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Posted martedì, 7 agosto 2012 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Robert Hughes: muore l’autore de “La cultura del piagnisteo”


Robert Hughes era noto come critico d’arte e come scrittore iconoclasta. È morto ieri, nel Bronx, a 74 anni, dopo lunga malattia, come ha comunicato sua moglie Doris Downes. Critico d’arte combattivo ha vissuto con uno stile lirico, potremo dire, e ha scritto in una maniera che ricordava più Zola o Ruskin che non il periodo in cui è vissuto.

Fondamentale per conoscerlo è il suo La cultura del piagnisteo. La saga del politicamente corretto in cui Hughes se la prende con l’americana dottrina del politically correct che sarebbe pungolata solo dall’insofferenza verso tutto quello che sa di qualità e per questo agisce discriminando tutto e tutti in un intento di appiattimento generale. Secondo Hughes, infatti, ci si trova dinanzi a

una lacrimosa avversione all’eccellenza

che segna la cultura di fine Impero che siamo vivendo. Un testo scritto nel 1993 e pubblicato in Italia l’anno seguente da Adelphi (e ripubblicato nel 2003 sempre per i tipi di Adelphi), ma attualissimo soprattutto per via di quest’avversione all’eccellenza di cui sembra essere afflitta la nostra Italia.

La conoscenza degenererà in un tumulo di visioni soggettive. Il becero dal cuore d’oro, la prostituta consunta dalla tisi, il bandito affettuoso con la madre, la ragazza epilettica che comunica con gli animali saranno gli eroi e le eroine della Nuova Tragedia, mentre il generale, lo statista, il filosofo diverranno lo zimbello di satire e farse.

Robert Hughes: muore l'autore de “La cultura del piagnisteo”E ancora:

La cultura del piagnisteo è il cadavere del liberalismo degli anni Sessanta, è il frutto dell’ossessione per i diritti civili e dell’esaltazione vittimistica delle minoranze. Ma, a ben guardare, le origini di questa cultura sono più antiche. L’America è una nazione fondata sull’emigrazione e da sempre i diversi gruppi di emigranti sono entrati in collisione tra loro … Nel contempo però questi emigranti volevano costruire una società utopica, parlavano di missione, pensavano a un nuovo mondo che doveva convertire l’Europa degenerata.

Ma

L’idea che la cultura europea sia in sé e per sé oppressiva è un inganno che può attecchire soltanto sul terreno del fanatismo e dell’ignoranza.

Nessuna esaltazione acritica del mito del buon selvaggio, dunque, ma uno sguardo lucido e forse spietato sull’uomo e sulla cultura che produce e di cui, forse, a volte è vittima.




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)