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Posted mercoledì, 1 agosto 2012 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

La biblioteca dei libri salvati. Intervista a Giuseppe Bearzi

La biblioteca dei libri salvati. Intervista a Giuseppe BearziI mezzi di informazione hanno dato molto risalto alla Biblioteca dei libri salvati aperta nell’ospedale di Pantalla, in provincia di Perugia. Ma questa non è l’unica libreria del genere aperta. Alle spalle c’è l’associazione di promozione sociale Intra che, a oggi, ha aperto ventotto biblioteche dei libri salvati. Nel progetto dell’associazione ce ne sono dodici prenotate in procinto di essere aperte, e c’è materiale per aprire altre ventotto biblioteche tematiche.

Abbiamo intervistato Giuseppe Bearzi, presidente dell’associazione, che ci ha raccontato qualcosa in più sulle Biblioteche dei libri salvati.

Come funziona praticamente il progetto?
Raccogliamo i libri da ogni possibile fonte: amici, conoscenti, istituzioni, biblioteche, scuole, editori, persone che hanno sentito parlare di noi in Umbria, Veneto, Toscana, Lazio…; li portiamo nei nostri piccoli “centri raccolta e smistamento”, li dividiamo per argomento e – per i temi che sono stati già scelti – li trasferiamo nelle “biblioteche tematiche” che sono aperte. Lo scopo che ci proponiamo però è civile e sociale, più che culturale: non ci basta riempire di libri gli scaffali, ma – a differenza delle biblioteche pubbliche – c’interessa costituire dei punti d’incontro e di riferimento che usino il tema, scelto liberamente dai residenti dell’abitato dove le nostre “biblioteche” si trovano, per creare eventi, per avviare iniziative capaci di caratterizzare, valorizzare e soprattutto ravvivare luoghi che negli ultimi decenni hanno perso le loro antiche e collaudate attività artigianali, commerciali, sociali, soprattutto a vantaggio dei giovani.

Trovo interessante l’idea di aprire librerie tematiche: quali sono, secondo lei, gli argomenti che attirano più lettrici e lettori?
Tra i tanti libri che ci donano, sembrerebbero quelli di “narrativa”, quelli “per ragazzi” e quelli che arrivano a bancali, ma i temi scelti sono i più vari e tutti di grande valore e contenuto culturale. Le “biblioteche” oggi più frequentate dai lettori sono quelle dedicate a “lingue e letterature del mondo”, a “la poesia delle donne”, a “i libri dei bambini e dei ragazzi” e ciò è dovuto all’impegno dei relativi bibliosotèr (i nostri bibliotecari salvatori).

La biblioteca dei libri salvati. Intervista a Giuseppe BearziNel vostro progetto è forte l’idea di legare la cultura al territorio: secondo lei i libri possono aiutare a renderci più consapevole della realtà (intesa in senso ampio) che ci circonda o sono (solo) un (buon) mezzo per evadere e riposare?
Sono umbro di recente acquisizione: dopo aver navigato e vissuto in molte regioni dell’alta Italia, mi permetto di affermare che l’Umbria non è luogo da grandi masse, se non per marce di una giornata o per eventi brevi. L’Umbria è una regione bellissima – per questo Gigliola e io l’abbiamo scelta –, ma la sua ricchezza maggiore non sta nelle sue città principali, bensì nei suoi paesi e nelle sue mille piccole frazioni, così stupefacenti e delicate. È un delitto rovinarle con l’attuale politica del turismo di massa, esterofileggiante, gabellato come sociale e concentrato nei mesi caldi.

L’Umbria è bellissima dodici mesi l’anno e perciò adatta a soggiorni durevoli e meditativi per villeggianti provenienti da tutte le nazioni del mondo, attratti sia dalle bellezze dei paesaggi, delle opere e dei manufatti che dal tema che più li appassiona. Nell’immagine che le Istituzioni le danno, l’Umbria è legata a un colore, a qualche santo, ai cioccolatini, a qualche giorno di jazz o di festival dei due mondi. La miriade di piccoli eventi, di giostre, d’infiorate e di camminate non le danno la forza attrattiva e persuasiva della Sardegna, della Liguria, dell’Alto Adige, pur possedendo l’Umbria doti altrettanto ricche. Qui il progetto turistico culturale è maldestramente scopiazzato, non è fortemente personale e coordinato.

Cosa può esserci di meglio per un appassionato di “astronomia” che andare a villeggiare a Borgo Coloti di Montone, dove c’è un osservatorio astronomico, una “biblioteca dei libri salvati” dedicata a questo tema (e ad “astrologia”) e un piccolo incantevole agriturismo in un castello da dove muoversi per visitare Città di Castello, San Sepolcro, Umbertide, Preggio, il castello longobardo di Pietralunga? E così per tutte gli altri luoghi ove ci sono le nostre “biblioteche”, parte delle quali hanno i libri già catalogati su Internet, in modo che gli appassionati di tutto il mondo li possano prima scoprire e poi raggiungere. Quel degradante turismo di massa mordi e fuggi, cercato dalle campagne istituzionali umbre, non porta, né porterà, ricchezza a commercianti, artigiani, operatori turistici e culturali che stanno intorno alle nostre “biblioteche”, ma solo gli avanzi di altre regioni meglio connotate.

Il vostro progetto è centrato sull’Umbria: pensa che potrebbe avere una risonanza nazionale?
Certamente, perché l’Umbria lo merita, ma – attraverso i programmi europei Lifelong Learnig Program e Grundtvig – siamo in contatto con interlocutori francesi, spagnoli, cechi e polacchi per portare il nostro progetto in Europa. Oltre che, naturalmente, con altre regioni italiane.

Allargando un po’ il discorso: le statistiche dicono che in Italia si legge sempre meno. In base alla sua esperienza in questo progetto, secondo lei è vero?
A mio avviso sono gli scrittori che scrivono male a leggere meno, così come i tecnici che realizzano male i loro impianti a studiare di meno. Certo, gli stranieri leggono più di noi, al Nord si legge più che al Centro e al Sud, ma la colpa è anche dell’accentramento delle biblioteche: se ce ne fosse una – come oggi sappiamo che sarebbe possibile – in ogni castello, villaggio, vocabolo dell’Umbria, la nostra regione potrebbe diventare la terra della cultura e del sapere. Se dal 2007 a oggi abbiamo raccolto quasi quarantamila libri, che ci vorrebbe con un po’ di collaborazione da parte delle istituzioni raccoglierne quattrocentomila?

Voi fate anche altre iniziative, sempre legate al mondo del libro e della promozione della lettura: da dove nasce questa passione?
Da una vita trascorsa in associazioni prima sportive, poi sociali, poi culturali nella convinzione che – se ne abbiamo la forza fisica e il credo – dobbiamo fare qualcosa per gli altri. Soprattutto per i giovani. In una regione dalla quale i giovani sono costretti a emigrare per trovare un lavoro dignitoso, come si fa a passare i pomeriggi al bar o a giocare a burraco?

Quali sono le sue letture preferite?
Sono onnivoro: sul mio comodino oggi c’è un libro in inglese di mia figlia, uno di astronomia e uno di antichi racconti cinesi. Mi piace, però, molto rileggere testi letti anni tanti anni fa per il piacere di scoprire le tante chicche che non avevo colto.

Per concludere: se io dicessi “Leggere un libro…” lei come terminerebbe la frase?
… per essere.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.