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Posted mercoledì, 7 dicembre 2011 by Graphe.it in I nostri libri
 
 

Adriana Zarri, scrittrice acuta, amante dei gatti

Adriana Zarri, scrittrice acuta, amante dei gatti
Adriana Zarri, scrittrice acuta, amante dei gatti

Militanti cristiani animalisti e succulente ricette di carne nella Bibbia. Dov’è la contraddizione? Certo, animalista non vuol dire necessariamente vegetariano. Ad Adriana Zarri, poi, il neologismo non andava a genio, ma se c’è una patente di nobiltà nel termine, lei l’ha meritato:

“Cani, gatti, scoiattoli… l’importante è che ci sia sempre qualche animale, perché più bestie ci sono più il mondo è bello”.

Un ritratto di Adriana, “poetessa orante, teologa, donna libera, eremita comunicante”, è offerto da un amico e protettore, in senso buono, l’arcivescovo emerito di Ivrea Luigi Bettazzi, nella prefazione di un libretto nel quale Graphe.it ha raccolto il pensiero ecologico della Zarri: La gatta Arcibalda e altre storie. Scritti “animalisti”, appunto, riflessioni sulla fauna e sulla natura, dal 1984 alla vigilia della scomparsa, novantunenne, un anno fa, nel novembre 2010.

Emiliana di San Lazzaro, appena a sud di Bologna, ritiratasi in eremitaggio volontario nel canavese,

“condivideva con gli animali i sentimenti e le sofferenze. Era una donna di fede. Di molta fece, che, alimentata da un grande contatto con la natura, la portava talvolta a contestare la sua Chiesa, nella quale peraltro si sentiva profondamente inserita”.

Ecco il perché del patrocinio del noto prelato.

Una cattolica scomoda, che non esitava a denunciare il

“malcostume di peccati sopravvalutati e peccati sottovalutati: mentre si fa un dramma di quelli sessuali, per esempio, non si parla dei furti, della corruzione o delle tasse. Mai sentita in una predica una condanna per chi non paga le tasse”.

Adriana Zarri divideva l’umanità in filogatti e filocani, collocandosi della parte dei felini.

“Evviva il gatto, la bellezza, la morbidezza, le fusa. Il cane mi piace meno – diceva – estroverso, deciso a puntaci le zampe sul petto per giungere a darci una linguata sulla faccia, lo sporcaccione. E tuttavia è sempre un amico dell’uomo e registriamo con soddisfazione la notizia che dà in calo gli abbandoni che funestavano le scorse estati, quando i padroni li lasciavano sulla strada, per non avere impicci in vacanza. Ma un animale amico non è un incomodo: è un buon compagno”.

Felice Laudadio, Barisera, 21 novembre 2011 pag. 21




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