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Posted 20 Gennaio 2013 by Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Virale, una poesia sull’amore ai tempi di Facebook e Twitter


In questi nostri tempi in cui il rapporto virtuale pare essere più vero di quello reale ci si sofferma a riflettere su quello che sappiamo dell’altro. Spesso abbiamo un’immagine statica delle persone, sintetizzata nelle foto dei profili. Non sappiamo se quell’immagine sia vera o sia solo “riflesso, abbaglio, luce”.

La comunicazione, ai tempi di Facebook e Twitter, è fatta di frasi brevi, di click sul “mi piace”, di condivisioni di link e di pensieri altrui.

Alessandro Spissu – amico di GraphoMania da tanto tempo – si sofferma su tutti questi aspetti, e su altro ancora, nella poesia Virale.

Virale

È soltanto una fotografia
quella dove il tuo sguardo si è posato
E quell’immagine che ti accompagna ogni sera
non sai se è l’immagine di me,
riflesso, abbaglio, luce

Le domande lasciate senza risposte
sono delle semplici incognite
Che ti importa se resta fuori qualcosa
a tutto questo puoi sopravvivere
ti basterà respirare questa pienezza

Lascia che siano le parole ridenti e fiorite
i pensieri che ci scambiamo animati da insolite brezze
le canzoni che condividiamo giorno dopo giorno
e quei “Mi Piace” con i quali sappiamo intenderci
a colmare la distanza fra noi

In questo momento che ti sto scrivendo perduta fra i limoni
sotto questo tiepido sole di un’estate che stenta ad arrivare
penso che siamo complici io e te
di questa nuova formula di virtuale amicizia
stretta davanti ad un computer

Siamo dentro quello che ci piace pensare sia un luogo
un film, il Paradiso, l’erba voglio
un avamposto delle reciproche aspettative
che ci dà col suo senso di troppo pieno
ciò che ci toglie col suo senso di troppo vuoto

Bisogna soltanto sperare che quello che resta
sia l’essenza virale di noi
una forma di reciproco avvelenamento
che non prevede alcuna forma di antidoto
e che si chiama… Amore

Foto | owenwbrown




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)