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Posted 12 Febbraio 2013 by Roberto Russo in Poesia e dintorni
 
 

Carnevale, le maschere e la poesia di Mario Quintana

Carnevale, le maschere e la poesia di Mario Quintana

Tra elezioni politiche, Festival di Sanremo e il papa che annuncia le dimissioni, si rischia di dimenticare che oggi è martedì grasso, ultimo giorno di questo Carnevale 2013. Da domani, mercoledì delle ceneri, inizia la quaresima e avremo tutto il tempo di dolerci!

Il Carnevale va di pari passo con le maschere, che possono essere belle o brutte, piacere o meno, ma sono un modo di essere altri, di essere diversi pur continuando a rimanere se stessi. Un po’ come la poesia, che ci racconta lo stesso mondo ma in un modo nuovo, a cui forse non abbiamo prestato attenzione.

Il poeta brasiliano Mario Quintana, compone poesia a partire da aspetti della vita quotidiana, quindi anche sulle maschere. Proprio un componimento dal titolo La poesia ha come argomento le maschere e istituisce uno splendido parallelo tra il poetare e il mascherarsi:

La poesia
quest’estranea maschera
più veritiera della propria faccia.

Alcune maschere sono funebri: usanza più di un tempo che dei giorni nostri. Il loro profilo severo e sereno ci interroga, come fa notare Quintana nella poesia Le belle, le perfette maschere:

Le belle, le perfette maschere dal profilo severo
Che la morte, nel silenzio, scolpisce,
Si sono riempite di un insolito chiarore…
Quali angeli suonano, attraverso il mondo e le stelle,
Attraverso i rumori sensibili,
Il canto grave dei violoncelli profondi?
Anima persa, vagabonda, Messalina sonnambula, insaziabile…
Cosa cerchi nella notte morta, Anima sedotta,
Con le mani vuote e tristi?
Cantano i violoncelli… La notte sale come un pallone…
I miei occhi diventano sempre più lucidi…
Singhiozzano i violoncelli… Ah,
Come sono fredde le tue labbra,
Pura stella del mattino!

Ultima poesia di Mario Quintana sulle maschere ha un titolo interessante per quanto accaduto in questi giorni e cioè Storia contemporanea. In essa il poeta scrive di quella volta che i preti si tolsero l’abito e si mascherarono da gente comune…

Una volta i preti si tolsero l’abito,
si mascherarono da gente comune.
E così persero persino il rispettoso sorriso degli scettici.
Fortunatamente, i loro Angeli Custodi hanno
conservato ancora le
ali grandi
– palpitanti, inquiete, frementi.

Foto | Pixabay




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.