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Posted 1 Febbraio 2013 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

La rinascita del salotto letterario, luogo d’aggregazione di ieri e di oggi

Salotto letterario
Salotto letterario

Alla voce salotto letterario la più consultata enciclopedia on line recita:

Luogo di riunione, spesso privato, dove s’incontrano periodicamente intellettuali o personaggi più o meno noti alle cronache mondane, per dibattere o conversare su argomenti legati all’attualità culturale o politica. Tale salotto è curato da un anfitrione o mecenate…

Il salotto letterario

E questo era, in effetti, fin dall’antica Grecia, perché forse pochi sanno che il salotto letterario, per così dire moderno, quello che si sviluppò intorno alle corti francesi, e poi, in seguito, nelle case borghesi di mezza Europa (famosissimo e ambitissimo il sofà di Madame de Staël), ha un antenato oltremodo illustre: il symposion greco, che era più o meno un pantagruelico banchetto intorno al quale i commensali si esprimevano in versi, discettavano di temi colti ed esercitavano la fine arte della dialettica.

Anche la nostra bella Italia ha avuto i suoi prestigiosi salotti letterari, partendo da Firenze e seguendo con Milano, Venezia, Roma e Napoli, ma ovunque si svolgesse, il salotto letterario tradizionale aveva, se non possiamo proprio definirle regole, quanto meno dei tratti comuni: gli incontri erano liberi, spontanei e informali; i partecipanti appartenevano allo stesso ceto sociale e quindi al medesimo livello culturale; l’interesse intellettuale in cui consisteva lo scopo della riunione sovrastava qualunque altro fine; nei dibattiti era riconosciuta la parità degli astanti, anche in presenza di qualcuno evidentemente superiore.

Il salotto letterario oggi

Negli ultimi tempi, sui giornali e in rete si legge sempre più di frequente la resurrezione di tali salotti: una moda che sarebbe tornata in voga nella vecchia Inghilterra. A Londra, per esempio, riscuote tanto successo lo Shoreditch House Literary Salon, aperto con l’obiettivo – lo dice il proprietario – di “ubriacarsi insieme, flirtare e tornare a casa con l’impressione (e forse giusto quella) di aver fatto qualcosa di significativo”. Ma la formula non è la stessa per tutti, tranne, forse, per la presenza degli spuntini e dei cocktail: più serio l’Upper Wimpole Street Salon, fondato da un comitato di scrittrici e aperto alle sole donne.

Già, perché i salotti letterari di oggi sono anche “a tema”: ce ne sono per donne, per gay (come il Polari, sempre a Londra), per scrittori emergenti o declinanti, per generi letterari, che trattano esclusivamente poesie, che si riuniscono una volta a settimana ma anche solo ogni tre mesi ecc. E naturalmente, almeno quelli che accettano in platea anche i comuni mortali e non solo le superiori menti artistiche, sono a pagamento, ma niente paura, ce ne sono per tutte le tasche: dalle tre sterline a ingresso del Velvet Tongue Salon che si riunisce nell’East London, ai circa trentotto euro del Paris Literary Salon a Parigi. I più originali, come sempre, gli americani: a New York giovani disoccupati ex stelle universitarie dal curriculum accademico strepitoso si vedono in un appartamento dell’Upper East Side, mentre un gruppo di premurosi genitori-scrittori si riunisce a Manhattan sotto il nome di Pen Parentis.

Snobismo culturale?

A giudicare da quello che si legge su questi redivivi salotti, tutto sembrano meno che egalitari, anzi: il rischio è che molti si trasformino in covi di radical chic invidiosetti che più che disquisire di lettere e arti si trovano occultamente a fare gossip sugli esponenti di quell’alta società per loro inarrivabile, e allora sarebbe quasi peggio di certe riunioni tra casalinghe per vendere prodotti di bellezza o per l’igiene della casa!

Confesso di non avere molta esperienza di salotti letterari, ma una sì, e molto piacevole: un paio d’anni fa, in occasione dell’uscita di un mio libro, sono stata contattata da M., donna, madre, moglie, giornalista, scrittrice, ma soprattutto appassionata di letteratura con la missione di esportare l’amore per la lettura in provincia. Lo ha fatto aprendo una libreria all’interno di un centro commerciale di un paesino alle porte di Roma, dove ogni sabato si riuniva un gruppetto ben nutrito di donne che insieme prendevano il tè, parlavano dell’ultimo libro che avevano terminato, della poesia che le aveva maggiormente colpite, ma anche di canzoni, di politica, di amore e di sesso, insomma di tutto quello che si può incontrare nella vita e, quindi, in un libro. Non so che fine abbiano fatto quelle donne e neppure M., se sia tornata in città o sia rimasta in quella sua tana fuori dal tempo, ma quel pomeriggio mi sono sentita davvero arricchita, parte di qualcosa, e forse è anche questo l’obiettivo che dovrebbe avere un salotto letterario.

Foto | Jean-François de Troy (1679-1752), Lettura di Molière in un salotto letterario del ‘700 attraverso Wikimedia Commons




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente è autrice e conduttrice de “I Cellanti”, un programma di approfondimento sul mondo del carcere in onda su Radio Vaticana Italia. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.