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Posted 17 Gennaio 2013 by Roberto Russo in Mondolibri
 
 

Per la salute del cervello è meglio leggere i classici che i contemporanei


Se siete tra coloro che amano mantenere il cervello in forma, ecco una notizia interessante. Alcuni ricercatori, infatti, hanno scoperto il modo migliore per tenere sempre allenato il nostro cervello: leggere e leggere soprattutto i classici.

Una equipe di scienziati, psicologi e linguisti dell’Università di Liverpool ha monitorato l’attività cerebrale di un gruppo di volontari mentre leggevano la vetusta prosa di Shakespeare, di William Wordsworth, di T. S. Eliot e di altri classici della letteratura. Gli scienziati hanno notato che quei testi scritti con un linguaggio più difficoltoso da comprendere oggi, stimolavano molto più il cervello che non i libri scritti in un linguaggio corrente (la cosa mi sembra abbastanza logica, comunque…). Ma c’è di più. Lo studio ha messo anche in evidenza che la poesia svolge la stessa funzione dei libri di auto aiuto ma con maggior effetto. Oltre a catturare l’attenzione, infatti, i versi poetici aumentano l’attività nell’emisfero destro del cervello, area responsabile della memoria autobiografica e questo fa sì che ci si riesca a riflettere e a reintepretare le proprie esperienze alla luce di quanto si è letto. Afferma Philip Davis, docente di filolofia inglese e membro del gruppo di ricerca:

La poesia non è solo questione di stile. Si tratta di profonde interpretazioni dell’esperienza che aggiungono l’aspetto emozionale e biografico a quello cognitivo.

Quindi, nessuna scusa per non dedicarsi alla lettura della Divina Commedia di Dante o del Canzoniere di Petrarca. E, visto che ci siete, aggiungete anche il Decamerone di Boccaccio e avrete un cervello da tappeto rosso!

Però, basandomi sulla mia semplice esperienza di lettore, mi permetto di fare un piccolo assioma: leggere è importante ed è un’attività che va coltivata. Se si tratta di classici è meglio, ma l’importante è, in ogni caso, leggere.

Via | Quo
Foto | nayamola via photopin cc




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.