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Posted sabato, 20 Aprile 2013 by Anna Wood in Mondolibri
 
 

Premio Calvino 2013: cronaca (quasi) in diretta


Italo CalvinoLa cornice in cui si è svolto il Premio Calvino 2013 era molto “sabauda” ma l’emozione che permeava il salone in cui si teneva, comprese le gocce del meraviglioso lampadario in cristallo a cui ogni tanto gettavo un’occhiata per verificare non si staccasse, era senza confini. Non potendo disporre di un iPad o smartphone ho preso gli appunti sulla cerimonia in modo molto tradizionale: su un quadernetto di carta anziché in pixel.

Cinquecentosettanta i manoscritti arrivati soprattutto dal centro nord. Gli uomini ne hanno spediti più delle donne e la novità è stata la partecipazione di venti concorrenti residenti all’estero.

Il primo a salire sul palco – in senso figurato visto che sul palco in realtà c’era schierata una bella e importante giuria – è stato Domenico Dara, vestito di nero da capo a piedi visibilmente emozionato ma sorridente. Ha raccontato che ci sono voluti nove anni per terminare Breve trattato sulle coincidenze spiegando che inizialmente il protagonista non era il postino ma un uomo che stava alla finestra:

Il postino che in questo caso non suona due volte, è molto simile ad Amélie.

Apre le lettere d’amore, e dopo averle lette le riscrive per alleviare le pene del cuore dei suoi paesani e creando magia e armonia tar le persone del paese.

Giada legge l’incipit del libro di Carlo De Rossi Il ventre della regina è piccolina ma ha una voce potente e teatrale che si fa ascoltare, l’incipit ne esce orgoglioso. Mi colpisce questa frase:

Cambio colore a seconda delle donne su cui mi poso.

Mi scappa da ridere visualizzo uomini color arcobaleno passeggiare per le strade. Carlo stemepra l’atmosfera del premio annunciando ridendo di essere sotto sedativi .

Andrea D’Urso ha l’aria un po’ triste e non ride: per fortuna non è vestito di nero. Ci racconta il perché del titolo del libro Nomi, cose, città:

  • Nomi: sono quelli delle donne con cui il protagonista va per mestiere
  • Cose: madeleine proustiane che riportano ad un passato duro
  • Città : rappresentano la leggerezza che il protagonista scopre

Un libro raccontato con piglio “moraviano” di freddo disgusto (cit. Ernesto Ferrero)

È la volta di Stefano Perricone con La donna dell’uomo che girava in tondo: lo trovo divertente! Recepisco che la donna di cui parla è la madre del protagonista, una donna che non conosce la dolcezza e che nemmeno la somministra al figlio sotto forma di dolciumi. Figlio che invece muore dalla voglia di mangiare pane e miele. Avrei voluto aggiungere con un velo di burro che è la morte sua, ma ero al Premio Calvino e dovevo mantenere un certo decoro nonostante il quadernetto Looney Tunes.

Carmen Totaro – finalmente una donna, penso. Tiene le braccia dietro la schiena come una scolaretta mentre leggono il suo incipit. Sembra timida e non è di molte parole. Nel suo libro Le piene di grazia ci spiega che i personaggi femminili hanno forza ed un’estrema fiducia che esista qualcosa di meglio

Prende la parola Ernesto Ferrero, per un attimo la platea trattiene il respiro, e non si sente volare una mosca. Ferrero è tosto comincia il suo discorso facendo presente che il 98% dei premi letterari sono cerimonie autoreferenziali dove si spreca denaro e non si vende un libro. Continua così:

Il Premio Calvino è un premio di “servizio” dove i libri si vendono perché gli “scout” del Calvino sono persone in gamba. Calvino si è speso moltissimo per i libri degli altri, è stato uno scrittore disponibile e generoso con chi inviava i manoscritti. In questo premio non si vedono testi naïf, gli scrittori hanno alle spalle scritture e letture di un certo tipo.

Conclude il discorso con una battuta, ricordando agli scrittori finalisti di non accettare la prima offerta, ma di ponderarle con attenzione. Applausi clappete clappete.

Ho pensato a un papà premuroso nei confronti dei suoi “figli” scrittori.

Andate ma fate attenzione che la fuori ci sono i cani lupi pronti a rosicchiare le Vostre parole per quattro soldi, non svendetevi, mai.

La premiazione continua è ora il turno di Marco Magini che con piglio deciso prende in mano la situazione e racconta il suo libro Come fossi solo senza indugi. È del 1985, è giovane alto biondo con una montatura alla Clark Kent, ma si vede che sa cosa vuole dalla vita. La voce non trema è decisa e forte sembra abituato a parlare in pubblico. Un libro difficile che parla della memoria. Lui a differenza dei giovani scrittori rinuncia a parlare di se stesso.

Simona Rondolini, una ragazza minuta dall’aria discreta: ne I costruttori di ponti ci trovi bellezza e squallore insieme con un desiderio di creatività.

Vince Francesco Maino con Cartongesso: ha l’aria dello scrittore vissuto un po’ bohémien, molto barbuto e occhialuto. Il resto lo sapete già

Solo che Voi non avete visto l’assegno da millecinquecento euro stampato grande come quello del signor Bonaventura.

La cerimonia finisce, le sedie di plexiglas trasparente si spogliano delle persone e rimangono a luccicare sotto il lampadario sole solette, mentre i finalisti baciano parenti e amici.

Chiudo il quadernetto mentre gli altri spengono l’iPad.

L’atmosfera è di festa ma tutti in testa hanno solo una cosa: i gianduiotti di Castagna, più volte menzionati, che li aspettano nella stanza accanto.

La foto di Francesco Maino è dell’ufficio stampa Emanuela Bernascone




Anna Wood