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Posted giovedì, 23 Agosto 2012 by Roberto Russo in Punti di vista
 
 

Scrivere a mano, scrivere al computer


Se molti sono i difensori del libro cartaceo e, dal lato opposto, altrettanti quelli del libro digitale, pochi, se non mi sbaglio, sono gli strenui difensori dello scrivere a mano vs lo scrivere al computer. Diamo per scontato che ormai si scriva al computer e ci meravigliamo se sappiamo di qualcuno che scrive a macchina. Lo scrivere a mano pare non sia più contemplato, come, chissà!, un domani sarà del tutto naturale leggere eBook e guarderemo con meraviglia chi legge su cartaceo.

È sintomatico che blog e siti che, in un modo o nell’altro, si occupano di libro, spesso abbondino di immagini di altri tempi che mostrano penne, piume, inchiostri, pagine ingiallite: un contrasto (l’immagine di un pennino su un blog) che è simpaticamente lampante. Come anche è sintomatico che se si digita la stringa “scrivere a mano” su Google, i suggerimenti che il motore di ricerca ci offre sono:

Scrivere a mano su iPad

  • scrivere a mano
  • scrivere a mano su ipad
  • scrivere a mano libera
  • scrivere a mano libera su ipad

(A proposito di scrivere su iPad: è stata inventata anche la macchina da scrivere – una vera macchina da scrivere – per poter scrivere, appunto, sull’iPad). Secondo alcune ricerche, infine, sembra che una persona adulta possa far trascorrere anche quarantuno giorni senza scrivere qualcosa a mano.

A voler essere pignoli è maggiore la differenza che c’è tra lo scrivere a mano e lo scrivere al computer che non tra il leggere su cartaceo e leggere in digitale. Mentre la lettura è sempre la stessa, la scrittura cambia molto. E non mi riferisco al fatto che, probabilmente, esprimersi “a mano” è diverso dal farlo al computer, ma proprio alla realtà in sé dal momento che, propriamente, si scrive solo a mano. Con il computer si digita. I grafologi possono interpretare il tratto della penna; quello del computer è standard.

I più comuni programmi di videoscrittura, come anche varie estensioni per i browser, segnalano immediatamente gli errori che si compiono mentre si scrive e più di qualcuno si sente, per questo, autorizzato a non rileggere quanto ha scritto (cioè, digitato). Scrivere a mano, poi, è più faticoso che scrivere a computer: è un lavoro che nel tempo è andato semplificandosi. Anche qui c’è da notare, però, che Google propone il servizio Handwrite che riconosce(rebbe) quello che si scrive con il dito sullo schermo (sui dispositivi con il sistema operativo iOS5 di Apple e per i dispositivi con Android 2.3 o Android 4.0).

Montagne. Avventura, passione, sfida (a cura di Carlos Solito, Elliot edizioni, 2012)Della differenza tra lo scrivere a mano e lo scrivere al computer è testimonianza l’incipit del racconto Eruzione stromboliana di Andrea Gobetti, contenuto nel libro Montagne. Avventura, passione, sfida (a cura di Carlos Solito, Elliot edizioni, 2012). Scrive Gobetti:

Un tempo, quando gli uomini si muovevano a piedi, gli scrittori lavoravano a mano. Che fossero più felici di oggi non è detto, ma comunque gli stilo e poi le penne, tutte, fossero d’oro o luride teste di biro, evocano nel punto in cui s’appoggiano al foglio una nitida visione del tempo presente. Davanti al luogo di contatto tra scrittore e scritto si stende infatti il futuro dalle infinite possibilità d’una pagina bianca, mentre dietro di lui, nel passato, è registrata fedelmente la strada fatta per raggiungerlo.

Ora non avviene più così, le frasi non nascono più camminando in fila indiana, ma vengono stipate tra colonne di 0 e 1 che s’incaselleranno nel silicio di un hard disk come schiavi nelle miniere. Si chiamano tutti Acceso o Spento e altro non san dir di loro.

Scrivere a mano era come portare l’alfabeto al pascolo; belle bestie, ma tanto eterogenee da non poter fare né come pecore, o le vacche e neanche i cavalli.

Per impegnarsi in una transumanza del genere, il pastore deve sapere quali lettere possono star insieme e quali tre vicinanze gli procureranno invece solo dei guai; il senso del discorso è delicato, non sempre corre leggiadro tra futuro e passato, a volte basta una rissa tra due vocali arroganti e qualche consonante troppo muta per farlo degenerare in turpiloquio.

Bella l’idea di portare l’alfabeto al pascolo che richiama alla memoria l’heideggeriano linguaggio come casa dell’essere con l’uomo come pastore e, più ancora, il celebre indovinello veronese:

Se pareba boves, alba pratàlia aràba
et albo versòrio teneba, et negro sèmen seminaba.

Scrivere a mano o scrivere al computer. Leggere libri cartacei o eBook. Il mondo va avanti ed è un bene. Ma è curioso come alcune conquiste siano subito abbracciate e altre osteggiate…

Foto | kpwerker




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.