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Posted 9 Novembre 2012 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Nome del gioco: morte, di Dan J. Marlowe


Anche dovermi spostare così tanto, e subito dopo un colpo, mi rendeva inquieto: di solito tra un furto e l’altro mi ritiravo in un rifugio tranquillo, ma c’è da dire che stavolta non ero io a dirigere l’orchestra.

Promisi a me stesso di sistemare le cose non appena arrivato a Hudson, in Florida, e magari starmene tranquillo per un po’. Giunto al motel mi buttai in branda sprofondando nel sonno.

Il mattino dopo, facevano cinque giorni da quando avevo lasciato Phoenix. Partii di buonora e, raggiunta Milton, in Florida, abbandonai l’autostrada 90. Mi lasciai presto alle spalle Galliver, Crestview, De Funiak Springs, Marianna, Chatahoochee, Tallahassee e Monticello: ero ormai in dirittura d’arrivo. Una volta a Capps girai a sud sulla 19, che attraversa la campagna. Gettai allora la Smith & Wesson in un fiume a scorrimento rapido e la Woodsman in un altro, un’ottantina di chilometri più avanti.

Verso le quattro passai davanti al cartello che segnava il confine con Hudson. Ero poco più di settanta chilometri a sud di Perry. Attraversai il centro e mi fermai al motel Lazy Susan nella periferia sud della città: anche quel giorno avevo guidato per quasi duecento chilometri. Mi registrai alla reception, feci una doccia, mangiai in motel e lessi circa la metà di un vecchio numero del Time che trovai nella hall. Andai a letto presto: volevo svegliarmi fresco e riposato dopo tutti i chilometri che avevo macinato.

Feci colazione in centro in un posto chiamato Log Cabin. A vedersi, il cibo sembrava di gesso e il sapore non era migliore. Benché fosse presto, c’era già molta gente, soprattutto operai. Non parlai molto, neppure con la cameriera carina che portava un anello di fidanzamento ma non aveva ancora la fede.

Dopo colazione feci una passeggiata in piazza. Il giorno prima, passando in macchina, avevo fatto una possibile stima del numero di abitanti, che avevo fissato intorno ai settemila. Quella mattina, sembravano un po’ più numerosi. Nei negozi, mer[ce fresca occhieggiava da vetrine pulite.]

***

Il libro (dal sito della casa editrice): Dopo una rapina in banca costata tre morti, Chet Arnold e il suo partner Bunny si dividono. Nel suo nascondiglio in Arizona, Chet riceve ogni mese la sua parte da Bunny ma quando i soldi cessano di arrivare, il bandito si mette sulle tracce del complice per scoprire cosa gli è successo. Inizia una lunga e spietata caccia, durante la quale scopriremo la vera personalità di Chet, un sociopatico la cui amoralità sembra quasi sana e razionale in confronto all’ipocrisia e alla corruzione dei personaggi che incontra lungo la strada. In un crescendo memorabile di suspense narrativa e scavo psicologico di un assassino quasi per caso, Marlowe ha creato uno dei capolavori dell’hardboiled al quale Stephen King ha dedicato un romanzo.

Dan J. Marlowe
Nome del gioco: morte
traduzione di Marco Di Giuseppe
Elliot, 2012
ISBN 978-88-6192-292-1
pp. 187, euro 16




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