0
Posted lunedì, 15 Aprile 2013 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Il Turco, di Tom Standage


[La padrona di casa poteva far sì che ognuna delle otto tazze sul] tavolo si fermasse davanti in successione, e con secondo pedale apriva e chiudeva il rubinetto di un distributore di tè.

Simili invenzioni erano senza alcun dubbio estremamente ingegnose, anche se non particolarmente pratiche, ma Merlin e gli altri costruttori di automi erano ben consapevole che le nuove tecnologie potevano essere usate per scopi più utili che il mero divertimento. Oltre alla sua sedia terapeutica, per esempio, Merlin ideò molte altre invenzioni al fine di rendere la vita più semplice per persone anziane, malate o disabili. Un’altra conseguenza della rivalità tra inventori era lo sviluppo di nuovi attrezzi, come la macina meccanica, e di tecniche originali, come l’uso di camme multiple su un singolo manico, per rendere possibili movimenti complessi e sincronizzati, che potevano essere utilizzati anche nel settore industriale.

Quando la Rivoluzione industriale prese velocità, nell’ultimo quarto del Diciottesimo secolo, molte cose in precedenza considerate irrealizzabili si erano improvvisamente rivelate possibili: le mongolfiere erano salite nei cieli di Francia e di tutta l’Europa, e in Inghilterra, grazie alle innovazioni di James Watt e di altri, i motori a vapore non erano più solo congegni sperimentali, ma diventavano sempre più funzionali per gli usi industriali. Il contributo di Watt era stato di aver ideato un motore a vapore in cui il movimento verticale dei pistoni [era stato convertito in un moto rotatorio continuo].

***

Sinossi (dal sito della casa editrice): Per tre quarti di secolo – dal 1770, quando esordì al cospetto dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, fino all’incendio che lo ridusse in cenere a Filadelfia nel 1854 – un automa in abito da turco sfidò in Europa e negli Stati Uniti tutti i maggiori scacchisti e i più influenti personaggi politici del tempo. Tra i suoi avversari si annoverano certamente Benjamin Franklin e Napoleone – altri aggiungono alla lista Federico il Grande, Caterina di Russia, Luigi XV, Giorgio III d’Inghilterra. Persino Ludwig van Beethoven incrociò la sua strada con quella del Turco. Ma l’automa sfidò soprattutto le menti analitiche che accorrevano alle sue esibizioni: dov’era il trucco? – dato per certo che non era ragionevole che un automa potesse giocare a scacchi e vincere quasi tutte le sfide che gli venivano lanciate. All’interno della cattedra che il Turco dominava come un profeta biblico, c’era forse nascosto, tra mille ingranaggi, un bambino sapiente? un nano esperto? un polacco ufficiale di cavalleria privo delle gambe? O l’automa veniva comandato da improbabili congegni magnetici?

Il Turco era stato costruito, su richiesta dell’imperatrice Maria Teresa, da un ungherese, Wolfgang von Kempelen, che per primo lo esibì in tutta Europa. Nel periodo napoleonico passò poi nelle mani del viceré d’Italia, Eugenio di Beauharnais, languendo in un deposito del Palazzo Reale milanese; proseguì la carriera al soldo di un inventore di aggeggi meravigliosi, Johann Nepomuk Maelzel che lo condusse anche negli Stati Uniti, e là terminò mestamente con un medico di Filadelfia, John K. Mitchell che, per scoprirne il segreto, lo sezionò quasi fosse un cadavere in una lezione d’anatomia. Tra i molti che scrissero di lui, suggerendo le più astruse soluzioni della truffa, vi fu, nel 1836, un giovane Edgar Allan Poe. L’articolo nel quale confutava la mera meccanicità del congegno e la determinante presenza dell’azione umana – Il giocatore di scacchi di Maelzel – è uno dei primi testi dati a stampa dallo scrittore americano. Vi sperimentò, forse per la prima volta, l’apoteosi dell’analisi speculativa che avrebbe poi magistralmente sviluppato in alcuni suoi capolavori, come I delitti della rue Morgue o La lettera rubata. In quelle brevi pagine – che si possono leggere in appendice – Poe rimase stregato dallo sguardo che aveva gettato sull’abisso, scrutando il fondo oscuro dell’inganno e quello abbagliante della sua fascinazione.

Tom Standage
Il Turco.
La vita e l’epoca del famoso automa giocatore di scacchi del Diciottesimo secolo
traduzione di Dora Di Marco
con Il giocatore di scacchi di Maelzel di Edgar Allan Poe nella traduzione di Filippo Tuena
e con un contributo di Giorgio Pressburger
Nutrimenti, 2011
ISBN 978-88-6594-007-5
pp. 308, con illustrazioni, euro 19,50




Graphe.it

 
“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)