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Posted lunedì, 6 Agosto 2012 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Aforismi, nonsensi, controsensi e paradossi apparenti. Intervista a Claudio Nutrito


Claudio Nutrito ha pubblicato un interessantissimo libretto dal titolo Sono modesto e me ne vanto!
 Nonsensi, controsensi e paradossi apparenti. Il testo, agile e ben scritto, è un costante invito a porsi delle domande su come parliamo e a riflettere sul mondo in cui viviamo. Filo rosso che collega questo modo di porsi nei confronti della realtà sono gli aforismi, i controsensi, i paradossi, i nonsensi che spesso compaiono nel nostro modo di parlare ma che possono essere una chiave interpretativa da non sottovalutare.

Abbiamo rivolto a Claudio Nutrito alcune domande per capire meglio quest’affascinante mondo dei nonsensi, controsensi e paradossi apparenti.

Nel suo libro lei invita a riflettere, a porsi delle domande. Secondo lei, il mondo editoriale di oggi è capace di stimolare domande o segue solo delle mode?
La mia conoscenza della produzione libraria non è tale da poter compilare una pagella in questo senso. Comunque, da un’occhiata a quanto è esposto nelle librerie, mi pare che si trovi un po’ di tutto. Ci sono libri che ci dicono come stanno le cose, libri cioè formati da risposte, libri che sostengono delle tesi. Ce ne sono altri che ci suggeriscono domande, che aiutano a creare ipotesi. I primi intendono dirci le cose come sono. I secondi ci stimolano a immaginare le cose come potrebbero essere. Nessun dubbio sull’utilità dei primi. Ma la loro lettura dovrebbe, a mio avviso, alternarsi a quella dei secondi, quelli basati sulle domande. Le domande costituiscono un dispositivo che ci spinge a focalizzare la nostra attenzione su elementi che sarebbero altrimenti trascurati. Ha detto Eugène Ionesco: “Non è la risposta che c’illumina, ma la domanda”.

Si dice che si ricorre alla poesia quando non ci si può esprimere con le parole comuni. E si ricorre ai paradossi, ai non sensi e ai controsensi quando…
… quando si vuole uscire dagli schemi per cercare nuove prospettive di pensiero, quando cioè si è aperti all’esplorazione d’ipotesi inedite (non quando si rifiuta non solo di fare, ma anche di immaginare cose nuove). Quando si ritiene che idee nuove e apparentemente anticonformiste aiutino a superare vecchi pregiudizi (non quando si desidera costantemente la conferma degli attuali pregiudizi).

Aforismi, nonsensi, controsensi e paradossi apparenti. Intervista a Claudio NutritoLe andrebbe di commentare brevemente per noi alcuni paradossi d’autore presenti nel suo libro?
In genere i paradossi d’autore (aforismi) si commentano da soli. Più che commentati, andrebbero semplicemente “gustati”, per la sorpresa che può procurarci un’inaspettata esplosione di parole al di fuori dell’apparente logica. Ciò premesso in alcuni casi i paradossi possono costituire un interessante oggetto di analisi e riflessione.

Ad esempio, per ricercare un possibile “senso dietro il controsenso”. È il caso di questa frase di Blaise Pascal: “Vi ho scritto questa lettera piuttosto lunga perché non avevo tempo di farla più corta”. L’apparente controsenso di tali parole rileva, in realtà, l’impegno necessario per essere sintetici, un impegno che richiede, oltre a adeguate capacità, anche un certo impiego di tempo per riletture, modifiche, limature e tagli. Del resto, Karl Kraus, ha osservato che “quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma”.

“Mi ci sono voluti quindici anni per capire che non avevo talento di scrittore. Ma non ho potuto farci nulla perché ormai ero diventato famoso”. Queste parole di Robert Benchley ci prospettano un possibile turbamento non solo in presenza di un talento senza successo, ma anche nel caso di un successo senza talento.

“Poesia: quella lingua a parte che i poeti possono parlare senza timore di essere intesi”: questa definizione di Jean Cocteau ci ricorda “l’importanza di non farsi capire” un principio (apparentemente?) paradossale a cui ho dedicato un capitolo di un altro mio libro (Non ho niente da dire, ma so come dirlo). “Oggigiorno chi esprime er su’ pensiero senza spiegasse bene, è un genio vero” recita una poesia di Trilussa, mentre Emile Cioran afferma (scherzosamente?) che “la peggior disgrazia che possa capitare a un autore è di essere capito”.

L’analisi di un aforisma paradossale è utile anche per creare noi stessi dei paradossi. In questo caso si cerca prima di individuare il meccanismo su cui è stata costruita un’asserzione apparentemente insensata, per poi utilizzare tale meccanismo per la creazione di un nuovo paradosso. Un esempio di quest’analisi. All’avvento della televisione, Frank Sinatra così si espresse sul nuovo mezzo: “È una cosa stupenda. Basta chiudere gli occhi per avere l’impressione di ascoltare la radio”. Ho chiamato “progresso-regresso” il criterio individuabile nell’affermazione di Sinatra. Il meccanismo è questo: si parte da una nuova invenzione (nella fattispecie, la TV) che aggiunge qualcosa (l’immagine) a un’invenzione preesistente (la radio), si toglie l’elemento aggiunto (immagine) per tornare all’invenzione precedente (radio).
Altro esempio: “Sono d’accordo nel far dire le preghiere a scuola, purché sia trovato un posto per l’algebra in chiesa”. Nel libro, ho catalogato come “reciprocità paradossale” questa frase di Dylan Brody. Col meccanismo della reciprocità, si possono immaginare nuovi paradossi, come questo: “Sono favorevole alla vendita dei farmaci nei supermercati, a patto di trovare il banco del pesce fresco in farmacia”.

“Paradossalmente” lei consiglia alle nostre lettrici e ai nostri lettori di leggere il suo libro perché…
… perché i paradossi possono svelarci, in maniera pungente, la verità. O, meglio, un’altra verità. Ha detto Oscar Wilde: “La via del paradosso è la strada della verità. Per mettere la realtà alla prova bisogna vederla camminare su una corda tesa. Solo quando le verità si fanno acrobate potete giudicarne il valore”;

… perché i paradossi danno gusto e relax alla vita quotidiana;

… perché col ricorso ai paradossi vedremo le cose con occhi diversi, magari creandone noi stessi col gioco “paradossi-fai-da-te” (l’ho citato poco fa.) È un esercizio divertente. E anche utile, perché un paradosso fa riflettere chi lo formula.

Claudio Nutrito
Sono modesto e me ne vanto!
Nonsensi, controsensi e paradossi apparenti

Stampa Alternativa, 2012
ISBN 978-88-6222-289-1
pp. 112, euro 12




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.