2
Posted mercoledì, 8 agosto 2012 by Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Cani della prateria e citelli: conosciamo meglio questi deliziosi animali

http://www.youtube.com/watch?v=y8Kyi0WNg40

Lo sguardo inquietante dell’animaletto di questo video ha riscosso un successo clamoroso: non c’è stato utente della rete che non l’abbia visto. Il mitico protagonista di questo video è un cane della prateria. Non si tratta di animali molto conosciuti da noi in Italia, anche se ci sono diversi cani della prateria e citelli presenti nelle case sparse lungo lo Stivale.

È attiva l’Associazione Italiana Cani della Prateria (AICDP) che si occupa di fornire informazioni e assistenza su quanti vogliano conoscere meglio cani della prateria e citelli. Li abbiamo contattati per avere qualche informazione in più e dobbiamo notare che sono stati subito disponibili e gentilissimi. Abbiamo rivolto, quindi, delle domande al dottor Guido Broich, presidente dell’AICDP, che ci ha risposto con solerzia e competenza. Lo ringraziamo per la disponibilità e vi lasciamo alle sue parole.

Cani della prateria e citelli: conosciamo meglio questi deliziosi animaliLeggo sul sito: “Non chiamateci marmotte”. Partiamo, allora, da una explicatio terminorum: che differenza c’è tra le marmotte, i cani della prateria e i citelli?
La frase in effetti è datata ed era stata messa diversi anni fa, all’inizio della nostra attività di informazione, per rispondere ad alcuni errori gravi fatti da parte di non molto esperti “tecnici”. In breve: ci fu il caso, che ebbe anche gli onori della stampa, se ricordo bene su Il Giornale a firma di Oscar Marino, che un cane della prateria scappato di casa venne ritrovato in un parcheggio di una cittadina nel biellese. Portato alla ASL, i veterinari decretarono che fosse un cucciolo di marmotta e lo fecero riportare nel bosco al di sopra di Oropa. Per fortuna la padrona, socia AICDP, venne a sapere del fatto e con un’immediata attivazione di diversi volontari riuscimmo a recuperare il malcapitato. Se ne stava tutto soletto e fiducioso di un pronto salvataggio davanti a una tana abbandonata!

In realtà dobbiamo invece dire che i cani della prateria e i citelli, in quanto facente parte della famiglia dei cosiddetti “scoiattoli di terra” sono parenti stretti delle marmotte. Questo non deve indurre in errore: anche se membri di una grande famiglia, le abitudini di vita tra marmotte, cani della prateria e citelli sono molto diverse. Basti dire che i cani della prateria non vanno in letargo, come invece fanno sia marmotte che citelli. I cani della prateria, di origine nordamericana, hanno poi una vita sociale molto più intensa, formando vere e proprie città che in origine contavano centinaia di migliaia e forse milioni di individui, quando le marmotte sono sostanzialmente solitarie e i citelli hanno abitudini intermedie.

Lasciando da parte le marmotte, animale europeo non adatto alla tenuta come animale da compagnia, anche le differenze comportamentali tra cani della prateria e citelli si sono rivelate negli ultimi tempi essere – a differenza di quanto si riteneva una volta – molto diverse. La nostra associazione sta effettuando degli studi con i maggiori esperti americani proprio su questo argomento. Lavoriamo a un libro sul tema che dovrebbe vedere la luce entro l’anno.

Un cane della prateriaCani della prateria e citelli, possono essere considerati “animali da compagnia”?
Sì. Basta intendersi. Il concetto di “animale da compagnia” è mutato sensibilmente negli ultimi anni. Del resto lo stesso concetto di animale non a fini utilitaristici ma sociali e affettivi è abbastanza giovane. Dai tradizionali compagni dell’uomo come cane e gatto, che anche loro emergono da una storia di utilità per difesa e caccia per il cane e contrasto delle infestazioni da topi per i gatti, solo negli ultimi secoli, ora si è passati a tutta una serie di specie prima impensabili. Uccelli, rettili, persino insetti, si sono aggiunti nelle nostre casi ai più tradizionali mammiferi. I roditori hanno conquistato un posto speciale in questo. Dal cricetino della mia gioventù ora si è passati a conigli, ratti, topi di tutte le specie. Mi piace pensare che la spiccata intelligenza e capacità adattiva di questi roditori, come la loro naturale indole sociale, hanno contribuito non poco a questa evoluzione.

Il problema non è tanto il fatto se possono essere “da compagnia” a noi, ma se noi siamo in grado di esserlo per loro e di tenerli in modo adeguato. E qui nasce il problema maggiore. Intanto va ricordato che alcune specie animali, come i conigli, abitano con l’uomo da secoli, subendo una selezione importante. Essi sono a pieno titolo domestici, cioè orientati alla convivenza con l’uomo.

Non così i cani della praterie e i citelli. Essi sono entrati nelle nostre case solo recentemente, rimanendo a pieno titolo animali selvatici. Così hanno bisogni particolari, sia di alloggiamento che alimentari, che non sono sempre facili da soddisfare. Inoltre ricalcano più il carattere dell’animale selvatico. Se l’animale addomesticato ha una psicologia più morbida, più adattata all’uomo, l’animale selvatico mostra salti di umore repentini, reazioni spesso molto forti, amori e aggressività naturali che spesso possono non corrispondere alla visione, diciamolo pure, un po’ sdolcinata dell’uomo moderno.

Tenere un cane della prateria o un citello è pertanto possibile e dà grandissime soddisfazioni, ma richiede anche molta cura, studio e capacità di pensare e sentire CON l’animale e non solo per se stessi. Non sono immagini dei nostri desideri, ma esseri autonomi amabili ma indomabili. Sanno farsi amare con la stessa violenza con cui sanno mordere, giusto per metterlo in una battuta!

Cani della prateria e citelli: conosciamo meglio questi deliziosi animaliPerché il cane della prateria è chiamato cane? Ha qualcosa in comune con cani che tutti conosciamo?
È una storia buffa. In effetti il nostro piccolo roditore nulla ha in comune con il cane, se non l’appartenenza alla grande famiglia dei mammiferi. La ragione del nome sta in un errore dei primi uomini bianchi che venendo da est raggiunsero le grandi praterie americane. Il cane della prateria ha un’organizzazione sociale molto complessa con una divisione dei compiti rigorosa. Un maschio esperto è sempre in vedetta quando gli altri mangiano o giocano, e al minimo pericolo emette il suo classico grido, un “AH-AHHHH”, che gli americani mimano con “YAHOO”, da cui il nome del noto motore di ricerca. Questo verso ha moltissime variazioni, per indicare differenti tipi di pericolo, e in una forma assomiglia proprio moltissimo a un latrato di cane. Siccome i cowboys sentivano il grido, ma non vedevano l’animale, nascosto tra l’erba della prateria, pensavano che si trattasse di piccoli cani selvatici, come un dingo in miniatura. Da quest,o il nome “cane della prateria”. Buffo poi che anche il nome scientifico, che venne dato quando l’animale era già ben noto e catalogato come roditore, riprese tale errore dando il nome di “cynomys”, cioè “topo-cane” alla specie del nostro amico.

Quali sono le domande da porsi prima di adottare un cane della prateria o un citello?
In fondo poche. Per prima: quanto tempo penso di poter dedicare al mio nuovo coinquilino? Se ci sono problemi, desistete. Il cane della prateria soffre nulla di più della solitudine, ha bisogno delle coccole più che del cibo.

Per seconda: quanto spazio ho da destinargli? Deve disporre di un recinto esterno, costruito ad arte, o di una gabbia grande in casa, anch’essa costruita apposta. Un conto generale è di circa un metro quadro di calpestabile per animale, e visto che se ne devono tenere sempre almeno due, siamo a due metri.

E per terzo, permettetemi di sembrare venale: ho soldi sufficienti per gabbia, cibo e veterinario? L’animale costa, ma non bisogna fermarsi a quel livello, che è il meno importante. Costruire o farsi costruire la gabbia può essere molto più impegnativo. Il cibo deve essere procurato apposta, non si può ripiegare sui rifiuti della nostra tavola. Ma, soprattutto, bisogna essere disposti a sacrificare qualche risparmio se il nostro piccolo amico non sta bene e ha bisogno di cure. Che l’amore basti a vivere è un bel modo di pensare, e ci piacerebbe fosse vero, ma non lo è. E mi creda, non è raro che l’AICDP deve intervenire per animali in difficoltà perché i loro padroni non possono, anche con tutta buona volontà, dare a loro tutto il necessario. Ed è molto triste per entrambi.

Infine, prima di adottare un cane della prateria, pensate al vostro futuro. Lui si fisserà molto su di voi, si affezionerà tantissimo e se deve cambiare famiglia perché avete un nuovo fidanzato o fidanzata, o è venuto il primo figlio o semplicemente avete cambiato lavoro e dovete andare in una casa piccola in cui per lui non c’è più spazio, soffrirà. Lo avrete preso solo per farlo soffrire.

Per i citelli il discorso è ovviamente del tutto uguale.

Un citelloLeggo sul vostro sito che sia i cani della prateria che i citelli sono molto territoriali e bisogna porre molta attenzione quando si hanno ospiti. Suppongo, quindi, che non siano pet adatti a famiglie con i bambini, giusto? Qual è la famiglia ideale per questi animali?
Giusto. Essi in natura hanno un territorio preciso che difendono contro gli aggressori. Noi bipedi che viviamo insieme a loro siamo tollerati, ma non siamo mai i padroni del territorio, lo sono loro. Questo comporta due cose: in prima istanza ci usano come fonte inesauribile di coccole, e va tutto bene perché ci hanno accettato, ma se arriva un estraneo ci possono essere problemi. Non è detto però: non tutti si comportano in modo uguale, e non sempre sono aggressivi. Anzi, spesso son molto coccoloni anche con estranei. Solo che questi devono sapersi muovere piano, non spaventarli e venire a casa vostra quanto il vostro cane della prateria è di buon umore. Soprattutto quest’ultimo requisito è fondamentale.

Un secondo punto è che i maschi vanno in calore tra novembre e febbraio. Alcuni per più mesi diventano totalmente intrattabili e odiosi, altri non fanno nemmeno una piega. In alcuni casi litigano tra di loro, in altri dormono tranquillamente insieme. Ora ho due famiglie con due maschi e due femmine adulte che non litigano mai, prima tra Bubu e Sansone era la terza guerra mondiale durante il calore.

Per questo bisogna saper leggere i loro segnali di umore. Non mordono mai a tradimento. Certo che se dopo una coda ingrossata e un battere di denti minaccioso l’umano è così poco intelligente da voler insistere a disturbare il pelosetto, non deve pretendere di uscirne indenne!

Un punto è certo: non conoscono la paura e se vogliono mordere, lo fanno. Per questo non sono adatti ai bambini, troppo impetuosi e troppo poco attenti ai segni comportamentali dell’animale.

Una famiglia che adotta un cane della prateria deve poi essere disposta a dedicargli il giusto tempo. Se vive in gabbia, ha bisogno di almeno due ore al giorno di giochi e coccole, se è da solo anche di più. Vige una regola: più è solo e meno è grande la gabbia, di più tempo ha bisogno. Più spazio ha a disposizione e più è ricco il suo gruppo, più preferisce stare con i suoi simili. Certo è che ha comunque bisogno di molte coccole e attenzioni, dai suoi simili come dall’uomo. Basti dire che il primo saluto di accettazione di un animale in un gruppo è il “grooming”, cioè il pulirsi il pelo a vicenda, un po’ come fanno le scimmie, e il vostro cane della prateria lo farà ai vostri capelli, se vi gradisce.

I citelli sono meno aggressivi durante il calore, anche se il concetto non cambia.

Un cane della prateria cuccioloCosa mangiano i cani della prateria e i citelli?
I cani della prateria sono erbivori obbligati, e dico erbivori, non granivori. Il fatto che non mangiano carne non esaurisce il problema. Hanno un sistema digerente efficientissimo, abituati come sono a dover sopravvivere in zone poverissime di cibo. Inoltre, proprio per questa loro storia alimentare, sono ingordi: mangerebbero in continuazione, la fame è il loro peggior nemico. A volte per ridere dico che “un cane della prateria è fame attaccata a un dente messa in un sacco di pelo”. È fondamentale pertanto che vengano alimentati solo con cibi adatti, ad alto contenuto di fibre e con composizione particolare. Dannosissimi sono i cibi per criceti, conigli e mortali, poi, i semi per uccelli e altri cibi grassi.

Quando siamo partiti come associazione, in Italia non si conosceva quasi nulla di questi animali, e non c’erano cibi adatti. Siamo riusciti a stimolare prima l’importazione di cibi appositi e poi anche la produzione di cibi adatti nostrani dopo molti anni e con grande fatica. Va detto che il numero ridotto dei cani della prateria presenti in Italia, rende la produzione di un cibo specifico molto onerosa e poco remunerativa. Allo stato attuale stiamo facendo una grande campagna con l’aiuto della massima esperta americana sui cani della prateria, per ampliare sempre di più l’offerta in Italia. Comunque, non voglio fare pubblicità a un libro che non c’è ancora, ma posso anticipare che nel testo ufficiale dell’AICDP di prossima pubblicazione la parte dedicata all’alimentazione sarà molto ampia.

Per sottolineare l’importanza del fatto, possiamo dire che se prima si pensava che la vita media di un cane della prateria non superasse i cinque-sei anni, oggi sappiamo che correttamente alimentati possono superare facilmente i dieci anni.

I citelli hanno esigenze di dieta simili, ma non uguali. Il divieto di semi o grani è molto meno stretto e tollerano meglio componenti non strettamente erbacei.

Quali sono le caratteristiche principali di una casa adatta ai cani della prateria e ai citelli? Vivono in gabbia o è meglio tenerli in giro per casa?
Adattare una casa a un cane della prateria è difficile se non impossibile. Sono curiosi, intelligenti, incoscienti, testardissimi e pronti a farsi male come pochi.

La cosa migliore è dotarli di un recinto esterno, costruito con molti specifici accorgimenti. In casa devono stare in gabbia, ma allora devono avere la possibilità di uscire almeno qualche ora al giorno, sempre sotto sorveglianza. Si calcola che un animale deve disporre di almeno un metro quadro a testa di area calpestabile sua nella gabbia. Si devono pertanto costruire gabbie speciali, che non ci sono in mercato, più grandi e dotate di accorgimenti specifici anti-caduta.

Per girare in casa ci vuole sorveglianza, da una parte per lui, per evitare cadute e rosicchiamenti di oggetti o velenosi o pericolosi, come i fili, dall’altra per il padrone di casa. Tea una volta in due minuti di scarsa attenzione è sparita nel materasso e per tirarla fuori abbiamo dovuto tagliare tutto il materasso a pezzi. Un’altra volta è salita su un divano di pelle nuova e in un batter d’occhio ha fatto un buco, per fortuna dietro un cuscino.

Bisogna poi tenere presente che sono animali di una intelligenza a dir poco diabolica. Studiano il problema e lo risolvono, sono esperti in fughe, il maestro Houdini era uno scolaro apprendista in paragone. Sansone una volta è riuscito a passare da una botola che serviva per dividere la gabbia in due settori, in modo da avere due gruppi di animali. L’avevo chiusa proprio per lui e, per evitare che si aprisse facilmente, avevo fatto in modo che la botola potesse aprirsi solo attraverso una catenella passata su una carrucola. Lui mi ha osservato fare il gesto per una settimana senza muoversi. Poi una mattina ho trovato la botola aperta e Sansone seduto tutto contento nel settore proibito, dove era andato ad affermare la sua supremazia nei confronti di un rivale. Mi guardava tranquillo come per dirmi cosa pensava della mia intelligenza.

Gli accorgimenti sono comunque troppi per poter essere elencati qui, consiglio una attenta e non affrettata lettura del nostro sito, dove c’è tutto.

Con questi accorgimenti saranno felici loro e tranquilli noi, in fondo non è difficile, basta conoscere e seguire le istruzioni giuste.

Ancora un citelloCome fare per adottare un cane della prateria o un citello? Ci sono allevatori in Italia?
Dopo uno stop quasi totale, ora ci sono sostanzialmente due canali da cui derivano i cuccioli. Il primo fornisce cuccioli “in eccesso” provenienti dalle colonie stabili presenti in molti zoo del nord Europa, che, tenute in condizioni corrette, fanno cucciolate abbondanti. Questi cuccioli vengono offerti in diversi negozi. Il secondo canale sono gli allevatori nostrani. Qui va detto che fino a cinque-sei anni fa era praticamente impossibile trovare cucciolate in Italia. Solo la maggiore conoscenza delle loro necessità ambientali e sociali ha permesso di avere un numero di cuccioli sufficiente per soddisfare la richiesta. Questo ha permesso inoltre di eliminare tristissimi tentativi di speculazione da parte di alcuni soggetti poco seri, che da una parte chiedevano cifre da rapina, dall’altra vendevano citelli come “mini cane della prateria” o “cuccioli”, per lucrare indebitamente. L’AICDP ha fatto una battaglia capillare nei negozi contro tale truffa e devo dire che il risultato è stato ottimo. Questo anche perché molti negozianti non erano alla origine del misfatto, ma a loro volta truffati da sedicenti importatori. Oggi tutte le maggiori catene di distribuzione e negozi zoo hanno accettato i limiti di prezzo AICDP (anche se ci sono ancora spiacevoli casi in Italia in cui si specula) e usano denominazioni giuste. Con questo non è che non esistano ancora dei furbetti: consigliamo a tutti gli acquirenti informarsi bene e in caso di dubbio chiedere l’aiuto di AICDP. Ricordo che assistiamo tutti in modo completamente gratuito con le nostre informazioni e se possibile anche con assistenza diretta da parte dei volontari. Unica nostra richiesta è che l’acquirente deve dimostrare di avere acquisito le informazioni base e avviare l’animale a una tenuta corretta.

Sul nostro forum c’è poi una sezione apposita dove una persona che cerca di adottare un cane della prateria o un citello può segnalarsi. Potrà scambiare informazioni e, quando ci saranno i cuccioli, potrà prendere contatto direttamente con l’allevatore AICDP. Sottolineo che AICDP non entra in alcun modo nella compravendita di animali e non fa da tramite, ma gli allevatori associati AICDP praticano prezzi molto calmierati in cambio di una selezione accurata delle qualità del compratore.

Una bella foto di un cane della prateriaInfine, ci potrebbe dire qual è stata la molla che è scattata in lei e che l’ha fatta innamorare dei cani della prateria e dei citelli?
I “colpevoli” sono Tea e Bubu, entrambi purtroppo ormai passati alle praterie eterne al di là dell’arcobaleno. Un giorno mia moglie torna da un negozio di forniture da giardino dicendomi di avere visto degli strani animaletti in una gabbia, simpatici a prima vista, che l’avevano salutata vigorosamente con un AH-AHHH forte, lanciando le braccine all’aria. Non sapeva spiegarmi come si chiamavano, e allora, incuriosito, andai a vedere. Erano due palle di pelo in una gabbia piccolissima che venivano subito alle sbarre per farsi toccare e accarezzare. Chiesi il nome, che non mi disse nulla.

Premetto che abbiamo sempre avuto animali, ma in quel momento eravamo solo con alcune tartarughe, essendo morto il gatto Chicco alcuni mesi prima e noi eravamo con la solita fermissima decisione di non volere assolutamente più animali!

Iniziai una ricerca su internet, e non c’era praticamente nulla in italiano. Trovai infine qualche informazione su siti americani e un sito tedesco. Ci pensammo un po’, ma per farla breve decidemmo di prendere l’animale. Il commesso ci disse che ci dava un maschio, che potevano stare da soli (come cani e gatti), anzi, era meglio, se no avrebbero fatto come criceti e topi, moltiplicandosi all’infinito. Ci fece comprare una gabbia per conigli.

Fu amore a prima vista e lo chiamammo Teo, da Teodoro. Nel giro di pochi giorni compresi che dovevano invece stare in coppia e mi precipitai a comprare la femminuccia – avremmo trovato come affrontare il problema dei cuccioli! – sperando che non fosse già andata altrove. Per fortuna c’era. E pensare che alcuni anni dopo la nostra massima preoccupazione sarebbe stata la difficoltà di fare cuccioli che hanno questi animali!

Portai a casa questa femminuccia. Subito sorse un dubbio: se è vero che l’assenza di qualcosa non dice nulla, la presenza è un segno fortemente sospetto: la femminuccia era dotata di un attributo ben visibile tipico dei maschi, il maschio invece ne era privo… Beh, per farla breve, Teo divenne Tea e il nuovo acquisto prese il nome di Bubu, dovuto alla sua somiglianza sconvolgente al compagno dell’orso Yoghi. È difficile crederlo oggi, ma allora era praticamente impossibile trovare qualcuno che sapesse identificare correttamente il sesso dei piccoli, e spesso gli stessi veterinari erano presi alla sprovvista. Non si sapeva nulla ed era una cosa tragica.

I due invece erano un amore e tutto prese inizio da lì, senza mai un ripensamento. Un amore violento, come il loro morso, inguaribile. Fu come un’infezione: una vera e propria malattia da cui non siamo più guariti e speriamo non guarire mai!

Foto | Tambako the Jaguar – KRO-Media – PJLewis – svetlik – harmi2009 – svetlik – Cwongie




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.