiale, il quale si conclude così:

“Che le donne felici e stimate del futuro rivolgano i pensieri al dolore e all’umiliazione di quelle che le hanno precedute nella vita e ricordino con un po’ di gratitudine i nomi di quante hanno aperto e preparato la strada alla loro mai gustata prima e forse sognata felicità”.

No, Cristina Trivulzio, principessa di Belgiojoso, non si può raccontare in poche righe, per cui lascio intravvedere il suo smagliante profilo tra le parole che le ha dedicato una nostra contemporanea, in una “lettera impossibile”, pubblicata il 17 marzo 2011 sul sito di Se non ora quando:

Lettera a Cristina Trivulzio principessa di Belgiojoso

Ti scrivo per dirti grazie.
Non so come chiamarti. Principessa? No, preferisco Cristina, una donna con gli occhi immensi, in cui ci si può perdere, senza trovare vie d’uscita. Lo diceva Alfred De Musset, e aggiungeva che i tuoi occhi erano terrificanti come quelli di una sfinge. Tu l’avevi respinto e lui si vendicava con frasi cattive. Gli uomini sono così, non sopportano che una donna sia più intelligente di loro, che sia in grado di gestirsi da sola, che sappia scegliere ciò che vuol fare senza chiedere il loro consenso.
Quando hai fondato La gazzetta Italiana hai deciso di dirigerla tu stessa. Un giornale politico diretto da una donna! Scandaloso, semplicemente scandaloso, così commentava Terenzio Mamiani, che pure si professava tuo amico.
E a Roma, durante la Repubblica Romana? Lì hai superato te stessa, hai fatto qualcosa che mai era stata sperimentata prima: hai fondato l’assistenza infermieristica moderna, hai inventato l’organizzazione degli ospedali da campo per la cura dei feriti in guerra. A Roma, centro del potere temporale dei papi, hai osato mettere da parte monache e preti e hai affidato l’assistenza dei malati a una struttura laica! Pio IX era livido di rabbia e i benpensanti vomitavano veleno contro di te. Sul tuo lavoro, che ha anticipato quello di Florence Nightingale, è stato calato un velo.
Il confronto tra te e la Nightingale è interessante. Lei è famosa in tutto il mondo ed in Inghilterra è una gloria nazionale!
E tu? Tu che hai in tutti i modi sostenuto le lotte risorgimentali, hai usato il tuo patrimonio per la causa italiana, hai combattuto a Milano contro gli austriaci e a Roma per gli ideali mazziniani, hai profuso la tua inventiva per la cura dei feriti, ebbene, nessuno ti ha additato ad esempio. Le strade intitolate al tuo nome si contano sulle dita di una mano. Quanto alle scuole, meglio lasciar perdere. Eppure, tu, di scuole, ne ha fondate parecchie: asili, scuole elementari, scuole agrarie, scuole femminili, tutte nei tuoi possedimenti di Lonate, per garantire ai giovani un futuro migliore.
Avevi realizzato scuole professionali perché sapevi bene che la libertà si raggiunge solo attraverso il lavoro, e quando dicevi libertà è soprattutto a quella delle donne che pensavi. È qui che si rivela la modernità del tuo pensiero, è per questo che oggi tu sei così prepotentemente attuale.
Per questo ti ringrazio, e vorrei che, a centocinquant’anni dall’Unità d’Italia, tu fossi presa ad esempio.

Rita Cavallari

Se non ora quando?

Negli anni tormentati del nostro Risorgimento molte sono le figure di donne che hanno lavorato al raggiungimento dell’indipendenza italiana, al fianco di ben più noti illustri personaggi della nostra storia. L’oscurità e il silenzio che sono calati su tante donne che hanno messo la propria vita a disposizione della lotta risorgimentale rappresentano uno di quei buchi neri che continuano a inghiottire le presenze femminili della nostra cultura, passata e contemporanea.
È giunto il momento di restituire visibilità almeno ad alcune di queste – necessariamente poche e scelte in modo del tutto arbitrario dentro il numero alto e significativo che le contiene – in vista delle celebrazioni dei 150 anni dalla proclamazione dell’Unità d’Italia.

 




Silvana Sonno