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Posted mercoledì, 14 Novembre 2012 by Luigi Milani in Mondolibri
 
 

Philip Roth e l’addio alla scrittura

Philip Roth dice addio alla scrittura
Philip Roth dice addio alla scrittura

Non capita tutti i giorni che i media tradizionali si occupino di uno scrittore. Anzi, per essere più precisi, di uno scrittore vero, e non di uno dei tanti pseudo autori che, loro sì, infestano certa stampa e certi soporiferi salotti televisivi.

Qualcuno potrebbe obiettare, non a torto, che “è il mercato, bellezza!”. E avrebbe ragione, ci mancherebbe, ma è altrettanto vero che Philip Roth del mercato può oggi tranquillamente infischiarsene, dall’alto dei suoi libri, pubblicati con grande successo di pubblico e quasi sempre anche di critica in tutto il mondo. Già, perché è di lui che stanno parlando la maggior parte dei quotidiani e dei notiziari televisivi del Bel Paese, perfino con una certa, ossessiva ripetitività, in una lunga scia di articoli costruiti spesso con maldestri «copia e incolla».

Ma qual è la notizia che ha fatto così gola perfino ai telegiornali, notoriamente refrattari al mondo dei libri? Beh, ormai lo sanno anche i sassi, crediamo: l’annuncio del grande scrittore di abbandonare la scrittura:

«Nei prossimi dieci anni non ho intenzione di scrivere. Vi avviso, ho smesso. Nemesi è il mio ultimo libro».

Questa la frase incriminata, pronunciata a un’attonita Nelly Kaprièlian, critica letteraria della rivista francese Les InRocks nel corso di una brillante intervista ripresa in Italia un paio di settimane fa da D, il magazine “al femminile” di Repubblica.

La decisione, dal punto di vista dei tanti estimatori di Roth certo dispiace, ma, intendiamoci, è pienamente legittima e rispettabile, al di là del clamore di stampo “gossipparo” sollevato dall’intervista, i cui frammenti son rimbalzati un po’ ovunque, spesso citati in maniera approssimativa, volta solo al sensazionalismo, quasi a voler trasformare un evento in fondo normale nel mondo dell’editoria in caso di cronaca. L’ennesima dimostrazione di imbarbarimento dell’informazione, sempre più spesso strumentalizzata e sfruttata solo per appagare i palati di lettori e telespettatori annoiati e distratti.

Decisione legittima e rispettabile, dicevamo, testimonianza importante dell’integrità e dell’onestà intellettuale di un artista che, cosa rara, non ha timore ad ammettere, sic et simpliciter, di non avere più voglia di scrivere. Colpisce semmai la serenità delle argomentazioni addotte dall’autore, nel citare una frase del grande campione Joe Luis:

«Ho fatto meglio che potessi con quel che avevo»,

chiarendo poi ulteriormente il senso di quelle parole,

«È proprio ciò che direi io del mio lavoro: ho fatto il meglio con quel che avevo. E poi ho deciso di chiudere con i romanzi. Non ne voglio più leggere, né scrivere, non ne voglio più nemmeno parlare. Ho dedicato la vita ai romanzi: li ho studiati, insegnati, ho scritto, letto. Escluso tutto il resto. È molto! Non provo più quel fanatico attaccamento alla scrittura provato tutta la vita. Impossibile affrontare ancora la scrittura».

E ancora, a fugare ogni possibile dubbio:

«Sono stanco di questo lavoro. Sto attraversando un momento difficile della mia vita: ho perso qualsiasi forma di fanatismo. E non provo malinconia, non penso che libro più libro meno, la situazioni cambi. E se scrivo un nuovo libro sarà probabilmente sbagliato. Chi ha bisogno di un libro mediocre in più?»

D’altro canto, chi conosce l’opera di Roth rammenterà che certi temi, fatalmente legati al tema caro a Virgilio della fuga inesorabile del tempo, come la decadenza fisica e intellettuale e la consapevolezza della caducità umana, sono divenuti ricorrenti da qualche anno nella produzione dello scrittore di Newark. Pensiamo a Il fantasma esce di scena, a La macchia umana e, naturalmente a quello che, stando alle parole dell’autore, potrebbe rimanere il suo ultimo romanzo, Nemesi.

In conclusione, pur rispettando la scelta di Roth, non possiamo che associarci alla segreta speranza che tanti suoi lettori coltivano: che il ferale annuncio, nonostante le conferme date dal suo editore, si riveli solo un coup de théâtre, come quelli cui ci hanno abituato i grandi personaggi creati da questo geniale e irriverente scrittore in tanti anni di appassionante carriera.

Foto | Nancy Crampton (ebay) [Public domain], attraverso Wikimedia Commons




Luigi Milani

 
Luigi Milani è giornalista freelance, editor e traduttore. Autore di due romanzi e una raccolta di racconti, ha curato le edizioni italiane degli ultimi due libri di Jasmina Tešanović, Processo agli Scorpioni e Nefertiti (Stampa Alternativa 2008-2009), e le versioni italiane di alcuni racconti di Bruce Sterling (40k eBooks). È tra i fondatori delle Edizioni XII. Vive e lavora a Roma. Per la Graphe.it edizioni dirige la collana di narrativa digitale eTales.