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Posted giovedì, 7 marzo 2013 by Roberta Barbi in Mondolibri
 
 

Festa della Donna 2013. Ma la letteratura rosa esiste davvero?

Letteratura rosa

Festa della donna e letteratura rosa

Siamo alla vigilia di una Festa della Donna particolarmente fredda, tanto da registrare un netto calo (del 20%!) della produzione di mimose, fiore simbolo dell’8 marzo come pure dell’arrivo della primavera. Eppure qualche buona notizia, dal mondo, arriva lo stesso: in USA, ad esempio, finalmente dopo mesi di rinvii il Congresso ha approvato la legge contro la violenza sulle donne che riattiva un testo già introdotto nel 1994, mentre in India nasce la prima banca pubblica completamente rosa, gestita da donne per le donne, come già accade in Pakistan e in alcuni Paesi dell’Africa orientale.

Ma la notizia più interessante, almeno dal nostro punto di vista, giunge da Parigi, dove ha aperto i battenti Charleston, una casa editrice indipendente al 100% femminile, la cui missione è proprio quella di pubblicare solo libri di autrici donne e che parlino di donne: storie in rosa e romanzi che valorizzino un certo ideale di eroine di carattere, fiere, libere, magari ribelli e al tempo stesso estremamente femminili, che abbiano il senso del dovere ed escano fortificate dalle prove che via via, una pagina dopo l’altra, si trovano a dover affrontare.

Ovviamente, per raccontare tutto questo, non serve solo il genere romanzo, ma possono tornare utili anche commedie, saggi, biografie e saghe familiari in cui si dipanano avvenimenti che hanno per protagonisti l’amore, le relazioni tra madri e figli, i segreti di famiglia, l’amicizia, la cucina – uno dei filoni certamente più fortunati degli ultimi tempi – e, perché no, lo spirito di sacrificio: prerogativa, ahinoi, esclusivamente femminile.

La scuderia di Charleston, tra l’altro, può già vantare cavalli di razza quali la scrittrice britannica Sue Townsed, nota per la serie di Adrian Mole; oppure Joanne Harris, autrice del romanzo cult Chocolate; infine – ma certo non ultima, e nemmeno seconda a nessuno – l’americana Debbie Macomber, star del romanzo rosa.

Ed ecco che arriviamo, per così dire, al nocciolo della questione: è lecito parlare di “romanzo rosa” e “letteratura femminile”, oppure sarebbe più corretto riconoscere che il romanzo, come la letteratura, non hanno sesso e che le lettrici – il pubblico più vasto, peraltro – siano eclettiche nei loro gusti, curiose di scoprire universi differenti da quella che è la loro quotidianità fatta di disparità con i maschi al lavoro, amori infranti e tradimenti, problemi con i figli che costituiscono la maggior parte delle trame di questi libri?

La nomenklatura letteraria mondiale si divide su questo tema, spesso riducendo, sprezzante, l’espressione “romanzo femminile” non a un genere letterario, bensì a un termine editoriale, coniato, in un certo senso, dal profitto. Può darsi. Ma può anche darsi che ci siano pregiudizi in merito. Vi pongo il mio caso: sono una donna di circa trentacinque anni, sposata, (ancora) senza figli, di cultura medio-alta (laurea tradizionale e master biennale post-universitario). Divoro i saggi sulla mafia e sul terrorismo, amo la letteratura di viaggio, i romanzi di Calvino e i classici di Verga; a dieci anni mamma mi trovava a letto che sfogliavo i Promessi Sposi, mentre ora sotto le coperte mi capita di leggere Sophie Kinsella e non per questo mi sento sminuita. Anzi: mi diverto perché rido, piango e soprattutto mi ritrovo in tutti quei pensieri contorti, quelle situazioni d’imbarazzo al limite del paradossale che vivono Becky e le altre protagoniste uscite dalla penna dell’autrice inglese.

La lettura ha diversi scopi: studio, apprendimento, approfondimento, ma anche evasione, e spesso questi obiettivi convivono in un’unica persona, a seconda dei diversi momenti della sua vita o dei diversi ruoli che in essa interpreta. Nella propria biblioteca personale possono, dunque, condividere il medesimo scaffale Marcel Proust e Lauren Weisberger (quella di Un anello da Tiffany ecc.) perché ogni libro è un viaggio a se stante, e chi lo intraprende ha tutto il diritto di decidere dove andare e per quanto tempo, se farne un viaggio culturale in cui apprezzare lo stile, la ricchezza del lessico utilizzato, o semplicemente una vacanza in cui far riposare la mente, magari divertendosi a immaginare di essere qualcun altro e saltando da una situazione all’altra senza troppo impegno mentale. E soprattutto non deve vergognarsene.

Per concludere, credo che la letteratura femminile e il romanzo rosa esistano, e anche se affondano le proprie radici nelle paginette un po’ puerili di Harmony (a proposito, vi ricordate che titoli allucinanti?!) credo non siano un fenomeno che sminuisca le donne, ma al contrario, che le arricchisca: non credo, infatti, che i maschi siano in grado neppure di capire – al di là della lingua italiana – la potenza evocativa che ha certa scrittura, dall’innocenza delle Piccole Donne alle Cinquanta sfumature o ai Cento colpi di spazzola – tutti assai meno innocenti – che sono stati non per sbaglio casi letterari del nostro tempo.

Quindi, care amiche, il mio consiglio è questo: altro che mimose, quest’anno, per l’8 marzo fatevi regalare un bel libro rosa e leggetevelo tutto d’un fiato, ben orgogliose di farlo!

Foto | Helga Weber




Roberta Barbi

 
Roberta Barbi è nata e vive a Roma da 40 anni; da qualche anno in meno assieme al marito Paolo e ai figli, ancora piccoli, Irene e Stefano. Laureata in comunicazione e giornalista professionista appassionata di cucina, fotografia e viaggi, si è ritrovata da un po’ a lavorare per i media vaticani: attualmente si occupa del nuovo portale della Santa Sede, Vatican News. Nel tempo libero (pochissimo) si diletta a scrivere racconti e si dedica alla lettura, al canto e al cake design; sempre più raramente allo shopping, ormai rigorosamente on line.