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Posted 11 Marzo 2013 by Roberto Russo in Zibaldone
 
 

Il galattico doodle di Google per Douglas Adams

Google Doodle per Douglas Adams

Google Doodle per Douglas Adams

Google omaggia Douglas Adams con un Doodle galattico per il suo compleanno. Lo scrittore, infatti, nacque proprio l’11 marzo 1952 e morì l’11 maggio 2001, in seguito a un attacco cardiaco, durante un allenamento in palestra.

Il doodle odierno è interattivo e permette di scoprire alcuni aspetti specifici della celeberrima Guida galattica per autostoppisti, come il dominio dei topi e dei delfini su tutta l’umanità, la poesia dei Vogon, i mille modi in cui può essere usato un asciugamano, il pesce di Babele e il numero 42, vale a dire la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto.

La Guida galattica per autostoppisti inizia così:

Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro–verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione.

Non fatevi prendere dal panico

Ogni volta che si clicca sulla Guida del Doodle compare la frase Non fatevi prendere dal panico. Scrive Douglas Adams:

In molte delle civiltà meno formaliste dell’Orlo Esterno Est della Galassia, la Guida galattica per gli autostoppisti ha già soppiantato la grande Enciclopedia galattica, diventando la depositaria di tutto il sapere e di tutta la scienza, perché nonostante presenti alcune lacune e contenga molte notizie spurie, o se non altro alquanto imprecise, ha due importanti vantaggi rispetto alla più vecchia e più accademica Enciclopedia. Uno, costa un po’ meno; due, ha stampate in copertina, a grandi caratteri che ispirano fiducia, le parole NON FATEVI PRENDERE DAL PANICO.

L’asciugamano, simbolo dei fan di Douglas Adams

L’asciugamano – che è diventato un po’ il simbolo dei fan di Douglas Adams, tanto che il 25 maggio di ogni anno è il Towel Day  – è un elemento centrale delle Guida, come ci spiega l’autore:

La Guida Galattica per gli Autostoppisti dice alcune cose sull’argomento asciugamano. L’asciugamano, dice, è forse l’oggetto più utile che un autostoppista galattico possa avere. In parte perché è una cosa pratica: ve lo potete avvolgere intorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vapori del suo mare; ci potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono rossastre; potete usarlo come vela di una mini–zattera allorché vi accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corpo a corpo; potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare vapori nocivi o per evitare lo sguardo della Vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete nemmeno lui possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); infine potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente.

La poesia Vogon

A proposito della poesia Vogon, Douglas Adams avverte: “Non permettete a un Vogon, per nessuna ragione al mondo, di leggervi le sue poesie”. Del resto

i Vogon sono una delle razze più sgradevoli della galassia; non sono cattivi ma insensibili burocrati zelanti con un pessimo carattere, sì. Non alzerebbero un dito per salvare la propria nonna dalla vorace bestia Bugblatteral di Traal senza un ordine in triplice copia spedito, ricevuto, verificato, smarrito, ritrovato, soggetto a inchiesta ufficiale, smarrito di nuovo ed infine sepolto nella torba per tre mesi e riciclato come cubetti accendifuoco.

E perché non dobbiamo permettere ai vogon di leggerci le sue poesie? Giudicate voi. Questo il poema che il Prostetnico Vogon Jeltz declama nella Guida:

Oh, acciacciato grugnosco, le tue minzioni mi appaiono
Come ciance di sebi su luride api.
Deh! Impiacciami, imploroti, sgabazzone rampante
Sciasciami, sprusciami, sprusciami coi crespi tentachili
O ti strapperò gli sputtoni coi miei scassagangli, CAPITO?

C’è di peggio, però, nell’Universo:

Nell’elenco del peggior tipo di poesia dell’Universo, la poesia vogon occupa, com’è noto, il terzo posto. Il secondo posto ce l’hanno gli azgoth di Kria. Durante una recita del loro Poeta Laureato Gruntus il Flautolento (recitava la poesia Ode a un pezzetto di mastice verde che mi sono trovato sotto un’ascella un mattino di piena estate) quattro spettatori morirono di emorragia interna, mentre il Presidente dell’Ente Centro–galattico Arti Nocive per riuscire a sopravvivere si staccò con un morso una gamba.

Il pesce di Babele

C’è poi il pesce di Babele, ovvero un traduttore universale biologico (e, non a caso, BabelFish è il nome di un celebre traduttore online, la cui storia è molto interessante ed è stata pubblicata su Digital.com). Scrive Adam Douglas:

Il Babelfish è piccolo, giallo, ricorda una sanguisuga ed è forse la cosa più strana dell’universo. Si ciba dell’energia delle onde cerebrali, assorbendo frequenze inconsce ed espellendo una matrice di frequenze consce verso i centri cerebrali del linguaggio. La conseguenza pratica è che se ve ne ficcate uno nell’orecchio, comprenderete istantaneamente qualunque cosa, in qualunque lingua.

42!

Infine, il 42, vale a dire la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto. Tale risposta è fornita da Pensiero Profondo, un calcolatore gigantesco programmato da una razza di esseri superintelligenti e pandimensionali. Il supercomputer impiega sette milioni e mezzo di anni a rispondere alla domanda (e il rumore del calcolo ci accompagna per tutta la durata del giochino del doodle). E la risposta è: 42.

“Quarantadue!” urlò Loonquawl. “Questo è tutto ciò che sai dire dopo un lavoro di sette milioni e mezzo di anni?”

“Ho controllato molto approfonditamente”, disse il computer, “e questa è sicuramente la risposta. Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda.”




Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: «Nulla che sia umano mi è estraneo» (Terenzio) e «Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo» (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, collabora con alcune testate online, è editore della Graphe.it, e tanto tempo fa ha pubblicato un racconto con Mondadori.