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Posted martedì, 11 Settembre 2012 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Gli assassini del pensiero, di Michela Marzano

Michela Marzano, Gli assassini del pensiero
Michela Marzano, Gli assassini del pensiero

Le numerose fotografie di Mussolini a torso nudo per la raccolta del grano si inscrivono d’altronde in questo contesto, come segno della nostalgia del Duce per il mondo rurale tradizionale. Tuttavia, essi sembra affascinati dal progresso industriale e tecnico: adorano le automobili più veloci e gli aerei e diffondono i loro messaggi grazie alle tecniche più avanzate della propaganda e della messa in scena. Il Duce guida lui stesso un’Alfa Romeo sportiva ed è fiero di essere un pilota aeronautico appassionato dei record mondiali di velocità e di distanza. Ma come conciliare queste due visioni contraddittorie del mondo? Si deve comunque cercare da qualche parte la coerenza del fascismo? Non è forse questo patchwork insolito di passato e futuro che rappresenta l’essenza stessa del fascismo? Non vi è forse nella volontà palese di promuovere tutto e il contrario di tutto il tentativo di «piacere a tutti» e di costruire così il consenso popolare?

In questo contesto, i miti in linea di principio divergenti della «romanità eterna» e dell’«uomo nuovo» si saldano perfettamente. La retorica attorno alla «eterna sensibilità latina» poggia su una categoria dalle connotazioni storiche ben precise: la «romanità” si imporrà con forza nella cultura e nella vita dell’Italia fascista. L’immagine della Roma antica permette ai fascisti di rimandare ai «valori eterni» ereditati dalla tradizione e resi attuali dalla «Terza Roma» di Mussolini. Quest’ultimo scriverà ne «Il Popolo d’Italia», il 21 aprile 1922: «Roma rappresenta il nostro riferimento o, se lo si preferisce, il nostro mito. Noi sogniamo un’Italia romana, cioè saggia e forte, disciplinata e imperiale». Ed è anche per questa ragione che, 15 anni più tardi, nel 1936, Roma sarà proclamata «grande capitale del nuovo Impero». Ma, se la categoria della romanità rimanda all’antica grandezza e ai valori eterni della storia italiana, essa serve anche da supporto per mostrare l’innovazione del fascismo e il suo interesse per la rigenerazione degli italiani. «Voglio correggere gli italiani», dichiarerà Mussolini il 28 marzo 1926, «da alcuni dei loro difetti tradizionali. E li correggerò».

Grazie a un ossimoro che si ritrova frequentemente nella retorica fascista, la Roma antica viene presentata come il «sostrato dell’Italia moderna». Passato e presente sono ormai riuniti dalla forza retorica di un discorso che celebra al tempo stesso Augusto, «primo fondatore dell’Impero», e [Mussolini, il solo uomo capace di comprendere la voce dei progenitori e di ridare all’Italia la sua grandezza.]

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Il libro (dal sito della casa editrice): Il fascismo, storicamente, è morto nel 1945. Ma è morto definitivamente? Si può sostenere che le nostre democrazie occidentali siano al riparo da qualunque tentazione autoritaria? Come interpretare certe derive contemporanee, le politiche securitarie, la demonizzazione dell’Altro, la cancellazione dello spazio pubblico o, ancora, l’irruzione dei media nella nostra vita privata e la colonizzazione o peggio la cannibalizzazione che effettuano dei nostri desideri più autentici?

Certo, i nostri regimi restano democratici, ma ciò che ha reso possibile il fascismo è la sua ideologia dell’amalgama: una mescolanza di tradizione e modernità. E non è forse quel che sta avvenendo oggi sotto i nostri occhi? Come potremmo astenerci, di fronte a una simile minaccia, dal rimettere in discussione l’attualità del fascismo?

Prendendo le mosse dal pensiero critico di Adorno e Pasolini, l’autrice ripercorre la stagione del fascismo e disvela le modalità manipolatorie attraverso cui l’Italia intera, con poche eccezioni, subì la fascinazione di un potere sommamente incoerente che, con una sorta di doppio legame che coniugava la retorica più conservatrice e borghese con la propulsione, la velocità e la bellicosità celebrate dal futurismo, riuscì a ipnotizzare un popolo intero. Gli scenari odierni vedono all’opera artifici diversi e però altrettanto pericolosi e disabilitanti, come hanno evidenziato le due figure di Berlusconi e Sarkozy.

Un libro appassionante, dalle forti valenze pedagogiche, che dovrebbero leggere non solo i nostri giovani, che si affacciano alla maggiore età per sviluppare le capacità di pensiero e riflessione senza le quali è fin troppo facile scivolare in nuove voragini individuali e collettive, ma anche i loro genitori.

Michela Marzano
Gli assassini del pensiero.
Manipolazioni fasciste di ieri e di oggi

traduzione di Riccardo Mazzeo
Erickson, 2012
ISBN 978-88590-0022-8
pp 180, euro 17,50




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)