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Posted 9 Ottobre 2012 by Mariantonietta Barbara in Mondolibri
 
 

Licia Troisi e l’eBook “Nashira. Nascita di un ribelle”. Intervista all’autrice

Licia Troisi, Nashira. Nascita di un ribelleDal suo blog, Licia Troisi annuncia la pubblicazione di un racconto auto conclusivo legato alle storie de I Regni di Nashira. Il titolo è Nashira. Nascita di un ribelle. Si tratta di un ebook, lanciato a soli novantanove centesimi, che può essere letto anche da chi è completamente a digiuno dei precedenti romanzi.

La storia, che cercherò di sintetizzare senza raccontarvi troppo, è quella dello schiavo femtita Eshar che, abbandonato dal suo padrone, scoprirà prima che può esistere un rapporto di libertà tra quelli della sua “razza” e gli uomini e che, quando non è possibile, questo rapporto lo si può conquistare combattendo per i propri diritti. Anche quando questo significa perdere tutto ciò che più conta.

Abbiamo parlato con l’autrice del racconto e ne abbiamo approfittato per sentire anche il suo parere su editoria digitale, scrittura e, naturalmente, sul mondo dei fan.

Intervista a Licia Troisi a partire da Nashira. Nascita di un ribelle

Nel racconto Nascita di un ribelle si trovano concentrati, e a volte proprio per questo amplificati, i temi portanti de I Regni di Nashira. Come è stato passare da una narrazione di ampio respiro alla stesura di un racconto? Quali differenze hai trovato?
È stata una bellissima esperienza, ho imparato moltissime cose. In generale non mi sento portata per la narrazione breve, e invece devo dire che forse si tratta solo di pigrizia mentale: il racconto lungo impone limiti che possono essere molto positivi per la creatività. Non sono certo la prima a dirlo, ma le costrizioni servono tantissimo nei lavoro d’ingegno, nella scrittura in particolare. Avere un limite di battute mi ha insegnato ad essere più concisa, ad andare diretta al cuore delle cose e a lasciare più spazio al sottotesto.

Sembra che le nuove tecnologie stiano ridando vita alla narrazione breve. Il poco tempo a disposizione, la possibilità di leggere ovunque e con qualunque supporto, smartphone compresi, invogliano i lettori a scaricare racconti brevi, fruibili magari nel tragitto in metropolitana. Stai vivendo anche tu questa esperienza come lettrice? Come scrittrice ti tenta invece la possibilità di scrivere altri racconti o una raccolta?
In verità come lettrice leggo indifferentemente opere brevi o lunghe: il numero di pagine non ha mai costituito né un limite né un incentivo per me. Tra l’altro non ho particolari problemi a leggere a schermo, me la cavo anche coi testi molto lunghi senza stancarmi. Per quel che riguarda invece la mia attività di scrittrice, scrivere racconti in generale mi diverte: è un luogo per la sperimentazione, un posto in cui provare cosa mai tentate. Continuo però a preferire le narrazioni più lunghe.

Licia Troisi sorridenteNe I Regni di Nashira la natura sembra avere un peso maggiore che negli altri tuoi romanzi. Trovo molto evocativa e potente l’immagine dei Talareth che a volte “osservano” a volte ospitano la vita dei protagonisti, nel bene e nel male. Un rapporto così stretto con l’ambiente, gli alberi, la natura affonda le radici nella tua esperienza personale o appartiene strettamente ai personaggi del regno?
È il riflesso di qualcosa che mi manca: ho sempre vissuto in città, per ventitré anni per altro in periferia, per cui ho sempre sentito la mancanza dell’elemento naturale nella mia vita. Questa è una delle ragioni per cui scrivo fantasy: l’ambientazione non tecnologica mi permette di recuperare quel rapporto con la natura che mi manca.

La ricerca del sacro insieme alla liberazione da falsi miti religiosi sono temi presenti in vari generi narrativi. Il fantasy non fa eccezione. Come entra, se entra, nella tua narrazione questa dimensione dello spirito (che qui, per quanto mi riguarda, intendo anche come mente e intelligenza umana).
È un tema centrale in Nashira. Parte del percorso di Talitha è un cammino di liberazione dai dogmi di una società in cui il pensiero religioso è inestricabilmente unito al potere temporale. In Nashira la religione è principalmente uno strumento di controllo, qualcosa che limita la libertà dei suoi abitanti. Questo senso di costrizione è accentuato dal fatto che su Nashira non ci si può muovere liberamente, visto che occorre sempre trovarsi sotto l’ombra di un Talareth e a portata di un cristallo di Pietra dell’Aria. Per quel che riguarda la ricerca di una certa spiritualità, nel caso di Nashira la cosa si traduce più che altro in una ricerca di sé, dei motivi del proprio agire e del senso più profondo del proprio cammino.

Sempre più scrittori si autopubblicano (con servizi come quello offerto da Lulu) invece di proporre le proprie opere a grosse case editrici. Anche questo fenomeno sembra destinato a crescere grazie agli ebook e gli editori cominciano a cercare online i nuovi autori da pubblicare. Cosa ne pensi di questo fenomeno? Si può saltare la mediazione di un editore?
Io penso che l’opera di un editore sia inestimabile. Proprio oggi ho letto una riflessione di Michela Murgia su quest’argomento che mi sento di sposare in pieno: per potersi dire autori nel senso più genuino del termine occorre essere pubblicati da un editore. Perché l’editore in qualche modo screma, e, se fa bene il suo lavoro, fa crescere e migliorare lo scrittore. La presenza dell’editore dovrebbe anche essere una garanzia di qualità (di una qualità minima, quanto meno) per il lettore. Ciò non toglie che l’autopubblicazione può essere un passo verso la pubblicazione vera e propria: non trovo nulla di male nel cercare di farsi conoscere così. Mi sembra invece pericoloso che questo venga percepito come l’unico modo giusto di proporsi al pubblico.

La scrittrice Licia TroisiRecentemente hai incontrato i tuoi lettori in Spagna. Mi sono chiesta: anche voi scrittori, come gli attori e i cantanti, notate differenze, peculiarità nei vari tipi di “pubblico”? Ci sono lettori più entusiasti e presenzialisti o che assumono un piglio più serio e professionale? Sono differenze che dipendono dalla loro nazionalità?
Purtroppo la Spagna non è il posto migliore per notare differenze nel pubblico. Italiani, spagnoli e greci si assomigliano incredibilmente. Spagna e Grecia sono i posti che ho visitato nei quali più avevo la sensazione di trovarmi a casa. Devo dire però che anche in altri paesi (ho fatto presentazioni in Germania e Russia) ho notato che il pubblico fantasy si somiglia sempre molto: lettori appassionati e attenti, che fanno domande e osservazioni sempre piuttosto acute. Magari in Russia ho notato una maggiore timidezza, ma l’unica esperienza davvero diversa da quelle che faccio in Italia l’ho avuta ad Hannover: ho parlato davanti ad un pubblico di persone tutte più grandi di quarant’anni. La cosa che mi ha stupita è stata che non avevano alcun preconcetto nei miei riguardi, erano interessati e curiosi come nei confronti di un libro mainstream. Una cosa del genere in Italia è un po’ difficile accada.

Sei una scrittrice prolifica e piena di nuove idee. Come fa uno scrittore di lungo corso a non trasformare il proprio mestiere in un processo di scrittura seriale, automatica, diciamo legata più al mercato che alla passione personale?
Scrivere fa parte di me, mi definisce come persona. Ho cominciato quando ho iniziato a leggere, e inventavo storie anche prima. È una mia caratteristica, per questo, anche se mi ci guadagno il pane, per me non è mai esattamente un lavoro, è sempre qualcosa che ha a che fare con esigenze più profonde. Ho sempre pensato con terrore ad un ipotetico momento in cui non avessi più idee per scrivere.

Quando leggi un libro hai dei riti, come dire, enogastronomici? Non so: un bicchiere di vino, una tazza di tè, confetti al cioccolato, un sacchetto di pop corn (io ad esempio leggo sempre con una tazza di tè bollente, tiepido se siamo in agosto)?
In effetti no. Per tantissimo tempo ho scritto dopo cena, per cui non sentivo proprio il bisogno di mangiare altro. Adesso lo faccio di mattina o dopo pranzo, per cui non ho fame. Spesso d’inverno prendo del tè, perché sono freddolosa e mi aiuta tantissimo a scaldarmi, ma è una cosa che prescinde dalla scrittura, e che anzi facevo tantissimo quando lavoravo in università. Era un modo per tenermi su durante il pomeriggio, quando la fatica iniziava a farsi sentire.

Foto | dal sito di Licia Troisi




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.