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Posted martedì, 22 Maggio 2012 by Antonella Serrenti in Racconti e testi
 
 

Diario di un’attempata ragazza: la ricetta dei “pruppu seppia”


Vi capita mai di odiare il telefono?

“Pronto…”

“Ciao Anna sono Silvia… disturbo?” Sì! Parecchio. Ma le feste non sono finite? E gli auguri già dati? Uffa!

“Ciao Silvia, non mi disturbi…” – Pinocchio! – “…come va? Hai passato un bel Natale?”

“Come al solito. Pranzi e cene con i fratelli e le cognate di mio marito con al seguito la mia meravigliosa suocera, che se fosse possibile, in questi giorni è stata più carogna del solito, quasi quanto quel baccalà di suo figlio, nonché mio marito. E tu, tutto bene?”

“Sì, tutto bene” rispondo, rimpiangendo il basco verde oliva.

“Ti ho chiamato per proporti una cena tra donne…”

Il mio cervello vomita uno: “Scordatelo! Non ho nessuna voglia di sorbirmi discorsi su tuo marito che quando entri nel letto tutta pizzi e profumo, si gira dall’altra parte e finge di dormire. Oppure di conversazioni sulla menopausa, rughe e punture di acido ialuronico, che ovviamente nessuno ha provato… bugiarde!” Ma la bocca pronuncia un educato:

“Oh! Peccato! Mi avrebbe fatto piacere…” – Quanto sono ipocrita, da uno a dieci? –“Mi ha invitato a cena mio fratello, ho appena fatto la doccia e mi sto preparando per uscire”.

“Allora vai al paesello?” – risponde un po’ ironica: è nativa di Cagliari, lei – “…sarà per la prossima volta, divertiti. Ciao, ti chiamo domani per il resoconto della serata. Baci” aggiunge delusa.

“Baci a te, saluta le altre da parte mia”.

Aaah! Finalmente! Mi sono salvata, anche se dubito che abbia creduto a una sola delle mie parole che odoravano di bugie. E adesso, a proposito di cena, è ora che mi prepari qualcosa da mangiare. I giorni scorsi ho mangiato poco, forse meno degli altri giorni, ma in compenso ho cucinato. Il mio frigo ormai è vuoto, ho solo dei polpetti (mio babbo li chiamava “pruppu seppia”, in dialetto sardo ) già lavati e asciugati, pronti da cucinare. Perfetto! Vediamo se riesco a ricordare come li cucinava la mia nonna materna.

Mi sembra di sentirla… “Come puoi non ricordare, mi stavi sempre tra i piedi quando cucinavo!”

Sì, è vero! E tu mi sgridavi: “Non toccare! Vai lavati le mani!”

Dolce e cara nonna, però poi mi permettevi sempre di aiutarti.

“Adesso prendi un tegame largo e fai rosolare in poco olio uno spicchio d’aglio schiacciato, come ti ho insegnato, con del prezzemolo tritato…”

Fatto nonnina, poi?

“Togli l’aglio perché, se si brucia, l’olio diventa amaro, e unisci al soffritto i piccoli polpi insieme alle olive nere, anche quelle piccole e sarde che sono più amare e legano bene con il pesce…”

Questo particolare, delle olive piccole e sarde, non lo ricordavo nonna; non conosco la provenienza di queste che ho in casa, le ho comprate al supermercato, ma tanto sono olive.

“Sei sempre la solita testarda. Falli cuocere solo qualche minuto, quando il sugo è quasi denso versa un bicchiere di vernaccia aromatica e possibilmente vecchia…”

Ho vernaccia del 2001, va bene?

“Non fare la spiritosa! Metti un po’ di sale e una spolverata di pepe macinato al momento”.

Non ho pepe, metto il peperoncino che fa meno male.

“Fai come vuoi. Lascia sobbollire a fuoco lento e tieni il tegame sempre coperto, non farli cuocere troppo altrimenti s’induriscono!”

Va bene nonna!

“Mi raccomando, mangiali caldi!”

Certo nonna, sai che non mi piacciono i piatti freddi.

“Se hai un bicchiere di vino bianco, bevilo, si gustano meglio”.

Lo berrò, ho del Vermentino di Gallura, va bene?

“Secondo me, il vino bianco che faceva tuo nonno, con l’uva delle vigne di Calasetta, secco e con un retrogusto di mela, pesca e agrumi, sarebbe l’ideale. Questo Vermentino non lo conosco. Arrangiati!”

Uhm! Divini e piccantissimi, grazie nonna! Chissà se ti ho mai detto che mi manca quell’immagine di noi due insieme, davanti ai fornelli…

“Sciocca, io sono sempre con te! Mastica lentamente…”

Ed è masticando, che torno al tempo della scuola.

Anna


  1. I sogni non hanno età
  2. È possibile avere il gene di una capra?
  3. Un basco verde oliva
  4. Quanta fantasia hanno gli asini?

Foto | orsorama




Antonella Serrenti