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Posted venerdì, 27 Luglio 2012 by Roberto Russo in Punti di vista
 
 

Elogio della brevità

Elogio della brevità

Ho ripreso in mano, dopo diverso tempo, il saggio Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzione di Umberto Eco: lettura sempre illuminante e piacevole. Inconsciamente (ma anche no!) cercavo questo passo che ricordavo, ma non ero sicuro di averlo bene a mente:

Lo scrittore guatemalteco Augusto Monterroso ha scritto una volta quello che viene considerato il racconto più breve di tutta la letteratura universale:

Cuando despertó, el dinosaurio todavía estaba allí
(Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì.)

Umberto Eco utilizza questo racconto brevissimo per parlare della difficoltà di tradurre da un mezzo espressivo all’altro (nello specifico, Eco si domanda come un regista potrebbe rappresentare con un film questo testo breve ma complicato*).

Umberto Eco, Dire quasi la stessa cosa. Esperienze di traduzioneIl passo del libro di Eco mi era rimasto impresso per un altro motivo: la brevità e la completezza del racconto di Monterroso (1921-2003). Mi viene sempre in mente questo testo ogni volta che autori e autrici mandano i loro testi alla casa editrice per una valutazione ai fini della pubblicazione: noto che sempre più spesso i testi si allungano a dismisura, si trasformano in saghe, in narrazioni che occupano volumi e volumi. E, per contrasto, le email di accompagnamento sono scarne, spesso scritte male e con le abbreviazioni tipiche degli sms.

La brevità, signori miei, è un pregio, un’arte da apprendere e coltivare, soprattutto se siete scrittrici e scrittori “esordienti”. Non perché chi è alle prime armi ha meno da dire da chi ha già scritto tanto, ma proprio perché si è agli inizi ci si può prendere la libertà di dire poco e di dirlo bene. Che poi, anche scrittori esperti sono brevi: un nome su tutti, per esempio, è Erri De Luca. Ma possiamo anche citare lo splendido Il fucile da caccia di Inoue Yasushi o lo struggente Il racconto dell’isola sconosciuta di José Saramago (appena trenta pagine).

Dice la Bibbia che “nel molto parlare non manca la colpa, chi frena le labbra è saggio” (Proverbi 10, 19). Ed è anche vero che nel molto scrivere non manca l’errore, chi frena la penna è saggio.

Naturalmente, il mondo è bello perché è vario e siamo convinti che molte persone riterranno la brevità un difetto. Noi la pensiamo diversamente.


* Non voglio lasciare in sospeso il discorso che fa Umberto Eco e riporto alcuni passaggi esplicativi della sua idea: “Il regista non può evidentemente far vedere un tizio che dorme, poi si sveglia, e vede un dinosauro: avrebbe perduto il senso inquietante di quel todavía (che è ancora). A quel punto si accorgerebbe che il racconto suggerisce, nella sua fulminea semplicità, due interpretazioni: (i) il tizio è sveglio accanto a un dinosauro, per non vederlo più si addormenta, e quando si sveglia il dinosauro è ancora lì; (ii) il tizio è sveglio senza dinosauri nei paraggi, si addormenta, sogna un dinosauro, e quando si sveglia il dinosauro del sogno è ancora lì. Tutti ammetteranno che la seconda interpretazione è surrealisticamente e kafkianamente più saporosa della prima, ma neppure la prima era esclusa dal racconto, che potrebbe essere un racconto realistico sulla preistoria”. E via dicendo con altre possibili interpetazioni e sviluppi che, ripetiamo, nascono da un racconto di un solo rigo.


 

Foto | Emre Ayaroglu




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.