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Posted sabato, 21 Gennaio 2012 by Antonella Serrenti in Racconti e testi
 
 

Diario di un’attempata ragazza: i sogni non hanno età


Gennaio. Natale è passato da pochi giorni, una tristezza improvvisa mi aggredisce e mi mozza il respiro. Sono a casa mia, da sola.

Ho appena stirato la tovaglia rossa che manderò in letargo, dentro il solito cassetto, fino al prossimo 24 dicembre.

Dall’appartamento adiacente, lo stereo a volume altissimo penetra nei muri e mi offre la voce di Renato Zero:

Forse un giorno scopriremo
che non ci siamo mai perduti
e che tutta quella tristezza
non è mai esistita.

Forse…!

Ho pulito e riordinato tutto. Nelle orecchie ho ancora l’eco delle chiacchiere dei giorni scorsi, delle risate, dello strepitio della carta da regalo lacerata e rapidamente appallottolata, del tintinnio dei bicchieri che incontrandosi per il brindisi esaltano la luce dei sorrisi fino a illuminare tutta la casa.

La sveglia segna le diciotto, ma sembra già notte fonda. Una luce argentea danza tra le stecche della tapparella, la sollevo e col naso schiacciato contro il vetro della finestra mi immergo in uno sfolgorio di luminarie che addobbano i balconi delle case di fronte, e che fanno pendant con un cielo nero pieno di stelle smaltate. Mi fanno pensare a un opera del Guercino, magari è il suo fantasma che, stanco di oziare, ha deciso di riprendere i pennelli in mano… La mia testa corre altrove.

Mi spoglio e m’infilo sotto il getto caldo della doccia, l’acqua sembra scavarmi dentro e porta a galla parti di me assopite da tempo. È giornata di ricordi. Lo voglio? Non so.

Mi sento travolgere da un’orda di pensieri e perché non cadano tutti giù per terra, li acciuffo uno alla volta legandoli tra di loro e creando così una collana (come dice il mio maestro di meditazione: «Non lasciatevi annientare dai pensieri… legateli…!»). Con al collo questo improbabile gioiello, strofino vigorosamente il mio corpo con uno scrub al burro di karité e olio di Argan (regalo natalizio), sperando per un attimo sulla veridicità delle istruzioni scritte sull’etichetta della confezione, che promettono un corpo tonico, levigato e sempre in forma.

Hai voglia di strofinare – sussurra una vocina dentro di me – tra due mesi compirai sessant’anni.

Ne ho davvero così tanti? Da dove sono arrivati? Pensare a me stessa come a una donna di quasi sessant’anni, mi provoca un’apatica sensazione di raggelante estraneità.

Ho sempre avuto l’impressione di essere al mondo per caso. Non sono mai stata né una bambina né una ragazza felice. Ero timida e introversa, non amavo stare in mezzo alla gente e odiavo le feste perché implicavano pranzi e cene con i parenti. Riunioni familiari paradossalmente agognate e respinte, perché – nel mio caso – impregnate di affettuosità dettate dalla circostanza e non dall’amore. Nonostante tutto, ho sempre amato il Natale, riunione di famiglia per eccellenza.

Ho parlato di paradosso, ma a ben scavare si trattava solo di desideri irrealizzati. Il Natale era, per tutti, condivisione e gioia: dunque io lo rivestivo di grandi aspettative e l’ho atteso per tutta la vita con lo stesso animo speranzoso. Perché a Natale, si sa, c’è sempre un pacchetto da scartare e il mio, quello tanto atteso e mai ricevuto, era ideale e avrebbe dovuto contenere abbracci e baci veri, “sentiti”, “voluti”. Un Natale di gioia e spensieratezza mai avuto e che ancora attendo.

Vi va di ascoltare? Vi aspetto.

Anna


Diario di un’attempata ragazza

2. È possibile avere il gene di una capra?


Foto | Niko Herlin

 




Antonella Serrenti