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Posted lunedì, 18 Marzo 2013 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Forse che sì forse che no, di Gabriele D’Annunzio


Aldo leggeva il nome nelle targhette che allacciava il meandro d’ulivo.

– Eri anche allora la più elegante dama d’Italia – disse egli adulando la giovane donna come soleva.

– Oggi hai per rivali Luisa Casati, Ottavia Sanseverino, Doretta Rudinì; allora gareggiavi con Beatrice Sforza, con Renata d’Este, con Lucrezia Borgia. Allora la marchesa di Cotrone ti mandava a chiedere per modello una sbòrnia, come oggi Giacinta Cesi ti manda a chiedere un mantello. Che erano al confronto i grandi corredi d’Ippolita Sforza, di Bianca Maria Sforza e di Leonora d’Aragona? Ma quella Beatrice era veramente la spina del tuo cuore. S’era fatti ottantaquattro vestiti nuovi in due anni! Tu l’anno scorso per le quattro stagioni te ne facesti novantatre. E la Borgia, quando andò sposa ad Alfonso, aveva con sé duecento camicie maravigliose! Tu superasti e l’una e l’altra. Chiedevi ai tuoi corrispondenti milanesi e ferraresi notizie minutissime delle due duchesse, in vestiario e in biancheria, per non restar mai indietro. Anche allora tu eri una inventrice di fogge nuove. Tu inventavi le mode. Portasti a Roma quella della carrozza. Avevi il desiderio smanioso delle novità eleganti. Ti raccomandavi ai tuoi fornitori perché cercassero «di cavar de sotto terra qualche cosetta galantissima». Anche allora amavi gli smeraldi, ed eri riuscita a possedere il più bello dell’epoca. A Venezia a Milano a Ferrara avevi mediatori con orefici. Non ti contentavi d’aver le più belle gioie ma le volevi squisitamente legate: anelli collane cinture bottoni braccialetti catene frange sigilli. Il tuo orefice prediletto fu quell’ebreo convertito, di nome Ercole de’ Fedeli, che fece lavori di niello e di cesello incomparabili, tra cui forse la famosa spada di Cesare Borgia, ch’è in Casa Caetani, e la cinquedea del marchese di Mantova, ch’è al Louvre.

Egli pareva aver bevuto il vino di quattrocent’anni in uno di quei vasi di calcedonio o di diaspro forniti d’oro, che la estense aveva raccolti innumerevoli negli armarii della Grotta in Corte vecchia. Era ebro di passato ma provava un piacere quasi malsano nel mescolare le cose vive alle cose morte, nel confondere le due eleganze, nel frugare le due intimità. Ella lo secondava, quasi per una volontà d’inesistenza, con le ciglia senza palpito e col sorriso durevole dei ritratti magnetici.

– Ricordami ancora! – ella diceva per incitarlo, a ogni intervallo, come s’egli non le narrasse cose nuove ma le risvegliasse la memoria.

– La duchessa di Camerino Caterina Cibo faceva fare a Mantova i suoi vestiti sotto la tua sorveglianza, come ora Giacinta Cesi non va dalla sarta se tu non l’accompagni.

– Ricordami!

– Nel tuo viaggio di Francia l’ammirazione per le tue guise fu unanime, come oggi gli occhi delle Parigine ti divorano quando tu esci da un teatro o entri in un salotto ben frequentato. Perfino Francesco I ti chiese qualche veste da donare alle sue donne; e Lucrezia Borgia, la tua rivale, dovette rivolgersi a te per avere un ventaglio di bacchette d’oro con piume nere di struzzo, dopo aver cercato invano d’imitare quella tua «capigliara» a turbante che porti nel ritratto tizianesco.

– Avevo i capelli che ho, castagni?

– Castagni con forti riflessi biondi; e, per averli tanto tempo gonfiati a turbante, ora li serri in due trecce e li giri e li schiacci con le forcine e ti fai una piccola piccola testa che mi piace assai più.

– Belle mani?

– Più belle ora: ti si sono smagrite e allungate. La destra dipinta dal Vecellio, con l’anello nell’indice, ha fini le dita ma un po’ grasso il carpo. Per curarle facevi ricerca delle forbici più sottili e aguzze e delle «lime da ungie» più delicate. E ordinavi i tuoi guanti a Ocagna e a Valenza, i più morbidi e i più odorosi del mondo.

– Perché amavo anche allora i profumi.

– N’eri folle. Li componevi tu stessa. Ambivi il nome di «perfecta perfumera». La tua «compositione» era d’un’eccellenza insuperabile. Tutti imploravano la grazia d’un bussoletto. Ne donavi a re a regine a cardinali a principi a poeti. E il tuo Federico, quand’era in Francia, non ti chiedeva mai denari senza chiederti profumi, e tanto spesso gli uni, credo, quanto gli altri.

– Eri ben tu Federico allora? Ti riconosco.

***

Il libro (da Wikipedia): Romanzo ambientato nel mondo dell’aviazione che muoveva, al tempo, i primi passi; il romanzo descrive lo sviluppo di passioni che legano e dividono cinque personaggi borghesi e che sono fatalmente destinate a lasciare una “scia” di dolore e morte. La vicenda verte sulla nascita di una violenta passione amorosa tra Paolo Tarsis e Isabella. Nel retroscena si intrecciano le vicende di Vanina e Lunetta, sorelle di Isabella, e di Aldo, fratello delle tre. La dolorosa scoperta della storia d’amore tra Paolo e Isabella da parte di Aldo e Vanina causa una precipitosa caduta verso tendenze suicide: Aldo e Vanina tentano insieme il suicidio sporgendosi da una muraglia diroccata. Vanina è infatti innamorata di Paolo, ma Isabella, pur consapevole di questo amore, continua la sua storia con Paolo. In un primo momento non si colgono le motivazioni di Aldo, emerge poi verso la fine del romanzo che egli intrattiene relazioni sessuali con la sorella Isabella. Vanina si reca da Paolo per svelare la relazione sussistente tra il fratello e la sorella maggiore. Paolo, furente, aspetta l’arrivo di Isabella sulla quale sfoga la sua ira, percuotendola e insultandola mentre la sorella Vanina rientra in casa e si suicida. Inizia da questo momento la progressiva crisi di Isabella, personaggio finora molto sicuro e determinato, che sfocia in una follia inarrestabile, al punto che il padre e la matrigna di Isabella sono costretti a ricoverarla in un istituto senza che Paolo riesca a trovare una soluzione alternativa. Le vicende amorose si intrecciano con due gare aeree, nella prima delle quali Giulio, amico di Paolo, perde la vita mentre il protagonista esce vittorioso. Il romanzo si chiude con l’atterraggio di Paolo in Sardegna.

Gabriele D’Annunzio
Forse che sì forse che no

La pagina 69 di Forse che sì forse che no di Gabriele D’Annunzio è presa da un eBook in formato epub, letto tramite Calibre




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