0
Posted martedì, 24 luglio 2012 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Fecondazione assistita e realizzazione dei propri sogni. Intervista a Eleonora Mazzoni, autrice de Le difettose


La storia di una maternità cercata, fortemente voluta ma irrealizzabile. Ma anche un cammino di conoscenza di sé stessi per capire chi si è veramente. Fecondazione assistita e realizzazione dei propri sogni sono un po’ i fili rossi del romanzo Le difettose di Eleonora Mazzoni, volto noto del cinema e della televisione nonché del teatro. E non è un caso che l’ultimo capitolo del libro inizi così:

Stamattina mi sono svegliata più tardi del solito. Ho impastato sogni tutta la notte.

Una sensazione, quella di impastare sogni, che tutti sappiamo bene cosa significa. Come anche ben conosciamo cosa vuol dire risvegliarsi e capire – con sollievo o delusione, a seconda dei casi – che si stava sognando.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Eleonora Mazzoni che ci ha gentilmente risposto. Nel ringraziarla per la disponibilità e la simpatia mostrata, vi lasciamo all’intervista e vi invitiamo a leggere il suo libro che, secondo noi, merita veramente.

Particolare della foto di Emma Innocenti sulla copertina del romanzo “Le difettose” di Eleonora MazzoniIn copertina de Le difettose è riprodotta una bella foto di Emma Innocenti in cui si vede un nido con delle uova costruito tra i capelli di una donna. Nel tuo romanzo quanto c’è di testa, quanto di cuore e quanto di pancia?
Spererei il 100% di tutti e tre. Nel senso che l’impulso iniziale è stata un’esperienza personale che toccava letteralmente e metaforicamente la pancia e coinvolgeva il cuore, poi la scrittura ha comportato un lavoro soprattutto di testa. Di distacco e anche di raffreddamento della materia (che, essendo incandescente, è rimasta comunque calda). Anche il tono e lo stile sono andati nella direzione di una secchezza (e non ad esempio in quella del lirismo sentimentale). Cercando un ritmo sostenuto, denso, essenziale, che evitasse “sbrodolamenti” nei momenti più emotivi.

Le difettose racconta la storia – ben definita nello spazio e nel tempo – di Carla, una donna che vuole “a tutti i costi” avere un figlio. Ma è anche una storia che si dilata nello spazio e nel tempo tra ricordi e riflessioni. E, soprattutto, è una storia che narra di vittorie e fallimenti, di desideri e impossibilità. A distanza di qualche mese dalla pubblicazione, tu come definiresti Le difettose?
Un romanzo di formazione. Alcune lettrici mi hanno contattato attraverso la mail del sito esordendo così: “Sono una difettosa, anche se i figli li ho avuti con facilità”. Questo vuol dire che hanno percepito i temi e le domande più sotterranee del libro: “Cosa c’è di autentico e cosa di imposto in quello che vogliamo? Quando ci sentiamo veramente realizzati? Quali indicazioni ci danno i desideri che non si concretizzano? Perché la nostra volontà a volte non basta ad avverare i nostri sogni? E perché ci sembra sempre che ci manchi qualcosa?”

Nel libro si presenta anche un rapporto generazionale: Carla, la protagonista, sua mamma e sua nonna. Con Carla questa linea di “generazione” si interrompe. In base alla tua esperienza, quanto è ancora tabù in Italia non poter aver figli? O non volerli?
È ancora un tabù sia non poterli avere che non volerli. L’infertilità in tutte le culture è considerata una disgrazia e una punizione divina. E se la Bibbia è piena di donne sterili che in tarda età riescono a procreare è perché Dio ha deciso di fare il miracolo. È Dio che rende possibile l’impossibile. L’uomo non può. Di qui il pregiudizio rispetto alla fecondazione artificiale: dà troppi poteri all’essere umano. Ma anche non volere figli è un tabù, in quanto rompe un ordine prestabilito: quello che vede la donna in funzione del suo essere madre (e possibilmente moglie). Secondo me, parafrasando Simone De Beauvoir, “madri non si nasce, si diventa”. Indipendentemente dal fatto di fare o non fare figli. La maternità è una categoria dello spirito, è un potere, è una forza. Relegandola all’interno delle mura domestiche viene smussata. Anche in questo la procreazione assistita è dirompente. Ormai puoi diventare madre anche se sei single. Non devi neppure “incastrare” un uomo. No. Puoi fare tutto da sola in una clinica. Nello stesso modo se sei lesbica o gay. Trovo che tutto questo porterà una ridefinizione delle relazioni (e anche una loro maggiore autenticità). Il concetto tradizionale di famiglia ha fatto il suo tempo. Credo che in Italia si cerchino i figli così tardi non solo per motivi di precarietà economica e sentimentale ma perché il modello ancora culturalmente imperante è logoro e poco attraente.

Eleonora Mazzoni, attrice e scrittriceChi sono le vere difettose (o i veri difettosi, se preferisci) dell’Italia di oggi?
Chi decide le cose importanti della propria vita in base a criteri esterni, a conformismi sociali o culturali, capaci di scavare vuoti incolmabili dentro di sé e nel rapporto con gli altri. Chi cerca di adeguarsi a modelli estranei al proprio io più vero si percepirà sempre mancante, non all’altezza, in difetto. Tutto questo Seneca, lo scrittore prediletto da Carla, lo diceva (molto meglio di me) quasi duemila anni fa.

Tra i personaggi secondari del tuo libro, a quale ti sei più affezionata?
Mi piace Lucio, lo studente preferito di Carla. Mi piace come cambia il loro rapporto. All’inizio lei lo ha idealizzato, non lo vede veramente, non ne percepisce il disagio e i malesseri. Non si è neppure accorta che è gay, addirittura pensa di piacergli, è solo una proiezione dei suoi bisogni. Poi, mano a mano che Carla attraversa la sua via crucis ed entra in contatto con il dolore, il suo sguardo si pulisce. Non solo. Riesce ad aprirsi e a comunicare, usando un linguaggio capace di arrivare al cuore. Carla non è in grado di far crescere un figlio nella pancia ma il percorso che intraprende rende gravide le sue parole.

Tu vieni dal mondo del teatro, del cinema e della tv e Le difettose è la tua opera prima come scrittrice: quanto ha influito su Eleonora scrittrice l’Eleonora attrice?
Tantissimo. Ho imparato molto dal mio mestiere di attrice. Oserei dire molto di più che dal liceo e l’università (seppure fatti con grande impegno, visto che sono sempre stata una gran secchiona). O meglio: il mio mestiere di attrice ha fatto fiorire quello che avevo imparato precedentemente e che altrimenti sarebbe rimasto lettera morta. Nei paesi anglosassoni la recitazione è parte obbligatoria del piano di studi. Giustamente. Perché insegna la concretezza dei libri. L’uso dei sensi. Le parole di un testo sono “cose”, non astrazioni. I personaggi sono esseri umani fatti di vita, di umori, di peso, non di idee (seppure interessanti). La scrittura e la recitazione sono arti incarnate.

Il tuo romanzo è stato pubblicato da Einaudi: ottimo traguardo per una “esordiente”! Ti va di dirci cosa hai provato quando hai avuto tra le mani la prima copia del tuo libro?
Una sensazione simile a quando ho debuttato in teatro. Era un ruolo importante in uno spettacolo importante e nella semioscurità della platea intravedevo tanti occhi in attesa. Così, sfogliando il libro, mi sono immaginata lo sguardo dei lettori sulle pagine scritte da me. Una sensazione molto bella. Quasi sensuale.

 Concludiamo tornando all’inizio. L’epigrafe de Le difettose è una frase di Seneca: “Scriverò solo cose che possano essere utili sia a me che a te: ti esorterò alla saggezza”. Ritieni di aver assolto questo intento?
Sarei molto presuntuosa se dicessi di sì. Anzi spocchiosa e antipatica. Per cui non lo dirò. L’esergo iniziale è solo un’indicazione. Del fatto che il romanzo è un viaggio che la protagonista (e forse i lettori) intraprende alla ricerca di un senso e di una qualche forma di saggezza. Finché, cercando un figlio, Carla troverà se stessa.

Particolare della copertina del romanzo “Le difettose” di Eleonora Mazzoni




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.