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Posted venerdì, 22 Giugno 2012 by Antonella Serrenti in Racconti e testi
 
 

Diario di un’attempata ragazza: la preghiera del grano

Spighe di granoQuant’erano buoni i tuoi polpetti, nonna… E, sono di nuovo laggiù, nel tempo che sa di primavera e fragole.

La ricreazione è ormai terminata, sono un poco più grande, una bambina con troppa sensibilità e le esigenze affettive di un’adulta.

Imprigionate in questi muri per noi altissimi, claustrali, ascoltiamo riprendere la lezione su I Promessi Sposi. Dalla finestra rigorosamente chiusa s’insinua il cinguettio degli uccellini e lo sferragliare del treno.

Mentre Lucia si rifugia in un convento di Monza e don Rodrigo studia un altro piano per scoprire dove si trova,… la mia fantasia scorrazza libera per il paese che, finalmente, si è spogliato della “coperta di lana” sostituendola con “lenzuola” ricamate di gemme, di formiche in fila indiana e di pacioccone nuvolette biancastre.

Intanto Renzo col cuore pieno di tristezza arriva a Milano, mentre don Abbondio si scervella in cerca di una scusa valida per non celebrare il matrimonio. Nel frattempo, il mare cattura i raggi del sole riversandoli subito dopo sulla terra come tanti fili di bisso, che illuminano e colorano il paese intero.

E mentre Agnese e Lucia si abbracciano… Un singhiozzo disperato spegne la tua voce severa di maestra all’antica, e mi riporta bruscamente alla realtà. Per un attimo ho pensato che la peste si fosse portata via Renzo, e che nella mia levitazione mentale, il passaggio mi fosse sfuggito… invece una mia compagna, con la mano chiusa a pugno, tenta di asciugarsi le lacrime che rigano le sue guance scarlatte.

Speriamo che questo matrimonio si celebri al più presto, perché questa storia oltre a essere noiosa è anche triste, penso. E ancora più triste è il fatto che quando qualcuna di noi piange in aula, sembra esploda un’epidemia di inquietudine: di questo ti dobbiamo essere grate perché, tra una consonante, un verbo e una sottrazione, in questo tuo erudirci hai incluso… l’ansia!

Con la tua solita garbatezza le chiedi il perché del suo pianto… ti risponde tra un singhiozzo e un fiume di lacrime che gli uccelli hanno fatto mattanza nei campi di grano di suo padre, il raccolto è andato perduto e la famiglia rischia di fare la fame.

Miracolosamente i tuoi occhi si lucidano e, tentando di nascondere questo “prodigio”, le chiedi di spiegarci come è potuto accadere questo disastro.

Tirando su col naso lei racconta.

“Ogni anno, quando le spighe del grano sono ancora verdi, mia nonna andava nei campi e recitava una preghiera. Chiedeva a Gesù di vigilare e agli uccellini di astenersi dal becchettare il grano, perché tutto quel cibo di un anno intero rischiava di rovinarsi, e sarebbe stata per la famiglia una grave mancanza: noi tutti dipendiamo dalla quantità del raccolto. Poi, con lo sguardo volto al cielo ringraziava, mentre a stormi gli uccelli più gentili se ne andavano. La nonna, purtroppo, pochi mesi fa è deceduta, e nessuno si è preoccupato di recitare la preghiera”.

Che silenzio, quel giorno in classe… ascoltare la bimba era come leggere una favola, ma dov’era il lieto fine?

E tu, cosa provasti tu, davanti a tanto insegnamento?

Cosa provasti a toccare con mano le grandi verità di un bambino?

Tu, cosi restia a concedere l’anima davanti a un’anima pura e denudata, ti vergognasti almeno un poco della tua avarizia?

E portasti via con te, fino alla vecchiaia, il pesante fardello della vera Conoscenza?

Ecco perché per cinque lunghi anni ho desiderato diventare grande in un sol colpo. Ma non è stato così semplice. Gli anni passarono lenti, più lenti delle mie previsioni e delle mie speranze. Ma alimentarono quella mia natura che tanto spaventava mia madre e che mi rendeva “diversa” rispetto alle sue aspettative e ai suoi desideri. Io ero un’estranea.

Anna


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Foto | Dag Endresen




Antonella Serrenti