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Posted lunedì, 11 Febbraio 2013 by Mariantonietta Barbara in Mondolibri
 
 

Sylvia Plath tra psichiatria e senso

Sylvia Plath (1932-1963)

Sylvia Plath (1932-1963)

Portare la maschera è d’obbligo – e il minimo che io possa fare è coltivare l’illusione di essere allegra e serena, non vuota e impaurita.

Mentre il Carnevale ci porta a riflettere sul senso dell’identità e sui luoghi delle maschere e sui tempi del travestimento, ci ritroviamo a riflettere dolorosamente sulla fine di una grande poetessa e scrittrice, Sylvia Plath, morta suicida a trent’anni l’11 febbraio 1963.

La sua storia, narrata nel romanzo semi-biografico La campana di vetro e i suoi versi possono soggiogare anche il lettore meno appassionato di poesia.

Nella narrazione di sé e dei sintomi che le sconvolsero la vita, molti di noi lettori ritrovano se stessi e un baratro familiare. Quella distanza dalla vita, quella lontananza dal corpo, quella mancata presenza a se stessi.

La poesia, baratro e insieme salvezza del baratro, non fu però sufficiente alla giovane Sylvia. Certo, i suoi non erano malumori di uno spirito creativo. Si doveva infatti confrontare con una patologia ben precisa, collocata tra i disturbi dello spettro bipolare.

Pensa. Ne sei capace. Soprattutto non devi fuggire nel sonno-dimenticare i dettagli – ignorare i problemi – costruire barriere fra te e il mondo e le allegre ragazze brillanti – ti prego, pensa, svegliati. Credi in qualche forza benefica al di fuori del tuo io limitato. Signore, signore, signore: dove sei? Ti voglio, ho bisogno di te: di credere in te e nell’amore e nell’umanità. (Wikiquote)

Eugenio Borgna, psichiatra, dedica alla poetessa e scrittrice Sylvia Plath un intero capitolo del suo Le intermittenze del cuore in cui sottolinea quanto sia importante che il paziente psichiatrico non venga letto solo come tale, che si vada al di là del sintomo, della malattia, della sua classificazione.

La persona, la sua scrittura, la rielaborazione del proprio vissuto attendono, sperano in un approccio dialogico, che rivaluti i movimenti del cuore, la sua vita, il suo cammino tutto personale, scevro dalle regole e dai canoni della normalità.

Sarebbe andata diversamente, oggi, per Sylvia? Il terrore e l’angoscia, che prendevano forma nei suoi versi, sarebbero rimasti lì confinati, lasciandola vivere? Non possiamo saperlo.

Come non possiamo sapere, tra le altre cose, perché suo marito Ted Hughes eliminò personalmente una parte del diario della poetessa e cosa c’era scritto di così importante in quelle righe.

Quello che sappiamo è che spesso solo chi ha visitato quel baratro può darci una chiave di lettura per ritrovare la luce e la strada, perché i suoi non sono versi costruiti con sapienza, ma la conoscenza stessa della vita.

Per approfondimenti, potete visitare oltre alla voce su Wikipedia, un blog dedicato interamente a lei (con altri link utili), comprare una delle sue raccolte, ascoltare la sua voce su Youtube, guardare sempre su Youtube, e sempre in inglese, un documentario di un’ora sulla sua vita.




Mariantonietta Barbara

 
Autrice per il web, scrittrice, editor. Ha collaborato con diverse testate nazionali di nanopublishing. Si è occupata di blogging e web strategy per piccole aziende. Leggere, scrivere e perdersi nelle serie tv sono le sue grandi passioni.