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Posted venerdì, 28 Settembre 2012 by Anna Fogarolo in Mondolibri
 
 

Prestare i libri, azione in via d’estinzione


Una volta i libri si prestavano: chi sfruttava la vicina biblioteca si alternava a chi iniziava una sorta di scambio proficuo; i libri piaciuti giravano, di mano in mano, a volte tornavano dal proprietario originario, ovvero a chi l’aveva comprato, a volte no. Perso un libro se ne prendeva un altro. E la catena ricominciava.

L’impressione è che oggi questa abitudine, sana, stia andando in disuso. Probabilmente perché i libri dispersi sono aumentati in maniera esagerata, o forse perché ci sentiamo tutti troppo superiori, e non consideriamo l’altro degno compagno di lettura, soprattutto se nutriamo il sospetto che l’amato, il libro, possa finire a svolgere la triste funzione di ferma porta.

Alcune campagne, chiamiamole di scambio libri o Bookcrossing – ovvero condividere i libri, abbandonarli, per permettere ad altri di leggerli – vengono urlate come l’occasione unica e perduta; poche le inventive nel bel paese, molte all’estero.

Eppure io sono cresciuta con lo scambio di libri, nessuno aveva da ridire se un libro passava di mano in mano, anzi più girava, tra amici e parenti, e maggiore evidente era il suo valore. Ne ho persi tantissimi, ovvio, ma non ne ho mai fatto un dramma: gli indimenticabili li ho ricomprati; per tutti gli altri: pazienza.

Perché oggi non ci scambiamo più libri? L’impressione è che il fastidio di perderli, di saperli abbandonati in soffitta, o sotto un tavolo, può effettivamente far demordere anche lo “scambista” più convinto; a questo dobbiamo aggiungere il valore economico, il costo reale del testo. Infine, una sorta di sprezzo verso chi prende e non dà dimostrandosi così un “cattivo” lettore. In tal modo ci dimentichiamo che il piacere di leggere è proprio del lettore, e ognuno ha i suoi gusti, tempi e preferenze.

Prestare i libri, azione in via d'estinzioneAlcune persone timbrano ogni testo, aggiungendo nome, a volte anche numero di telefono, nella prima pagina bianca disponibile: una sorta di obbligo marchiato. Non puoi dimenticare a chi appartiene il libro, ma perderlo sì.

Perdere un libro è un dispiacere, è vero e innegabile, eppure scambiarsi i libri assicura una sorta di tacito accordo: i libri belli, scritti bene, passano di mano in mano, coinvolgono e creano una simpatica atmosfera; gli altri se usati come ferma porta dallo stesso proprietario o dal povero lettore “in prestito”, poco importa.

E lo scaricare illegalmente gli ebook come potremmo definirlo? Provoco volutamente: sostanzialmente il libro viene prestato senza obbligo di ritorno, cambia il mezzo, si amplia la platea – platea che certamente può causare danni economici alle case editrici – ma nella sostanza il libro passa, non più di mano in mano ma di computer in computer.

Si potrebbe decidere un numero limite di lettori per ebook, sicuramente i tecnici informatici sanno come sviluppare una tale utopia, superato il quale l’ebook si rovina esattamente come accade con i cartacei. Ma, a mio parere, non è mai un bene demonizzare l’azione di scambio libri, perché sta alla base della cultura, del voler sapere, anche in tempi poco rosei dove la crisi colpisce il superfluo (davvero i libri sono superflui?). Il piacere di leggere non dovrebbe mai venire ostacolato .

Foto | ˙Cаvin 〄Ed Yourdon




Anna Fogarolo

 
Fotogiornalista per le maggiori testate italiane come Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Gente, Oggi, Focus... Dal 2009 sposta la sua attenzione sulle nuove tecnologie iniziando la carriera di Web content e blogger per alcuni noti portali e Network, successivamente si specializza come Social Media Manager. Attualmente: consulenza di Ufficio Stampa, Content & Community Manager, Web Relation e Digital PR per le Edizioni Centro Studi Erikson.