0
Posted venerdì, 30 Novembre 2012 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Alessandro Petruccelli e La mucca Sposella. Intervista all’autore


Lo scrittore Alessandro PetruccelliLa mucca Sposella è una storia per bambini dai sei ai dieci anni ed è pubblicato dalla Graphe.it edizioni (in libreria dal 1 dicembre 2012). L’autore è Alessandro Petruccelli, che molti di voi conosceranno principalmente per via del suo bestseller Un giovane di campagna pubblicato negli anni Settanta e ancora oggi nelle librerie. Nel corso degli anni Petruccelli ha scritto vari romanzi – tra cui ricordiamo Due compleanni e una città, Una cartella piena di fogli e Il pensionando – e anche diversi racconti per bambini / ragazzi. La mucca Sposella si inserisce nel filone dei racconti per ragazzi e inaugura la collana della Graphe.it edizioni I libri di Margherita, in collaborazione con La libreria di Margherita di Formia. La mucca Sposella è illustrato con splendide immagini di Emiliano Billai.

Abbiamo rivolto ad Alessandro Petruccelli alcune domande per sapere qualcosa di più del suo nuovo libro e per chiacchierare un po’ di libri con un autore che è in libreria da decenni.

Chi è Sposella? Come nasce la sua storia?
A casa mia c’erano due mucche, che servivano soprattutto per tirare l’aratro. Da ragazzo le ho portate spesso a pascolare ed ero contento quando esse trovavano il pascolo desiderato e tornavano sazie alla stalla. La più giovane delle due si chiamava Sposella. Questa esperienza, unitamente alla minaccia della mucca pazza che ogni tanto si ripresenta, ha creato in me la situazione idonea per la nascita della storia.

Alessandro Petruccelli, La mucca SposellaIl tema del rispetto della natura e delle condizioni di vita di tutti gli esseri viventi è oggi molto sentito. In quest’ottica si colloca anche il racconto La mucca Sposella. Secondo lei, quanto la letteratura può aiutare nella costruzione di una coscienza collettiva che del rispetto faccia una propria bandiera?
Il rispetto della natura è un tema molto diffuso, ma a predicarlo sono tanti, a sentirlo sono pochi. Del resto, l’amore vero è quello che nasce dal contatto con essa e questo, obiettivamente parlando, la vita odierna non facilmente lo consente. Cosa può fare la letteratura? Se la mettiamo a confronto con altri mezzi di comunicazione e di influenza dei nostri tempi, senz’altro soccombe. Se però i bambini leggono storie in cui la natura è rispettata nella sua sanità e purezza, crescendo difficilmente saranno indifferenti alla voce che viene dal mondo delle suddette letture.

Lei è sulla cresta dell’onda dell’attività letteraria da circa quarant’anni: il suo romanzo Un giovane di campagna è stato – e continua a essere – un bestseller, ristampato e ancora in vendita. Come è cambiato, dal suo punto di vista, il mondo editoriale in questi anni?
Quando ho cominciato, alla fine degli anni Sessanta, gli editori, sia grandi che piccoli, pubblicavano per lo più romanzi di scrittori affermati e davano pochissimo spazio agli autori nuovi, adducendo come giustificazione che i primi garantivano in ogni caso la vendita di un numero indispensabile di copie. Col passar degli anni la situazione si è capovolta. Oggi, sempre con l’intenzione di trovare la gallina dalle uova d’oro, vanno alla ricerca di autori giovani, anzi giovanissimi, perché si pensa che le opere di coloro che sono freschi di anni e di energie possano dare quelle sensazioni nuove, forti e ardite che si reclamano da più parti.

Grandi case editrici e piccole case editrici. C’è chi preferisce parlare di “case editrici adulte” o meno. Qual è il suo punto di vista in merito?
Oggi, si sa, in Italia ci sono quattro gruppi editoriali che fanno il bello e il cattivo tempo e invadono le librerie. Per le piccole case editrici c’è poco o pochissimo spazio. Queste ultime tuttavia (chiamarle “meno adulte” potrebbe essere riduttivo) lavorano con perspicacia e serietà e da anni, pur tra difficoltà, costituiscono la salvezza per tante opere di rilievo che altrimenti cadrebbero nell’oblio. Non solo, ma molti autori divenuti famosi sono stati scoperti e lanciati proprio da case editrici “meno adulte”.

A destra e a manca si dice che in Italia si legge poco: secondo lei è vero? A noi a volte sembra che si faccia un’indebita equazione che porta a dire che visto che si vendono meno libri allora si legge di meno.
Non solo si dice che in Italia si legge poco, ma si dice anche che quelli che scrivono sono di più di quelli che leggono. Se è un luogo comune non so, ma è certo che la schiera dei lettori, che non è stata mai eccessiva, diventa sempre meno costante e meno numerosa. I libri hanno la funzione di mantenere vivi e consolidare i grandi valori universali. Di conseguenza, in una società come la nostra, in cui regna l’instabilità e le certezze languono, gli stimoli per la lettura sono pochi o assenti.

Ci farebbe una sua personale classifica dei cinque libri più belli che ha letto?
Classici a parte, i libri che per me hanno avuto particolare importanza sono: I promessi sposi, I miserabili, I fiori del male, La coscienza di Zeno, Il Gattopardo.

 




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.