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Posted venerdì, 8 Marzo 2013 by Silvana Sonno in Punti di vista
 
 

A proposito di 8 marzo

8 marzo

8 marzo

Penso si possa affermare, senza tema di troppe smentite, che quest’anno la giornata internazionale di lotta delle donne, che si celebra tradizionalmente l’8 marzo, è caduta diversi giorni prima: il 14 febbraio, festa di S. Valentino, dedicata agli innamorati.

Perché affermo questo? Perché il 14 febbraio scorso, in 189 Paesi del mondo, le donne hanno ballato, occupando piazze e strade delle loro città, contro il femminicidio, che le vede vittime indifese di pratiche sociali e individuali di annientamento psicologico ed economico, di aggressione fisica e sessuale, fino all’epilogo estremo della morte per mano maschile, riappropriandosi di un protagonismo – il protagonismo della consapevolezza – che da quel ruolo le riscatta e le fa portavoci di un unico grido: Basta! Spezziamo le catene!, che è risuonato dall’India agli Stati Uniti, all’Australia, dal mondo arabo all’Europa di tutte le nazioni, dalla Cina all’Africa.

È utile ricordare che su una popolazione mondiale di circa sette miliardi di persone, la violenza riguarda il destino di più di un miliardo di donne e ragazze nel mondo, ma, come afferma Eve Ensler (autrice de I monologhi della vagina), se «un miliardo di donne violate è un’atrocità, un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione». E infatti si calcola che un miliardo di persone abbiano aderito all’invito di Eve Ensler , che ha organizzato promosso e lanciato via rete quello che è stato chiamato One Billion Women Rising, in pratica una proposta di danza collettiva, secondo un format (musica e coreografia) condiviso a livello mondiale da donne e – sì! – anche da uomini, che inalberavano cartelli con su scritto Real men don’t rape!

E se questo non è celebrare la giornata internazionale di lotta delle donne, di sicuro non lo sono i convegni rituali organizzati per il tradizionale 8 Marzo dalle Istituzioni che – almeno in Italia – non mostrano certo grande sensibilità per la problematica della violenza di genere e quanto le è connesso. La campagna elettorale appena conclusa ha visto solo timidi passaggi sulla condizione femminile e a nessun leader è venuto in mente di inserire nei programmi elettorali – spesso poco più che decaloghi di buone intenzioni, senza suffragio di dati certi – ai primi posti, quello che tutte le Istituzioni internazionali ci rimproverano e chiedono: un adeguato sforzo per consentire alle donne italiane il pieno riconoscimento dei diritti umani, tra i quali – non certo ultimo – quello alla salute e alla vita (ricordo che l’Italia ha firmato una convenzione in tal senso e dunque a buon diritto è sotto l’osservazione degli altri partner).

Io ho partecipato all’evento di cui sopra a Perugia, la città in cui abito, e con le amiche della mia associazione la Rete delle donne AntiViolenza onlus mi sono adoperata perché l’informazione arrivasse a più donne possibili dell’Umbria, utilizzando media e social network, tam tam e mailing list personali, col risultato di un successo veramente emozionante. Così emozionante che i suoi strascichi continuano a scaldarmi il cuore e mi permetteranno di affrontare questo mese di marzo, senza considerare il magico fulgore delle mimose, un malinconico messaggio di rassegnazione a uno status quo, che ha mostrato invece delle significative incrinature.

Le donne ci sono, sono tante e mostrano una sana disponibilità a lottare per riprendersi la vita, con energia ed entusiasmo, pronte al richiamo del sentirsi parte di un movimento esteso e trasversale. Anche con ironia, mi piace aggiungere, se pensiamo che la data scelta: il 14 febbraio, irride all’ipocrisia della santificazione delle coppiette d’innamorati, dentro cui un Lui spesso si appresta a diventare il carnefice di Lei, con buona pace di S. Valentino.

Per concludere, dunque, mi sembra appropriato, a proposito dell’8 marzo, dire con forza che l’8 (lotto) tutto l’anno!!!

Foto | Elvert Barnes




Silvana Sonno