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Posted 31 Dicembre 2012 by Susanna Trossero in Racconti e testi
 
 

Un Capodanno che non si dimentica

Un Capodanno che non si dimentica

Racconto: “Un Capodanno che non si dimentica”

Che bello svegliarsi ancora bambini durante le feste! Io voglio crescere, certo che sì, ma non ho poi tanta fretta: tutti a litigare per sciocchezze, a faticare ogni giorno, a soffrire per amore… ma che ci sarà mai in questo amore? Sembra che senza, i “grandi”, non possano vivere: diventano stupidi in una maniera imbarazzante! E io qui serena e pacifica, a scartare pacchetti, incontrare le amiche del cuore, mangiare quello che mi pare senza stupide diete da seguire. E vuoi mettere i vestiti comodi? E le scarpe? Non so mica quanto convenga desiderare di crescere.

Questo sì, è un bel Capodanno. Stavolta saremo molti di più, mamma ha organizzato davvero una fantastica festa, con la tovaglia rossa cosparsa di monetine di cioccolata ricoperte di stagnola dorata (portano fortuna, ha detto), e tutti quei calici scintillanti e le posate buone… Io l’ho aiutata a preparare gli antipasti e ho scoperto che il formaggio col miele è buonissimo, e gli involtini di melanzane poi… Lo ammetto, ho compiuto qualche piccolo furto, ma tutto quel ben di Dio era una sfida! Come fanno i grandi a restare eternamente a dieta? Certo che sono tristi, vorrei ben vedere!

Papà ha messo qua e là delle note musicali di carta argentata, è un grande: lui dà dei piccoli tocchi alle cose rendendole sempre migliori.

Tutto è pronto, arrivano gli zii, i cugini, gli amici di famiglia, facile perdere il conto, ed è subito un vociare, un ridere, un posare cappotti bagnati (quanto piove fuori!) e vassoi di altre cose buone, mentre gli uomini si danno le pacche e le donne si abbracciano e tutti mi baciano dicendo ciao Valeria, come ti sei fatta grande, ciao Valeria, che buffe pantofole, ciao Valeria come sei bella! Non appena saranno distratti andrò a lavarmi via dalla faccia tutti quei baci esagerati.

Zia Giovanna (Nina per tutti noi) è l’ultima ad arrivare. Ha un’aria un po’ insolita, pare quasi imbarazzata ma gli occhi le brillano di gioia così come mai avevo visto. Ci presenta il suo nuovo compagno ed è proprio un bel signore, forse l’unico che io conosca a cui stanno così bene gli occhiali. È elegante, gentile, ha la voce e i modi da buono, e la sua carezza sui miei capelli è dolce e delicata. Dietro di lui un ragazzetto, avrà sì e no dodici anni come me, e pare quasi volersi nascondere da tutto un mondo di estranei in festa. Lo presenta come suo figlio e quello diventa rosso come un peperone; quando sorride strizza un po’ gli occhi e ha un difetto strano: pronuncia la esse come avesse una caramella in bocca. Mamma mi fa uno di quei cenni del capo che più o meno sta a significare che devo comportarmi bene e metterlo a suo agio; è un cenno che conosco e che utilizza quando all’orizzonte appaiono figli di suoi amici o cose così, comunque sia io faccio del mio meglio e anche di più: lo porto in camera mia per mostrargli il telefonino nuovo, regalo di nonna, perché tutti me lo devono assolutamente invidiare, è una meraviglia! Piace anche a lui, dunque ha superato la prova e credo si potrebbe addirittura diventare amici. Mi dice che i suoi non gli permettono ancora di avere un telefono cellulare, e io non sto a spiegargli che per me invece il telefono è diventato un obbligo, visto che non posso mettere il naso neppure qui sotto casa che subito mi chiamano!

Adesso tutti a tavola, e che la festa cominci! La mia famiglia è bella, lo devo ammettere. Sono sempre tutti allegri, c’è lo zio più grande che ride delle fesserie dei fratelli più piccoli – compreso mio padre – e noi ragazzini con loro non ci annoiamo proprio mai, questo è sicuro!

Davide, così si chiama il nuovo arrivato, seduto di fronte a me mi sorride gentile, lo fa qualunque cosa io dica o faccia, come se approvasse ogni mio respiro e questo di certo non capita tutti i giorni; all’improvviso penso che buona parte dei miei amici maschi sono scemi e non hanno capito niente delle femmine: ci danno soprannomi idioti, ci escludono dai loro discorsi, neppure ci ascoltano quando abbiamo qualcosa da raccontare. Ma questo qui mi chiede addirittura se mi piace Harry Potter, e mi racconta di quanto sia più bello leggere un libro piuttosto che guardare un film. Mi dice che sul libro puoi notare meglio ciò che pensano i protagonisti di una storia, li puoi conoscere meglio insomma, e mi sa che ha ragione: come ho fatto a non capirlo da sola? Così, per essere all’altezza, gli dico che la madre di una mia amica è una scrittrice, una di quelle vere insomma, e lui è estasiato da questa storia come fosse un nuovo libro da leggere. Tu sei pure meglio di un libro, dice piano piano arrossendo ancora. Tu sei meglio di un libro… non credo possa esistere una frase più bella in assoluto. E a nessuna delle mie amiche è mai stata detta.

Succede qualcosa di strano: comincio a domandarmi perché non ho messo la camicia di seta bianca regalatami a Natale. E perché non ho tra i capelli il fermaglio di zia Nina, quello con gli strass rossi. E ancora perché non la pianto di mangiarmi le unghie: nascondo le mani sotto il tavolo non appena ci penso! Non mi riconosco… è come avere qualcun altro dentro, questa non sono io, oddio che imbarazzo! E più ci penso più questo cresce e temo di diventare balbuziente e stupida!

A mezzanotte capisco cosa è, mentre tutti si abbracciano felici e mi sballottano in qua e in là, e mentre i petardi dei miei cugini disturbano il povero cane del vicino: come non capire, ne ho sentito parlare fino alla nausea… io lo amo! LO AMO! Non potrei amare di più di così, già lo so! E vorrei andare a cambiarmi il vestito, a pettinarmi meglio, e vorrei delle scarpe meno insignificanti delle pantofole a forma di gallo che ho tenuto ai piedi. Pantofole la notte di Capodanno, ma come diavolo mi è venuto in mente?

Buon Capodanno mi dice Davide, posando un piccolo bacio sulla mia guancia destra. Credo non la laverò mai più. E sono io adesso ad arrossire.

Buon Capodanno… E saluto la bambina che in punta di piedi abbandona il mio cuore lasciando al suo posto una nuova Valeria che ancora non conosco bene.

Chissà se mi piacerà diventar grande. Per ora è magnifico!

Foto | ruben alexander




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.