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Posted 1 Novembre 2012 by Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Alda Merini, due poesie per ricordarla nell’anniversario della morte

Ricordando Alda Merini nell'anniversario della morte

Alda Merini (1931-2009)

Il primo novembre 2009 moriva a Milano Alda Merini, senza dubbio la più grande poetessa italiana dei nostri tempi. La sua poesia è testimonianza di quella vitalità che alcuni vorrebbero morta e che invece naviga tranquilla anche per i mari della rete, spesso accusata di essere superficiale.

Sarà un caso che sui principali social network le poesie di Alda Merini siano citate sempre? Un vero poeta sa parlare ai cuori di tutti con buona pace di chi afferma che in Italia si legge poco in generale e di poesia meno ancora.

Ricordiamo Alda Merini con due sue poesie.

La prima – Il canto dello sposo – è un vibrante componimento poetico d’amore (da Vuoto d’amore, Einaudi 1991):

Il canto dello sposo

Forse tu hai dentro il tuo corpo
un seme di grande ragione,
ma le tue labbra guadenti
che sanno di tanta ironia
hanno morso più baci
di quanto ne voglia il Signore,
come si morde una mela
al colmo della pienezza.
E le tue mani roventi
nude, di maschio deciso
hanno dato più abbracci
di quanto ne valga una messe,
eppure il mio cuore ti canta,
o sposo novello,
eppure in me è la sorpresa
di averti accanto a morire
dopo che un fiume di vita
ti ha spinto all’argine pieno.

La seconda poesia è tratta Superba è la notte (Einaudi 2000) e ha per oggetto la morte della sorella, che per Merini cammina sulle acque, quasi come se fosse un nuovo Gesù. E in questi giorni, in cui la tradizione italiana ci fa fare memoria dei defunti, questa poesia di Alda Merini può diventare occasione di consolazione per molti.

In morte di mia sorella

O anima che scavi la terra
adesso giustamente perduta
resta in noi il tuo modesto cammino,
anima di sempre: ascolta
ora il nostro babelico linguaggio
colmato di silenzio,
tu che sei ormai santa parola
e forse parola imperfetta
ma che certo cammini sull’acqua
col piede di un amante.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.