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Posted venerdì, 16 novembre 2012 by Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Due poesie di José Saramago per il suo compleanno


In occasione del novantesimo compleanno di José Saramago vi proponiamo due poesie del Premio Nobel. Lo scrittore, infatti, oltre ad aver scritto dei romanzi stupendi, ci ha lasciato dei componimenti poetici vibranti. Se non avete mai letto una poesia di Saramago, vi consiglio la raccolta pubblicata da Einaudi: sarà una piacevole scoperta.

Due poesie, dicevamo. Il tempo non s’arresta e poco importa prende il titolo dal primo verso ed è un invito a non crucciarsi del tempo tempo che passa: è oggi che nasciamo e la morte può stancarsi nell’attesa. Vero soprattutto per un personaggio come José Saramago che, anche se morto, continua a vivere negli scritti che sono nutrimento per noi suoi lettori. Per dirla con Ugo Foscolo: “Sol chi non lascia eredità d’affetti / poca gioia ha dell’urna”.

Il tempo non s’arresta e poco importa
che il giorno già vissuto ci avvicini
l’amara coppa d’acqua collocata
dve incalza la sete della vita.

Non conteggiamo i giorni già passati:
è oggi che nasciamo. Solo adesso
la vita inizia e, là, da noi lontana,
la morte può stancarsi nell’attesa.

La seconda poesia che vi proponiamo ha per titolo Ritratto del poeta da giovane e, se volete, possiamo leggervi in filigrana il ritratto di Saramago stesso e della sua forza di raccontare, come un fiume che sfocia in canto.

C’è nei ricordi un fiume dove barche
veleggiano infantili, tra le arcate
di rami inquieti che lasciano cadere
a fior d’acqua le foglie accartocciate.

C’è un battere di remi cadenzato
nel silenzio dell’alba vellutata,
onde blande che scorrono di lato
con un fruscio di seta stropicciata.

C’è un levar del solo al posto esatto,
nell’ora che più conta in una vita,
un risveglio degli occhi e del tatto,
un assillo di sete insoddisfatta.

C’è un ritratto di acqua e di languore
che proprone dal fondo dei ricordi,
e tutto quanto è fiume sfocia in canto
che del ritratto narra vecchie storie.




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.