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Posted mercoledì, 17 Aprile 2013 by Irene Dorigotti in Racconti e testi
 
 

Mielaviatore. Un racconto

Mielaviatore, un racconto

Dall’alto il deserto è un biscotto: tante grane per pochi occhi. Un aviatore problematico con il colbacco di pelo indossa occhiali per coprirsi dalla polvere.

Non è ancora il tempo giusto per atterrare, non si vedono i gatti che miagolano, non è ancora Persia.

L’aviatore è miope, daltonico, non distingue i colori, annusa la densità dell’aria diversa.

Quasi per gioco rincorre i tramonti pronti a finire nella scatola di qualche bambino.

Da sotto, le volpi del deserto con piccoli balzi, baciano la stessa aria.

Lassù in alto non c’è tempo per la depressione: è strano trovarsi d’un tratto l’aria che profuma di nicotina.

I fili della luce non importano. Dall’alto le fotografie sono più nitide di quello che ti immagini. Mio padre ha passato una vita a fotografare il tempo, io voglio solo viverlo.

Le cartine sono troppo piccole e al vento suonano troppo stupide. Per essere reali bisogna cancellare il tempo.

Il cavallo a dondolo sorride piano, sbeffeggiandomi nel tempo.

L’opera d’arte è sempre inesauribile e io divento danza goffa nel momento del decollo.

Mingherlino mi avevano scartato.

Esteticamente un pasticcio di colori pressato di applausi.

Schizzo nel tempo, modello di bruttezza per eccellenza. Piccoli uomini sempre banali si impigliano nella ruota della routine: è strano avere le vertigini e non avere paura di volare. Siamo davanti a fenomeni decisivi e le dune si diluiscono nella sabbia.

La purezza e l’essenzialità dell’arte è solo sabbia.

La rabbia a tratti sale come nei tramonti infuocati, sorrisi sdentati.

Dondola ancora una volta il dromedario.

Il pelo del colbacco diviene rosso.

Il sole sull’oceano, oggi, non è ancora sorto: traspare l’indecisione della povertà della nebbia. Il mare non si distingue dal cielo per quel tratto sottile e sgualcito.

Le piume si sdraiano sulle donne.

Una linea scura spezza pian piano l’orizzonte, l’aereo ondeggia.

Si incalza il movimento perpetuo: ancora una lacrima a bordo occhiali.

Ho visto le tele e i colori prima che i pittori nascessero. I sogni veicolati nel tempo prima che divenissero materia. Come angeli, morti nell’uranio impoverito, giochiamo ancora.

I kalashnikov non possono nulla contro la carta.

La verità sta nelle flebo, nei supermercati e nella mia scarsa capacità di sognare.

Volando piano, con cautela, si vedono le rose.

La febbre alta lo costringe a fermarsi nel tempo della dimensione analogica.

Quel bar non lo aveva mai visto così pieno, si era finalmente convinto di fare foto per Google Earth, per portarsi le donne a letto.

Non più polvere ma sensori sofisticati.

Dondola il cavallino, litania di sorrisi. Crescita e movimento sospirato.

Dante l’aviatore compone sosia plastici. Icaro può poco, ha solo sbagliato secolo.

La stessa ostinatezza che spinge il cherosene ad alimentare i sogni più profondi.

Ti sei mai innamorato?

Una specie di amore idealizzato.

Sono troppo opaco per amare.

Non è chiaro se i colori ci rendono figurativi o plastici.

Chiedo alle dune di disegnarmi il futuro.

Il colore è plastico, cromatico, per identificare il tempo.

Terza area, avanti nel cotone, è ancora bianca.

Canotti rosa galleggiano sulle ossa.

L’aviatore si avvolge nel miele: è sopravvissuto a sé stesso e alle pioggia di rane su Marte.

Irene Dorigotti è un’alunna del blog Tutta colpa della Maestra,
eletto come miglior blog letterario 2012 ai Macchianera Italian Awards




Irene Dorigotti