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Posted venerdì, 2 Novembre 2012 by Natale Fioretto in Mondolibri
 
 

Pier Paolo Pasolini veniva assassinato trentasette anni fa

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini

Nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, Pier Paolo Pasolini veniva brutalmente massacrato alle porte di Roma. La morte non ha messo a tacere la sua voce che anche oggi, a distanza di trentasette anni, continua a interpellare ognuno di noi.

Il 24 giugno 1974 Pasolini pubblicò sul Corriere della sera un articolo dal titolo Il Potere senza volto, divenuto poi Il vero fascismo e quindi il vero antifascismo negli Scritti corsari. Così iniziava il testo:

Che cos’è la cultura di una nazione? Correntemente si crede, anche da parte di persone colte, che essa sia la cultura degli scienziati, dei politici, dei professori, dei letterati, dei cineasti ecc.: cioè che essa sia la cultura dell’intelligencija. Invece non è così. E non è neanche la cultura della classe dominante, che, appunto, attraverso la lotta di classe, cerca di imporla almeno formalmente. Non è infine neanche la cultura della classe dominata, cioè la cultura popolare degli operai e dei contadini. La cultura di una nazione è l’insieme di tutte queste culture di classe: è la media di esse. E sarebbe dunque astratta se non fosse riconoscibile – o, per dir meglio, visibile – nel vissuto e nell’esistenziale, e se non avesse di conseguenza una dimensione pratica. Per molti secoli, in Italia, queste culture sono state distinguibili anche se storicamente unificate. Oggi – quasi di colpo, in una specie di Avvento – distinzione e unificazione storica hanno ceduto il posto a una omologazione che realizza quasi miracolosamente il sogno interclassista del vecchio Potere. A cosa è dovuta tale omologazione? Evidentemente a un nuovo Potere.

Una delle caratteristiche dello stile pasoliniano può essere considerato, a posteriori, il profetismo che si forma da una visione nuda e lucidissima della realtà. Pasolini, rappresentando una voce intensa contro gli effetti del consumismo e della conseguente omologazione, della corruzione politica, sociale e ambiente, dei falsi perbenismi e della violenza di ogni tipo, fu difensore degli emarginati di ogni tipo e della diversità in genere.

Eduardo De Filippo ebbe a definire Pasolini “una figura angelica” sottolineando l’indifesa spontaneità con cui egli si rapportava con la realtà.

Ricorre oggi l’anniversario di una morte che per troppo tempo ha sottratto dignità a una delle più importanti voci della cultura italiana del dopoguerra e crediamo che il modo migliore per onorarne la memoria sia rileggere meditando le sue poesie, i suoi scritti, le sue intuizioni.

Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere.

Foto | WikiCommons




Natale Fioretto

 
Natale Fioretto è docente di lingua italiana e di traduzione dal russo presso l’Università per Stranieri di Perugia. Si occupa da anni di metodologia dell’insegnamento della lingua italiana come L2. È appassionato di Valdo di Lione e Francesco d’Assisi.