1
Posted sabato, 21 Aprile 2012 by Antonella Serrenti in Racconti e testi
 
 

Diario di un’attempata ragazza: quanta fantasia hanno gli asini?


Adoro la crema per il corpo. Cospargendomi del nuovo aroma agli agrumi, mi riporta nel presente, è tempo di uscire dal bagno, di mettere qualcosa addosso. Ma addosso ho ancora te, l’odore di quei giorni, di quegli anni, della mescolanza di alghe e sapone di Marsiglia, e un’assurda necessità di ricordare per conoscermi meglio, per capire, mi fa sedere in poltrona a fissare il soffitto. È come leggere un diario. Parole altrui che mi catturano come se non fossero parte della mia vita…

Sono in terza elementare adesso. Lunedì, la giornata più brutta della settimana. Tanto per rallegrarcela, entrando in aula, con l’andatura di un centurione romano, ci guardi aspettando che facciamo silenzio. Prendi il gesso, che secondo me è il prolungamento di tre delle tue dita (pollice-indice-medio) e scrivi alla lavagna: “Tema: Oggi!” Sì, proprio con il punto esclamativo! E, a capo, bello grande: Componimento.

Non c’è scappatoia. Potevi darci una piccolissima indicazione, una traccia per far nascere in noi l’ispirazione, invece con voce minacciosa, ci avvisi che abbiamo due ore di tempo. E senza mostrare il più gramo rimorso, ti siedi in cattedra. Che razza di titolo è “Oggi!” con il punto esclamativo?

E se scrivessi che indossi il solito basco, abbinato al solito tailleur di colore marrone? E che ricordi tanto una castagna? Solo che poi due ceffoni, così come li chiami tu (mia mamma li chiama schiaffi), non me li leva nessuno! Compresi di punto esclamativo!

Guardo la finestra in cerca di un suggerimento, la giornata è splendida. Imbrigliate da un cielo incredibilmente azzurro, alcune nuvole dalle forme civettuole, si muovono lentamente. La mia fantasia di bambina si illumina…

Mamma nuvola, col suo grembiulone a fiori, prepara il pranzo. Intanto tiene a bada i raggi del sole che indispettiti dalla candida invasione tentano di infiltrarsi, infastidendo così le nuvolette figlie che dopo aver fatto i compiti, giocano a pincaro…

adesso sì, la penna va da sola.

Senza neanche darci il tempo di rileggerli, ritiri i compiti.

Chissà se ho messo le doppie e gli accenti giusti? Altrimenti le mie trecce continueranno ad allungarsi per gli strattoni che dai loro, e ad assottigliarsi per i capelli che mi strappi via. Vorrei tanto che tu mi volessi bene, che non cedessi il tuo seno ad altri, vorrei essere unica almeno per te…

Due giorni dopo ci riconsegni i compiti corretti.

Mentre fai il giro dei banchi, tra una tirata d’orecchi e diversi schiaffi sonori, finalmente mi porgi il mio, senza astenerti dal tormentarmi una treccia, e… Gesù! Un sette di colore blu in compagnia di quei meno-meno rossi e ben incolonnati l’uno sotto l’altro. Li ignoro, e guardando solo il sette “blu” sprofondo dolcemente nel banco, che improvvisamente sembra imbottito di piume.

Sento il bisogno di essere lodata, e piena di innocenza ti chiedo se ti è piaciuto il tema. Tu dovresti alzare gli occhi dal registro con un sorriso. Potresti essere anche un po’ madre, stamattina. Sarebbe umano. E giusto. Mi rispondi invece, che solo gli asini hanno tanta fantasia. Avvilita, la mia mente ripassa velocemente le tue parole. Le riascolta, quasi le consuma. Tutto quello che vorrei dirti comincia a ribollirmi dentro.

Con un profondo respiro, ingoio le lacrime che premono per uscire, e immagino di lanciare il tuo basco fuori dalla finestra.

Alzo lo sguardo e lo ancoro al tuo, sfidandoti. Ti irrita essere guardata, lo so! Ma in questo nostro incontro-scontro silenzioso, ho di nuovo la natura ferrea del mio primo mese di vita e voglio dirti di non tenermi a distanza perché non sono cieca ma solo bambina, e riesco bene a comprendere il via vai delle emozioni sul tuo viso.

Il mio compito ti è piaciuto! Perché tu, un sette blu, sei propensa a darlo solo a Giovanni Pascoli, naturalmente senza i meno-meno rossi.

E se invece di elargire ceffoni elargissi sorrisi? È una piccola idea, un suggerimento semplice semplice, come piccole e semplici siamo noi bambine.

Sul davanzale della finestra, un uccellino minuscolo ma bellicoso, becchetta sul vetro quasi a volermi applaudire. Un becchettare che mi riporta alla realtà, trasformandosi in squillo del telefono, altrettanto perentorio. Mi verrebbe voglia di non rispondere, ma potrebbe essere uno dei miei figli e sollevo la cornetta…

Aspettatemi, devo sentire chi è!

Anna


  1. I sogni non hanno età
  2. È possibile avere il gene di una capra?
  3. Un basco verde oliva

Foto | Manel




Antonella Serrenti