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Posted 3 Settembre 2012 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Libri antichi, libri moderni e piacere della lettura


All’interno dell’antico e splendido loggiato Gildoni (ex Logge di Palazzo Bufalini) di Città di Castello (Perugia) si è tenuta questo fine settimana la dodicesima edizione della mostra mercato nazionale del libro antico, raro e d’autore e della stampa antica.

Il profumo della carta si distingueva nettamente ed è innegabile la bellezza dei libri, lo splendore di certe stampe, la particolarità di alcuni frontespizi. Insieme alla mostra, poi, si sono avuti diversi eventi culturali come mostre e conferenze.

A cornice di tutto, il benvenuto del sindaco, Luciano Bacchetta, che era stampato su moltissimi depliant. Si legge, tra l’altro, nel messaggio del primo cittadino:

Contro chi ne dispera la scomparsa e contro chi la invoca, noi crediamo che i libri non si riducano alle parola che li compongono ma assumano una vita propria, nella quale la veste editoriale, la consistenza al tatto di una pagina, la capacità di assorbire la luce riflessa di un foglio, non siano elementi indifferenti nell’instaurare il rapporto con il lettore.

E ancora:

Questo rapporto cambierà, ma non subito e soprattutto non per tutti. Siamo convinti che il patrimonio di saperi e valori economici costituito dalla produzione libraria, coeva e passata, avrà a lungo una cittadinanza anche nell’era dei tablet, se continuerà a interpretare e spiegare il futuro, ruolo che le ha garantito la sopravvivenza, magari non sempre comoda o facile, attraverso le civiltà e i secoli.

Naturale e giusto che il sindaco di una città la cui economia si regge in gran parte sull’arte tipografica dica queste cose. Sarebbe strano il contrario. Eppure non ho potuto fare a meno di dirmi: «Ecco, ci risiamo: la solita, inutile, guerra tra libro cartaceo e libro digitale». Ho sempre sostenuto l’importanza della lettura, indipendentemente dal mezzo (libro cartaceo, eBook, internet, audiolibro): “l’importante è leggere” è un po’ il filo rosso che lega tutti i prodotti editoriali della Graphe.it edizioni. Ed è per questo che non posso negare di aver provato un certo disagio nel muovermi tra gli stand degli espositori perché il libro mi sembrava aver assunto un valore altro: aveva, cioè, valore in sé, indipendentemente da cosa ci fosse scritto e dal fatto che, forse, nessuno lo legge più.

Ricorreva spesso la parola bibliofilia tra gli stand dei vari espositori provenienti da tutta Italia: mi chiedo, provocatoriamente, dove sia l’amore per i libri nel fatto di vendere le pagine separate di un testo antico. Eh, ma vuoi mettere? Guarda che bel capoverso! E come puoi dire che non sia bella quella stampa? Infatti, sono stupende. Ma forse è il caso di creare un neologismo: libroantico, tutto attaccato, che identifichi quegli oggetti che hanno forma di libro, di splendidi libri, ma che sono solo oggetti per collezionisti (lo riconosce anche il sindaco in un altro passaggio del suo benvenuto: la mostra offre al visitatore e all’appassionato occasioni commerciali) e che hanno perso la loro funzione principale: quella, cioè di essere letti.

Il mio professore di letteratura italiana all’università diceva che bibliofilo è chi ama i libri, chi li fa propri, chi li scarabocchia, li sottolinea, chi li legge e li studia. Credo sia una definizione esatta e si adatti perfettamente a chi legge libri cartacei e a chi li legge in digitale. Collezionare libri è un altro discorso, che ben poco c’entra…




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.