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Posted 11 Aprile 2013 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Canzoni di sangue, di Fatima Bhutto


Nei circoli militari che già allora tenevano le redini della politica pachistana la neutralità e il non allineamento non erano considerati un’opzione percorribile. L’imparzialità era considerata impraticabile in base alla teoria che nell’immediato futuro il sorgere di una terza forse potente quanto le altre due era inconcepibile. Così il Pakistan respinse la possibilità di seguire una politica bipartisan e unì le sue forse a quelle degli Stati Uniti nell’urgenza che questi ultimi avevano di liberare il mondo dal comunismo.

Fino ad allora, pur essendo solo un giovane studente, Zulfikar ne fu molto irritato in quanto riteneva che “la ragione fondamentale che sta alla base della politica statunitense è quella di legare tutti i paesi al di qua della cortina di ferro in un’intricata rete di alleanze interdipendenti destinata a trascinarli tutti in guerra nel caso gli stati comunisti tentassero di scatenare una conflagrazione mondiale‚”. Fu nell’ambito di questa farsa che, nel 1954, il Pakistan entrò a far parte della SEATO, la presunta controparte della NATO nell’Asia sud-orientale. Zulfikar pensava fosse ridicolo, per il Pakistan, allearsi con quella mostruosa potenza inventandosi degli interessi comuni con essa; tanto è vero che, “mentre se il sangue scorre nel Kashmir l’America jeffersoniana mantiene il suo distacco con incredibile nonchalance, se un comunista dal grilletto facile, in qualunque teatro del mondo, osasse sparare un colpo, ci sarebbe un’immediata reazione in tutto il blocco comunista”.

Il mondo era lacerato dalle divergenze d’opinione dai tentativi di scardinare gli equilibri di potere esistenti. Il disordine che regnava nella politica mondiale comportava che “in un batter d’occhi i leader mondiali possono passare dalla predicazione della pace alla minaccia di cancellare ogni civiltà con la bomba atomica […] La nostra posizione”, scrive Zulfikar parlando del Pakistan, “è precaria in modo patetico‚”. A cinquant’anni di distanza, [questo giudizio resta angosciosamente vero]

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Sinossi (dal sito della casa editrice): Quando suo padre Murtaza venne ucciso, Fatima Bhutto aveva solo quattordici anni. Si trovava a pochi passi dal luogo dell’attentato. Quell’episodio, che ha segnato la sua vita, è anche una delle pagine più torbide della storia del suo paese, il Pakistan, il crocevia strategico della politica mondiale, stretto tra Iran, Afghanistan, Cina e India. Canzoni di sangue è in primo luogo un gesto d’amore, quello di una figlia per un padre che non ha potuto vederla crescere. Al tempo stesso, racconta il destino tragico di una grande e potente famiglia, che sembra uscire da un’epoca remota, e forse per questo ancora più affascinante. Perché ci ricorda le tragedie degli Atridi, gli intrighi dei Borgia o i drammi storici di Shakespeare.

Come racconta Fatima, suo nonno Zulfikar Ali, dopo aver guidato il paese, è stato torturato e giustiziato dal generale golpista Zia ul Haq. Suo zio Shahnawaz, suo padre Murtaza, sua zia Benazir assassinati.

Discendenti di una casata di guerrieri, i Bhutto possiedono enormi estensioni di terra nella regione del Sind. Dopo l’indipendenza, la famiglia è stata al centro della vita politica del Pakistan: un paese violento e corrotto, segnato da complotti e faide sanguinose, omicidi e attentati.

Fatima Bhutto ha vissuto tutto questo: un potere assoluto, arcaico, quasi feudale nella regione d’origine; le torbide lotte politiche in uno stato instabile; i sanguinosi conflitti interni e le minacce dall’estero. Il jet set internazionale delle élite politiche e finanziarie.

Fatima Bhutto ce lo racconta con lo sguardo curioso e appassionato di una donna di grande sensibilità e forti slanci ideali. Per trasformare un gesto d’amore in un atto di giustizia e di verità.

Fatima Bhutto
Canzoni di sangue. Ricordi di una figlia
traduzione dall’inglese di Stefania Cherchi
Garzanti, 2011
ISBN 978-88-11-74118-3
pp. 530, illustrato, euro 19,80




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